La prima ad arrivare è la Danelectro. Più che per dallo strumento di per se, sono sempre rimasto affascinato dal suono dei pick-up lipstick che equipaggiavano la Stratocaster bianca di Stevie Ray. Varie aziende vendono questo tipo di trasduttore, anche in formato single-coil Fender, tuttavia il prezzo della chitarra, usata ma intonsa, era talmente allettante che non ho potuto resistere.
Appena arrivata constato immediatamente che non è una reissue delle più moderne, ma dev’essere stata prodotta negli anni ’90 poiché, come ho constatato in un negozio, a differenza della mia che ha un ponte composto da una placca di metallo con un setto di legno sul quale appoggiano le corde, le copie moderne hanno un ponte con sellette metalliche indipendenti e regolabili, la paletta asimmetrica e due potenziometri normali al posto dei due concentrici.

Già alcuni puristi della liuteria storcono il naso quando si parla di Fender, immagino cosa avrebbero da dire di questo strumento… Corpo in masonite (ma non full body, solamente la parte centrale) su cui sono appoggiati top e fondo in materiale plastico, bordo fatto con una specie di spesso nastro di plastica bianca, manico avvitato con truss-rod “alla vecchia” (che secondo me è l’unico grosso difetto della chitarra: per regolare la curvatura bisogna smontare il manico), ponte che definire minimale è un eufemismo, nonostante, in realtà, sia funzionale. Insomma, anche solamente parlare di liuteria potrebbe sembrare un azzardo, a volte sembra di tenere in mano un giocattolo.

Tuttavia, dopo venti minuti, ero già innamorato della mia 59. Non appena regolato bene il manico, dalla sezione assai generosa, e sistemato un potenziometro dissaldato, la Danelectro ha rivelato una suonabilità notevole. I tasti sono dei veri e propri jumbo, la scala del manico è intermedia tra quella Fender e quella Gibson. Il suono, poi, è “quello lì”: nasale, squillante, assolutamente riconoscibile, e capace di perforare anche il mix più congestionato. E' piuttosto interessante anche la posizione intermedia del selettore dei pick-up, cablati in serie, che funziona da hum-cancelling (i trasduttori, peraltro, sono piuttosto silenziosi, per essere dei single-coil), dando luogo ad un notevole aumento del volume di uscita, e tuttavia mantenendo un carattere molto personale, che ha assai poco a che fare con il timbro da humbucker Gibson-like. Buono anche il bilanciamento suonando in piedi, nonostante il peso piuma. Insomma, una chitarra perfetta per suonare con la tracolla per molte ore, un po' in tutti i contesti, a patto che non servano distorsioni pastose... L'altro ambiente perfetto per la Danelectro è il divano, poiché il body parzialmente vuoto conferisce allo strumento una minima acusticità, che permette di suonare anche senza amplificazione, magari mentre si guarda la TV.
In una qualche recensione in rete un possessore aveva affermato che questa chitarra è un miracolo, perché uno strumento costruito così non può funzionare bene per definizione, eppure il mix di tutti i componenti funziona a dovere. Caldamente consigliata a tutti, come strumento di complemento, visto il basso prezzo, la timbrica originale, e il distacco dal solito bipolarismo Fender-Gibson.
Le uniche modifiche che opererò su questo strumento sono la sostituzione dei piroli della cinghia e delle mediocri meccaniche, non essendo necessario un upgrade di pick-up.
La seconda nuova arrivata, pure trovata su internet, è una Epiphone Emperor. Pensavo erroneamente che fosse un modello recente, quella denominata Joe Pass II. In realtà, non porta il nome del suddetto chitarrista e, come si può capire dal numero di serie, non è stata prodotta in Cina, ma in Corea, nel 1998. Ci sono varie leggende su quanto fossero meglio le Epiphone coreane rispetto a quelle odierne; non posso sottoscriverle o meno, sia perché è la mia prima jazz-box, sia perché non ho termini di raffronto.

Posso tuttavia affermare che questa Emperor è al di sopra delle mie aspettative. La qualità liuteristica è molto buona, le rifiniture sono ottime (segnatasti, in vera madreperla, precisi, incastri a regola d'arte, verniciature di buona qualità, binding e intarsi sulla paletta di buona fattura), e i tasti sono perfetti, nonostante gli anni. La tastiera è intonsa, e ho potuto abbassare parecchio l’action, evitando comunque frustate e “sfrigolamenti”. Ottimo il ponte, di ebano, regolabile in altezza tramite due viti con annesse manopoline, all’apparenza spartano, ma estremamente funzionale e rapido nelle regolazioni. Gli elementi che invece tradiscono l'economicità dello strumento sono: la mediocrità dei pick-up (i soliti piatti, sterili, spompati humbucker Epiphone, che ho potuto apprezzare, o meglio disprezzare, in decine di casi, e che escono con le ossa rotte dal confronto con i Tonerider Classic IV che equipaggiano la mia Les Paul Bach), e lo spessore dei film di oro che ricoprono l'attaccacorde, i coperchi dei trasduttori e le chiavette, ormai andati. In realtà mi garbano, in quanto conferiscono allo strumento un'aria piuttosto vissuta. C'è pure il solito problema della scarsa tenuta delle meccaniche, a cui oramai mi sono abituato e che, a onor del vero, affligge anche chitarre ben più blasonate di questa.
Nonostante sia uno strumento nato per essere amplificato, l'Emperor ha anche una sufficiente vocazione acustica, nonostante sia fatta di laminato e le dimensioni della cassa siano piccole; il volume è sufficiente per suonare in casa, mentre il timbro è abbastanza omogeneo su tutte le frequenze, con una leggera prevalenza nella gamma delle medio-basse. Vedo un po' meno bene questa Epiphone come chitarra da divano, potrebbe infastidire un eventuale vicino/a di sofà.
Il feeling di questo strumento è molto piacevole, buoni il peso e il bilanciamento, ottima la suonabilità e ok le finiture. E' un tipo di chitarra che mi mancava e che, previo cambio di pick-up oltre che, come sopra, la sostituzione di meccaniche e piroli cinghia, potrà anche darmi soddisfazioni extra-jazzistiche, sconfinando magari nel blues e nel rock'n'roll, fermo restando che il feedback è sempre in agguato, complice anche il fatto che non c'è il blocco centrale e il top tende a entrare in risonanza.
La terza arrivata è una Westone Concord II-t. Era da un bel po' di tempo che cercavo una chitarra made in Japan negli anni '80, date la qualità media universalmente acclamata e la bellezza di alcuni design. Purtroppo le quotazioni di Burny e Tokai vintage hanno raggiunto livelli troppo elevati, specialmente in considerazione del fatto che sono copie, e le stupende Ibanez con costruzione thru body di quell'epoca non si reperiscono facilmente in versione mancina.

Scorrazzando su internet mi ero imbattuto in una Roadstar II, ma esteticamente non mi convinceva, troppo bruta copia di una Stratocaster. Per puro caso mi imbatto nella Westone; l'estetica mi piace, nonostante le condizione da chitarra piuttosto vissuta, e il prezzo è basso. Cerco notizie in rete e scopro che si tratta di chitarre giapponesi di buona qualità costruite nella fabbrica Matsumoku, stabilimento in cui si producevano altri marchi gloriosi del vintage nipponico, nonché pick-up per Maxon, cosa che mi attizza oltremodo... I review trovati un po' dappertutto convergono sul fatto che la Concord sia un buono strumento per cui, mettendo in preventivo una riverniciatura e magari un upgrade di pick-up, procedo all'acquisto.
La chitarra arriva per combinazione assieme alle altre, anche se avevo fatto l'offerta qualche settimana prima. Complici un po' di giorni persi per il pagamento, e la proverbiale inefficienza di Poste Italiane, la chitarra arriva dopo tre settimane dopo la vittoria dell'asta.
Ero ben conscio che lo strumento fosse in condizioni particolarmente vissute, anche perché il venditore mi aveva mandato varie foto, ma non pensavo che il body fosse così segnato dal tempo e, soprattutto, dall'uso. Di positivo c'è che il manico è messo abbastanza bene, e denota una cura costruttiva notevole, sia per la precisione del taglio del legno e della posa dei tasti, sia per la qualità delle verniciature. Molto belline le meccaniche, delle oval marcate Westone; magari funzionano pure bene e non ci sarà bisogno di cambiarle, anche se ne dubito, viziato come sono dalle locking. All'epoca sicuramente questa Westone se la giocava ad armi pari coi marchi più blasonati. Il lavoro liuteristico sul corpo non è giudicabile, a causa della vernice spessa e, soprattutto, dei molti graffi e botte. Il contrasto tra il manico in buono stato e il corpo pieno di magagne, fa da contraltare all'altro contrasto, tra le cromature del ponte, che hanno resistito egregiamente, e la quantità di ruggine che ricopre le viti e i poli dei pick-up. Sto meditando un serio restauro con riverniciatura e cambio di colore, perché il nero su questa chitarra non mi dice granché. Un cherry potrebbe essere un idea, considerando anche il battipenna nero. O magari me la tengo così, bella massacrata... Boh.
Dopo le necessarie regolazioni passo alla prova audio. I pick-up sono buoni. Purtroppo non sono noise-free e oramai, viziato come sono dai miei Bill Lawrence-Wilde, il ronzio mi infastidisce. Il suono è tipicamente da pick-up Stratocaster, orientativamente più anni '60, più dolce e morbido degli omologhi pick-up anni '50. La tastiera è scorrevole, lo strumento è ben bilanciato anche con la tracolla, il peso non è trascurabile.
Dunque: legni da Stratocaster, tre single-coil à la Fender, manico 21 tasti con tasti piccoli, profilo Stratocaster '62 e tastiera slab board, ponte con vibrato a 6 viti. Questa chitarra, non fosse altro che per la forma e per l'attacco della cinghia, che è circa tre tasti avanti rispetto a quello della Stratocaster, e che obbliga a suonare in piedi con la chitarra un po' più centrata (tipo Les Paul, per intendersi), è più Stratocaster della mia Stratocaster American Standard.
Nutro forti dubbi circa un upgrade di pick-up, al limite li cablerò alla pseudo-Brian May, ovvero con tre DPDT, per attivare singolarmente ogni magnete, così, nel caso di utilizzo di distorsioni con alti gain, mettendo in serie due pick-up potrò ottenere un suono più grosso, oltre alla soppressione dei rumori.
Sono molto soddisfatto di questi acquisti, vuoi per un paio di gradevoli sorprese, vuoi perché, con una spesa relativamente contenuta (considerando anche gli upgrade a cui dovrò sottoporre gli strumenti), vanno a implementare il mio arsenale senza introdurre doppioni.
Molto ben fatto!!
E' un piacere leggerti ! ho avuto anch'io una ...
Bel colpaccio portare a casa tre chitarre ...
Belle, particolari, complimenti! Niente di ...
"You really don't need so many notes, maybe just t
Tre chitarre mancine in così poco tempo! sei ...
Meccaniche Dano
Re: Meccaniche Dano
<p>...interessante...</p>
Bell'articolo!!
Sei mancino?? comunque la epiphone secondo me ...
bella soprattutto la
al paese dei ciechi l'orbo gli' e un re
WESTONE
Danectro dc 59
Re: Danectro dc 59
Re: Danectro dc 59
<p>...interessante...</p>
Re: Danectro dc 59
Re: Danectro dc 59
<p>...interessante...</p>
La Epiphone Emperor è una chitarra vera!
Danelectro e slide????
Re: Danelectro e slide????
<p>...interessante...</p>
Re: Danelectro e slide????