Un pezzo di storia, insomma, che vale la pena recensire se non altro perché è uno strumento costruito in un'epoca e in un paese dal quale poco e niente è trapelato per lunghi anni.
Il Musima Action Bass 35 si presenta, alla prima occhiata, in tutto e per tutto simile al Fender Precision ma, a differenza di altri cloni anche d'epoca, propone aspetti di alta eccellenza contrapposti a soluzioni approssimative com'era tipico della produzione autarchica sovietica e dei paesi satelliti.

Cominciamo con i materiali. Il body, anche se molto simile all'originale, si presenta con una "vita" leggermente più sottile e con incavi ergonomici molto accentuati. Il materiale di cui è fatto è piuttosto difficile da definire. Si tratta di un legno color miele molto compatto, per nulla poroso e apparentemente privo di venature. Percuotendolo si scopre che è molto risonante, cosa che, del resto, si può appurare suonando il basso da spento: ha un notevole volume. La verniciatura (in questo caso una laccatura nera, molto sottile, una o due mani al massimo) è molto, ma molto approssimativa. In controluce si scorgono i segni del pennello e le irregolarità nella lavorazione del legno, forse avevano finito la carta vetrata! Il battipenna, di poliestere bianco a tre strati, presenta numerose sbavature e le tipiche irregolarità della lavorazione a mano. Smontando il battipenna si accede allo scasso dell'elettronica.

L'elettronica è costituita da due potenziometri, con carcassa in alluminio, da 250 Kohm, con le diciture in caratteri cirillici, da un paio di resistori senza codice a colori e da un condensatore ceramico dalla capacità indecifrabile; con un capacimetro ho misurato 10nF (ma non ne sono così sicuro). Le manopole non sono le classiche in metallo zigrinato ma di un tipo molto economico fatte di una delicata plastica nera. Il pickup è il classico split coil che sembra uguale all'originale, ma con una occhiata più attenta si scopre che la conchiglia protettiva è fatta di una strana plastica morbida che si può facilmente scalfire con un'unghia. Le quattro viti di fissaggio sono addirittura diverse fra loro.
Il manico è il pezzo forte di questo basso. Costruito in un unico pezzo di acero, è molto pesante e rigido. Stavolta la verniciatura (quattro o cinque strati di vernice poliuretanica trasparente) è perfetta; anche la tastiera, sempre di acero, è verniciata allo stesso modo. La paletta ha una sagoma identica all'originale e il profilo del manico è a "C", ossia più cicciotto rispetto a quello di un Fender USA. Proprio nel manico troviamo una bella sorpresa: il bullone del trussrod è a "testa di morto". Questa soluzione rende possibile la regolazione senza necessità di smontare il manico, come purtroppo si deve fare con i veri Fender.

Ma a questa chicca, Musima contrappone una grave pecca: i tasti. Questi sono stati posati senza alcuna cura al punto che, per livellarli, li hanno letteralmente piallati. Infatti alcuni tasti presentano il regolare profilo a mezzaluna, mentre altri sono completamente appiattiti. I segnatasti a punto, non sono intarsiati come ci si aspetterebbe, ma bensì disegnati con vernice nera. Fortunatamente la spessa laccatura della tastiera li protegge ed evita che questi scompaiano a causa dell'usura.
Avevo accennato a delle soluzioni eccellenti adottate da Musima. Queste risiedono nelle parti metalliche, tutte in acciaio tedesco di altissima qualità.

Il ponte, molto massiccio, ha regolazioni precisissime e le sellette presentano ognuna tre scanalature, in modo da poter regolare perfino l'intercorda; cosa non possibile nei Fender con la loro unica scanalatura.
Le chiavi sono di fattura pregevolissima, molto robuste, senz'altro migliori di quelle adottate da Fender. Ogni chiave è marchiata, così come il ponte e la placca sul retro del manico. Il rapporto di demoltiplica è 25/1, quindi si ottiene un'accordatura molto precisa, ma soprattutto stabilissima.
Uno strumento è fatto per emettere suoni. Come suonerà questo basso molto sovietico, non certo costruito a regola d'arte, con i potenziometri per nulla graduali, con un capotasto di plasticaccia di infima qualità, con una scala da 33 pollici anziché 34, con corde stranamente scalate (0,40 il sol e 1,15 il mi), con pickup non schermati e privi di cera o silicone anti risonanza? Incredibile ma suona! Il timbro e la botta, però, non sono quelle tipiche del Precision, somigliano più a quelle di un Jazz Bass con pickup al ponte e tono aperto a metà. Ma la cosa stupefacente è che non emette alcun rumore di fondo, nessun ronzio si avverte, neppure evitando di toccare le corde o il ponte.

Ma il gusto di avere per le mani il Musima è ben altro: in questo strumento c'è il fascino di una cultura che per lunghi anni è stata quasi inavvicinabile per noi occidentali. Il Musima non è un basso di pregio, non ha un blasone, ma ci racconta la sofferenza di una parte di Germania e la volontà di questo popolo di mantenere alta la propria dignità pur dibattendosi tra immense difficoltà.
Ringrazio Dalila Sottani per aver messo a disposizione lo strumento e per avermi permesso di smontarlo.
io ho un Clone di Strato,una Musima Leadstar ...
-caval con tre zate sparagna sulle zavate-
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Re: .... Musima acoustic Bass 35
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Curiosità
FATTO!
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