C’è poi la questione di quanto il prezzo di vendita sia influenzato da questa popolarità piuttosto che dal reale valore intrinseco degli strumenti. Infine, sul piano più tecnico, l’uso del cedro come tavola armonica, una soluzione che è diventata quasi un marchio di fabbrica. La prova che vi proponiamo ha l’obiettivo, per quanto possibile, di contribuire a capire meglio l’essenza di queste chitarre.
Prima però, vorrei ricordare che James Olson è considerato a tutt'oggi uno dei capostipiti della moderna liuteria americana, come del resto confermato, per diretta ammissione, da Kevin Ryan che ne è stato allievo. Le sue Small Jumbo hanno introdotto forme e dimensioni alternative alle classiche OM, 000 ecc. ossia i modelli di chitarra che appartengono alla tradizione acustica codificata. A ben vedere, tanti liutai della nuova scuola si ispirano ai suoi dettami, per quanto Olson abbia scelto anche soluzioni tecniche che si rifanno agli standard, per esempio il classico incastro a coda di rondine per la giunzione corpo-manico.
E ora, le chitarre che vi presentiamo. Parlo al plurale non perché sia stato colto da manie di grandezza quanto perché questa prova è stata condotta a quattro mani (e quattro orecchie) da me e il mio amico Stefano, che fra l’altro è il fortunato possessore dell’esemplare in palissandro brasiliano non a caso soprannominato la “regina”.

Si tratta di due esemplari di SJ, ambedue in configurazione abete/palissandro:
A) spalla mancante, adirondack e palissandro indiano, del 2007;
B) corpo pieno, abete german e palissandro brasiliano, del 2008.
Noterete che non abbiamo modelli con tavola armonica in cedro, qui ci concentriamo sull’abbinamento di legni classico che, se da un lato non rappresenta forse la quintessenza della produzione Olson, dall’altra ci ha aiutato non poco nella prova in quanto le condizioni di comparabilità con tante altre chitarre ci ha consentito di elevare al massimo i parametri di valutazione. Tengo a sottolineare, comunque, che i risultati sono sempre relativi ai nostri gusti e al nostro modo di sentire e valutare i suoni, l’obiettivo non è certo quello di dare giudizi assoluti ma solo pareri ad altri appassionati come noi.
Legni e costruzione
Ambedue gli strumenti hanno ponte e tastiera in ebano, il manico è quello classico multistrato Olson (mogano/acero/palissandro), una soluzione utilizzata per dare maggiore robustezza, rigidezza (cosa che influisce sulla propagazione delle vibrazioni) e stabilità. Sul piano estetico occorre una certa assuefazione perché tradizionalmente i manici sono in mogano, pur se nelle varie sfumature dei colori che le varietà di questo legno possono assumere. La prima è a spalla mancante, con top in adirondack e fondo e fasce in un palissandro indiano molto bello e regolare. La seconda è a corpo pieno, ha un top in german molto chiaro e fondo e fasce di un palissandro brasiliano che lascia stupiti per grana e bellezza. Le due chitarre differiscono molto per quanto riguarda le decorazioni. La prima è molto sobria e ha solo dell’abalone intorno alla buca, la “regina” ha invece un tripudio di intarsi anche lungo tutto il perimetro della cassa, sia davanti sia dietro, sulla tastiera e sulla paletta. Ha segnatasti a forma di uccelli che ricorrono anche ai lati del ponte. Il binding è in palissandro brasiliano. La costruzione di ambedue le chitarre è esemplare, anche troppo direi, sfiora la perfezione. Le meccaniche sono Gotoh.

Manico e suonabilità
Per quello che mi riguarda, non ho mai trovato in vita mia un manico tanto comodo come quello delle Olson, che non esito quindi a definire il migliore in assoluto. Stefano concorda. La forma è a D, leggermente appiattita e grazie alla costruzione composita, si ha la sensazione di grande appoggio e controllo delle note lungo tutto il manico. I barré, anche per merito della raggiatura della tastiera, si eseguono in modo naturale e senza sbavature. L’action è bassissima.
Suono
L’esemplare in adirondack si contraddistingue per l’emissione molto fluida delle note. La definirei una chitarra dinamica, limpida, dal suono estremamente equilibrato su tutta la gamma delle frequenze. I bassi sono molto presenti ma di certo non sovrastano i cantini, né da essi si fanno sovrastare. La Ryan Mission, che ho avuto occasione di recensire proprio qui, ha per esempio un suono più elegante, alle mie orecchie, ma questa Olson è tendenzialmente più potente. L’accoppiata adirondack/palissandro rende questo strumento incredibilmente versatile: può passare con nonchalance dal pizzicato allo strumming, senza mai perdere l’inconfondibile voce che viene dal profondo della cassa, senza mai rinunciare alla messa a fuoco. Una chitarra di classe decisamente superiore e molto, molto professionale, che raggiungerebbe la perfezione, a voler essere pignoli a tutti i costi, se avesse un pizzico di profondità in più.
L’esemplare in german/brazilian è stupefacente. Già imbracciandolo, si nota un maggior peso rispetto all’altra chitarra, ma le maggiori sorprese arrivano non appena si toccano le corde. Sembrerebbe che qualcuno avesse aperto il potenziometro del volume, se ci fosse. I bassi sono talmente profondi che si sentono nello stomaco, un risultato incredibile se messo in relazione alle dimensioni tutto sommato molto contenute della small jumbo. Rispetto all’altra, questa chitarra è come se fosse maggiormente equalizzata sui medi, quindi ha una resa meno brillante, più introspettiva e decisamente votata all’arpeggio/fingerpicking. Nello strumming, le opinioni sono discordanti. A me sembra che se la cavi egregiamente, secondo Stefano si perde un po’ di intelligibilità a favore comunque di un grande volume sonoro. I cantini suonano molto delicati. Per quella che è la mia personalissima esperienza, bisogna andare su chitarre tipo Traugott o Claxton per avere un adeguato termine di paragone.

Conclusioni
Il nostro salomonico giudizio è che queste chitarre meritino ampiamente la fama di cui godono, dopo tanti anni Olson è arrivato evidentemente a una grande padronanza dei mezzi tecnici, si vede dal risultato. Costruzione pulitissima - a livello di ebanisteria - suono di riferimento anche, o soprattutto direi, al di fuori dell’uso del cedro come tavola armonica. Chitarre molto godibili, che non riesci a mettere giù tanto risultano appaganti. Eccellenti nel fingerpicking, dove possono sfoderare le qualità sonore tipiche dell’alta liuteria, ognuna naturalmente in base alle caratteristiche costruttive di base, rendono molto bene anche con il plettro. Tralasciamo volutamente ogni commento in merito ai prezzi, si tratta di chitarre piuttosto rare e il mercato dell’usato purtroppo non offre molto, in definitiva il valore da associare a uno strumento è una valutazione strettamente soggettiva.
Bellissimo articolo.
Bellissime... non so perchè però a guardarle ...
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Bellissime!
Sbaglio?
Bell'articolo e...
Bellissime! chissà il prezzo...un sample ...
Dici Olson , pensi James Taylor
How can a poor man stand such times and live
Re: Dici Olson , pensi James Taylor
Due capolavori..
Live and let live..
Che belle!
Ecco il prossimo acquisto ! (ma quando?)
Considerato che quella con i legni meno ...
Olson......
Posso solo
Stupende
Gratta