Era ormai da diverso tempo che stava maturando in me la voglia di possedere un nuovo basso fretless; l'ultima esperienza in merito risaliva a circa 15 anni fa e si riferisce all' ottimo (per la liuteria, un po' meno per l'elettronica) Ibanez Musician fretless, all'epoca pubblicizzato da uno Sting in gran forma e, nella versione fretted, da David Hungate dei Toto prima che questi venisse rimpiazzato dal tutt'oggi presente Mike Porcaro.
Decido quindi di provare ad attingere al grosso serbatoio di SHG (novembre 2000) senza pregiudizi di marca, colore, fattura o numero di corde..........ciò che desideravo era comunque uno strumento ben costruito, solido e.........soprattutto ben suonante. Eccovi quindi la storia della nascita di un Jazz Bass che potremmo definire "italo-americano" dalle caratteristiche soniche molto interessanti.
Giungo la mattina a SHG con un amico (l'amico in questione, non vaccinato, si becca subito il virus e se ne tornerà a casa con una Strato fiammante tempestandomi di improperi per tutto il viaggio di ritorno)........un abbraccio agli amiconi: Matteo, Guido, Albertone..........e parte la ricerca.
Gli strumenti papabili sono diversi, ma anche i prezzi non scherzano.........il più bello è sicuramente un "Precision" del '78 che sembrava partorito da mamma Fender 2 giorni prima, oltretutto con una bellissima e rara tastiera in acero, elegante contrasto di un body nero come la pece..............un milione e 800 mila lire (intrattabili) però, erano fuori dal mio target economico del momento.
Gira che ti rigira scovo in un angolo buio e sfigato dell'Alcatraz un banchetto che fra le altre cose proponeva un body di un Jazz Bass con la verniciatura esente da scalfitture e graffi e con il suo pickguard bianco avorio anch'esso in ottimo stato. Per 200 mila lire, divenute 180 dopo la trattativa, non ho avuto dubbi e il body Jazz ha finito la giornata sotto il mio braccio. Grassa risata di Alberto all'uscita (della serie: Ci sei cascato eh??!!) e mi incammino per il viaggio di ritorno soddisfatto.
Il body in questione, in ontano verniciato di nero, (a corno superiore più allungato), appartiene ad una serie di transizione "American Standard" degli ultimi anni '80 caratterizzata dalla sede manico più scavata per ospitare un manico a 22 posizioni in luogo delle 20 consuete e dalle 3 manopole dei potenziometri di ugual dimensione tipo Stratocaster.
E il manico???...................bella domanda!!............dopo una ricerca intensiva fra negozi, annunci, web e quant'altro, mi sono reso conto che trovare un manico originale Fender, a 22 tasti e per giunta fretless sarebbe stata impresa al limite dell'impossibile o comunque dai tempi biblici.
Ed ecco che Accordo con i suoi iscritti, ancora una volta si rivela prezioso!!!.............su indicazione dell'amicone Giuseppe Mazzola mi reco, col mio "body" sotto braccio, in Torino da "Woodo Chile", una liuteria dalla buona reputazione quanto a realizzazioni e customizzazioni di strumenti solid body. Entro nella bottega, mostro il body, spiego il problema e attendo trepidante il responso:......Non c'è problema, mi rispondono...........il manico lo costruiamo su qualunque tua specifica!!!....... e nel contempo iniziano a mostrarmi alcune loro realizzazioni fra cui un manico proprio per Jazz Bass costruito con legni pregiatissimi e tanto di perloid rettangolari tipo mid '70. Libero da ogni dubbio, concordo legni, misure, acessori, verso un acconto e do il via ai lavori.
L'unico particolare che era stato volutamente lasciato in "stand-by" erano i pick-up...........avevo bisogno di rifletterci un po' su e di recuperare qualche consiglio o esperienza in merito.
Sentite un po' di opinioni, lette alcune prove, mi sono lanciato e ho ordinato un po' al buio, la coppia di pu che a naso ritenevo potessero essere il naturale e ovvio complemento alla realizzazione in corso...........ne parleremo tra breve.
Dopo 2 mesi e qualche telefonata di aggiustamento il Jazz era pronto e assemblato.
Caratteristiche:
Del corpo sopracitato non è stata toccata una virgola............è semplicemente stato lucidato così come il battipenna; manico in acero canadese con bellissime ed eleganti venature parallele; tastiera in palissandro brasiliano senza fret-line praticamente senza pori a vista esclusivamente lucidata e trattata a olio ; per il truss-rod è stata scelta la tipologia con regolazione dall'attacco del body (un po' scomoda ma a detta del liutaio più robusta e affidabile) e possibilità di reverse ruotando la barra di 180°.......per la cronaca l'acero del manico è talmente duro e robusto che quest' ultimo mostra una leggerissima e fisiologica curvatura praticamente perfetta che non richiede di attivare la controreazione del truss-rod; la piastra cromata porta elettronica, di forma tradizionale, ospita tre manopole sagomate "old-style" con il classico mini-pot per il tono passivo; per quanto riguarda le meccaniche, queste sono a classico disegno floreale un po' più arrotondato del consueto e il ponte, decisamente più massiccio degli originali Fender ha una misura tra l'asse del G e quello dell' E leggermente più stretta; entrambi i componenti sono di casa "Gotoh";
per tornare ai pick-up, la scelta e caduta sui Fender Custom Shop Original '60 Jazz Bass che a completamento dell'ottimo lavoro fatto dai ragazzi di Woodo Chile hanno reso, assieme alle splendide corde "Cocco" (le mie preferite da almeno un anno) questo Jazz Bass uno strumento dalle indubbie qualità soniche non seconde a qualsiasi originale.
Come suona questo strumento? Caldo, avvolgente, medioso quanto basta ma sempre apprezzabile qualunque impostazione di pu e tono si scelga. L'attacco è potente e definito, quasi compresso, soprattutto suonando lo strumento "al ponte" per arrivare con il solo pu al manico e il tono in cut a timbriche profondissime; ottimo il pu "bridge" per emulazioni "Pastoriane" (tecnica a parte) per giungere con entrambi i microfoni opportunamente miscelati (la timbrica cambia immediatamente per regolazioni anche millimetriche dei potenziometri) ad atmosfere più fusion o parajazzistiche. Insomma se non siete degli slappatori incalliti uno strumento come questo vi può regalare delle possibilità espressive entusiasmanti abbinate ad un'ottima confortevolezza e maneggevolezza per "tirare" diverse ore senza spaccarvi la schiena o le mani.......e poi fatemelo dire: quando salite sul palco con un fretless, la gente (quella che capisce) vi scruta con un occhio di riguardo.
Come un sogno può prendere forma
Bene bene, sapendo come suona l'amico Corrado e vedendo (ancorché solo in foto) il risultato credo che abbia preso corpo un eccellente accoppiata basso/bassista. Mi fa immenso piacere essere stato chiamato in causa in quanto "colpevole" (anche se in piccolissima parte) dell'accaduto. Ovviamente il mio giudizio potrebbe essere viziato dal fatto che sono un amicone, come mi definisce (senza che io abbia in realtà molti meriti) il caro Corrado, ma non credo di essermi allontanato dalla realtà. Giuseppe Mazzola