Quanto detto finora potrà sembrare banale a chi ha avuto il privilegio di provare (o possedere) diversi modelli di quella che è una produzione vastissima e con una tradizione più che sessantennale, mentre potrebbe non essere chiaro a chi si avvicina a questo affascinante universo per la prima volta e che alla definizione di “clean Fender” potrebbe associare erroneamente un unico e inconfondibile tipo, piuttosto che un orientamento con molte interessanti sfumature fruibili da generazioni di chitarristi con differenti esigenze e generi di provenienza.
Sia per i più esperti che per i neofiti, le immagini a corredo aiuteranno a comprendere le diversità costruttive delle sezioni maggiormente responsabili di tante sfumature: i preamplificatori. Ovviamente, l'intento è quello di fornire una spiegazione semplice e subito disponibile alla comprensione anche di coloro che non masticano di elettronica completando le immagini, sterili agli occhi dei più, con una descrizione didascalica che si esaurirà con considerazioni conclusive sulla sezione finale degli amplificatori e sugli speakers, evitando nella maniera più assoluta considerazioni che abbiano lo scopo di creare un'inutile (o faziosa) graduatoria: siamo in presenza di soluzioni diverse e il concetto di migliore/peggiore rientra nel campo del personale.
Preciso, sin da ora, che la raccolta di immagini non ha pretese di completezza ma rappresenta, per linee generali, le tipologie più diffuse in questa famiglia di amplificatori.

Preamplificatore tipo A
Siamo in presenza di un preamplificatore con quattro ingressi in stile Tweed Amps, dedicati (a coppie) alle sezioni Normal e Bright, ciascuna affidata al relativo volume e con un tonestack a tre controlli comune, servito da un cathode follower (inseguitore di catodo) per gestire un segnale meno compresso e a bassa impedenza prima di essere iniettato nella phase inverter. Tra le particolarità di questo preamp c'è l'uso di una valvola a basso guadagno, una 12AY7 che gestisce il segnale in entrata dagli ingressi, tirata per il collo da una configurazione del catodo abbastanza singolare grazie al condensatore elettrolitico da 250uF. Il segnale in uscita da questo primo doppio triodo (uno per gli ingressi Bright, l'altro per quelli Normal) passerà attraverso uno dei due potenziometri del volume (in funzione della coppia di ingressi scelta dall'utente). Il condensatore presente a cavallo del potenziometro del volume bright è l'unica differenza tra le due sezioni e serve per consentire il passaggio indiscriminato di alcune frequenze della gamma alta a prescindere dal livello di volume (donando brillantezza). I potenziometri del volume sono poi collegati agli estremi di un partitore, formato da due resistori da 270K in serie, dal cui centro si preleva il segnale da iniettare nel secondo doppio triodo (una 12AX7 o ECC83). Il primo triodo di questa seconda valvola riceve il segnale proveniente dal partitore di cui sopra e lo amplifica ulteriormente per poi renderlo disponibile al secondo triodo configurato come inseguitore di catodo dove il segnale non viene amplificato, ma abbassato in impedenza per poi essere gestito da un tonestack a tre controlli, nel quale si può intuire la voce finale dell'amplificatore osservando i valori dei condensatori e la soluzione costruttiva del controllo dei medi (che sarà mutuata in seguito da Marshall). Per i condensatori è subito evidente che il doppio valore di 22nF effettua un taglio ben definito di una gamma di bassi ritenuti forse troppo presenti con valori più alti e il condensatore da 22nF sul potenziometro dei medi, collegato al cursore mobile, garantisce una escursione migliore e una subito percettibile presenza di tale gamma.
Il pre in esame sembra costruito per divorare i pedali senza troppi complimenti e la natura da monocanale non fa soffrire l'assenza di un fx loop dedicato alle modulazioni.
Dal centrale del potenziometro dei treble, il segnale prosegue verso la sfasatrice, da questa alle valvole finali, al trasformatore di uscita e infine alla sezione speakers.
Parliamo di 5F6-A e 5F8-A: signore e signori vi presento il preamplificatore del Bassman Tweed 4 coni da 10” (quello che fa sbavare ogni bluesman che si rispetti) e il Twin Tweed “high power” con 2 coni da 12” (quello tanto caro a Keith Richards e magistralmente reinterpretato dall'immenso Vincenzo Tabacco).
Lo stesso pre in amplificatori con peculiarità differenti: non deve stupirci in quanto le stesse risiedono nelle due diverse sezioni finali, nella differenza di impedenza di uscita e, ovviamente, negli speakers!
Preamplificatore tipo B
Questo preamplificatore ci porta nella famiglia dei primissimi Blackface. Per semplicità considereremo solo la sezione normal per non arrovellarci su vibrato e riverbero presenti nell'altra sezione, anch'essa dotata di due ingressi. Innanzitutto la 12AY7 cede il passo alla 7025 (versione militare a bassa microfonicità della 12AX7/ECC83) per un maggiore guadagno e tale adozione consente la creazione di un pre completo con un solo doppio triodo: il primo riceve il segnale in ingresso e lo amplifica rendendolo disponibile al tonestack, il secondo riamplifica il segnale proveniente dal tonestack per poi cederlo anodicamente a un partitore agli estremi del quale risultano collegati sia la sezione normal che quella vibrato (omessa nello schema qui riportato per comodità). Dal centro del partitore, il segnale va alla phase inverter per poi terminare il suo percorso verso le finali, il trasformatore di uscita e gli speakers.
Si nota subito come in questa configurazione tonestack e volume siano contigui e confinati tra i due triodi della 7025. L'assenza del controllo dei medi e la scelta di un valore di 6k8 per la resistenza che porta a massa il tonestack dal potenziometro dei bassi, indicano una voluta impostazione di un certo valore in attenuazione dei medi e su tali frequenze risulterà come un buco. Dal valore dei condensatori di tonestack, ma anche dai disaccoppiamenti anodici, si deduce che tale buco sulle medie è stato compensato con bassi più presenti (forse un po' troppo). Indubbiamente il carattere clean di questo pre è indubbio e reso molto più evidente proprio dal taglio effettuato su una certa quantità di frequenze medie.
Qui i pedali non sono sempre (e non tutti) fruibili con successo come nel caso precedente, ma facendo le scelte giuste si rimedia anche a questo.
Va anche precisato che la presenza quasi indiscussa di un valido riverbero e vibrato interni li rende godibilissimi anche con setup spartani: chitarra e cavo o al max un overdrive. Qui le Gibson (e i loro potenti humbucker) sono benvenute.
Il preamplificatore in esame appartiene a una folta schiera di ampli: Princeton AA964, Super Reverb AA1069, Deluxe Reverb, Pro, Tremolux, Vibroverb, Vibrolux (tutti del tipo AB763). Vi sono diverse varianti con il bright selezionabile. Per le differenze percepibili in questi modelli valgono le considerazioni già fatte durante la descrizione del precedente preamplificatore.
Preamplificatore tipo C
Ecco una variante sul tema del preamplificatore di tipo A. In realtà il circuito è precedente al tipo A, ma è stato introdotto nel discorso allo scopo di dimostrare come piccolissime variazioni circuitali possano essere incisive sul suono finale. La particolarità è determinata dall'inserimento del controllo di presence sul tonestack, rendendolo troppo interattivo con quest'ultimo e in definitiva variandone evidentemente la timbrica (in modo poco gradito) al variare del presence. Qui parliamo del 5F8, papà sfortunato e incompreso del 5F8-A, quest'ultimo considerato invece uno dei capolavori di Leo Fender e George Fullerton insieme al Bassman Tweed 5F6-A.
Preamplificatore tipo D
Passiamo in rassegna un'altra variante, questa volta del tipo B (e che variante!) con l'introduzione del controllo dei medi. Mentre sul pre del Bassman anni '50 abbiamo visto una configurazione con il condensatore dei medi sul centrale del relativo potenziometro, qui viene configurato come quello dei bassi e il risultato sarà un controllo capace di agire (anche se in maniera meno evidente) sulla gamma media conservando sempre un certo buco, come il circuito di provenienza che ne era invece sprovvisto (tipo B). Questa particolarità rende i bassi più evidenti, talvolta invasivi, accentuando inoltre una certa intolleranza verso i pedali in generale (ovviamente non senza eccezioni) complice anche un tonestack anodico che conferisce una certa compressione al segnale.
Croce e delizia di generazioni di chitarristi, questo circuito popolerà gli chassis di ampli come il Dual Showman AA769, lo Showman, il Twin Reverb (questi ultimi del tipo AB763).
Preamplificatore tipo E
Questo spartanissimo circuito è molto interessante, erogando un segnale di tutto rispetto (il termine "violento" non è azzardato) grazie all'utilizzo di un solo potenziometro per il volume, mentre la banda passante e il livello generale della gamma media/bassa viene affidata ai disaccoppiamenti anodici da 22nF evitando di saturare troppo lo stadio successivo con un segnale carico di frequenze basse. Un pre che si sposa bene con un SE ed è questo infatti l'utilizzo al quale è destinato, ma che sarebbe interessante scoprire abbinato a un finale in push-pull, magari abbassandone l'impedenza con l'introduzione di un inseguitore di catodo dopo il secondo stadio. Il pre in questione appartiene al mitico Champ 5E1.
Preamplificatore tipo F
L'ultimo circuito è dei giorni nostri e rappresenta una serie di scelte legate alle mutazioni dei mercati e delle più disparate necessità del musicista dei tempi nostri: in questo caso non intese come scelte costruttive in senso economico, ma piuttosto di soluzioni circuitali. Sempre per ragioni di comodità e per ridurre il discorso al solo suono pulito, il circuito rappresentato è in realtà una estrapolazione dell'originale, dal quale è stata ricavata la sola porzione di circuito adibita al suono pulito e senza considerare l'uso del suo fx loop (di tipo attivo e gestito da operazionali).
Uno sguardo ad alcune delle soluzioni delle origini è evidente già da subito, con un ritorno al volume slegato dal tonestack, in sintonia con la filosofia dei vecchi tweed degli anni '50 e posizionato autonomamente tra i primi due stadi di guadagno (una 12AX7/ECC83) dove si inserisce anche un bright escludibile. I condensatori presenti tra i primi due stadi rappresentano una scelta nuova invece, dando un taglio drastico alle frequenze basse dal primo disaccoppiamento anodico da 10nF e il segnale che ne esce viene attenuato da una resistenza, gestito dal pot del volume e infine arriva al secondo stadio passando per un condensatore da 750pF che effettua un ulteriore taglio a discapito sempre delle frequenze medie/basse.
Dal secondo stadio il segnale esce anodicamente e passa per un tonestack che sembra un compromesso tra il tipo A ed il tipo B esposti sopra: si adopera una configurazione dei medi del tipo A con valori di resistenza e condensatori del tipo B (fatta eccezione per il condensatore dei medi di valore più basso). Il segnale che ne deriva è ovviamente una nuova opzione rispetto a quanto visto finora e viene ulteriormente amplificato da un triodo della seconda valvola (sempre dello stesso tipo) che lo restituisce meno attenuato sulla gamma medio/bassa attraverso un disaccoppiamento da 22nF per poi essere di nuovo attenuato da una resistenza, disaccoppiato da un condensatore da 33nF e un altra resistenza prima di arrivare, dopo tanto strazio, alla sfasatrice. Quest'ultima analisi mette in evidenza dei compromessi irrinunciabili per inserire un fx loop del tipo citato, un riverbero pilotato da operazionali e un canale drive. Una predisposizione innata per una certa (forse estrema) versatilità, ma con meno carattere rispetto alle soluzioni precedenti e questo in ossequio a una maggiore interfacciabilità con effettistica, strumenti e uso nei contesti più disparati, anche se la gestibilità del volume non è il suo forte. Un circuito che rappresenta un'inversione di tendenza da parte degli utenti di oggi rispetto alle generazioni precedenti: più versatilità, minore carattere proprio.
Quanto tutto questo rappresenti un vantaggio o uno svantaggio è giusto che siano gli utilizzatori a stabilirlo, ma è di sicuro un nuovo segmento di una produzione molto varia come quella Fender.
Il circuito di pre in questione è quello del Blues Deluxe/Deville.

Alla fine di questa panoramica, diventa evidente come la natura dei clean di casa Fender possa essere alquanto varia: alcuni amplificatori con un clean ineguagliabile ma anche con caratteristiche amabili di crunch se spinti, altri puliti a ogni costo e altri che, con alcuni compromessi, forniscono un clean a volume (anche a volume sostenuto) senza rinunciare a un crunch/drive selezionabile con un circuito asservito solo a questo scopo: quando parliamo di clean fenderosi, a quale di questi ci riferiamo?
un articolo...
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Grande articolo!!
Twin Reverb '65
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StratoStraits
Re: Twin Reverb '65
Cristian
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Tanto di cappello.
Visto da questo punto di vista, dove si ...
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Cristian
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*** quando parliamo di clean fenderosi, a ...
Antonello
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super champ
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Grande articolo!!! Complimenti!!!!!
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SHOWMAN
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fregato dal titolo...
Vibro king
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Complimenti per l'articolo ed una domanda.
Re: Complimenti per l'articolo ed una domanda.
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Cristian
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"Blues is Easy to play, not to FEEL" (Jimi Hendr
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