Gibson ES-175 - Una regina di compensato

di pacocanio - accordiano #23400 | 26 December 2010 @ 08:00 |
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Per capire qanto sia stata importante una chitarra e quanto possa oggi essere desiderabile, basta dare un’occhiata agli artisti che l’hanno suonata. Una ES-175 in mano a gente come Kenny Burrell, Toots Thielemans, Joe Pass, Jim Hall e Herb Ellis, ne lascia chiaramente intendere la grandezza e la vocazione. E non si tratta di una delle tante chitarre da jazz, ma La Chitarra del Jazz, le maiuscole sono d’obbligo.

Inutile fare un’infinita, quanto ovvia, lista di jazzisti che restarono ammaliati dal suo suono, da Howard Roberts a Joe Di Iorio, fino a Philip Catherine. Anche personaggi del blues, tra cui il primo BB King, non seppero resistere al fascino della regina.
Meno ovvio è l’utilizzo di questa chitarra anche in ambienti dell’avanguardia.
Pat Metheny, dopo anni di ricerca del proprio suono, rimase letteralmente folgorato dalle potenzialità della ES-175, al punto da farne un’inseparabile compagna dei suoi set-up. Ma anche altri generi musicali, tra cui il rock, furono colonizzati dalla ES-175.
Non poteva essere altrimenti, se consideriamo che questo strumento è stato il primo vero progetto unitario e coerente di chitarra elettrica in casa Gibson, laddove le varie ES-150, ES-100 e ES-250 che l’hanno preceduta costituirono solo dei timidi tentativi di elettrificare strumenti concepiti originariamente come acustici (i modelli citati sono, infatti, le versioni elettrificate rispettivamente dei modelli L50, L30 e L7).

Dicevamo, la ES-175 ed il rock. Finché si parla di rock n' roll e bluegrass può anche starci, però, ritrovarla a distanza di alcuni decenni, sul palco insieme a Steve Howe degli Yes, Bruce Cockburn e persino Bono degli U2, fa una certa impressione!
Le ragioni del successo della ES-175 stanno nella sua genesi: non è originale in nulla, ma eredita, per la prima volta tutte insieme, le idee vincenti di casa Gibson di volta in volta sperimentate sui modelli che l’hanno preceduta.
Quando negli anni quaranta Gibson avviò la sperimentazione elettrica sulle sue chitarre acustiche, iniziò con l’adattare un inaffidabile pickup Charlie Christian su chitarre in legno massello dal fondo piatto e il manico a V. A dirla oggi, un piccolo ma necessario disastro.

Poi la grande intuizione. Dal 1946, via il legno massello, meglio il multistrato di acero, meno risonante e molto più gestibile con l’amplificazione. Il fondo da piatto diventa arcuato, offrendo minore rinforzo alla vibrazione della tavola. Il manico diventa a C, quindi più confortevole. Viene, infine, reintrodotta la spalla mancante (Florentine cutaway) concepita originariamente da Gibson per i suoi migliori strumenti acustici (Super 400 e L5) negli anni trenta per un più agevole accesso ai registri acuti.

La manciata di anni che precedette il debutto della ES-175 fu di grande fermento in casa Gibson.
Cominciò ad affermarsi, a seguito delle intuizioni e sperimentazioni effettuate, quella che diventò una precisa linea di demarcazione tra gli strumenti acustici e la nascente chitarra elettrica: quest’ultima doveva avere il corpo in multistrato (la ES 125 e la ES 300 nel 1946 nascono già così. La ES 150 diventa advanced body, acquista un corpo più grande ma abbandona il massello per il multistrato).

Nel 1949 nasce la ES-175, così chiamata perché electric spanish dal prezzo di listino di 175 dollari: multistrato d’acero, spalla mancante, manico a C in mogano massello con tastiera in palissandro e inserti a doppio parallelogramma, un pickup single coil P90 al manico, meccaniche Kluson deluxe, finitura natural e sunburst, reggi cordiera a trapezio. Nel 1953 viene aggiunto un secondo pickup P90 al ponte e il modello verrà denominato ES-175D (la D sta appunto per double pick-up). Nel 1957 i P90 vengono sostituiti dagli humbuckers, gli ormai leggendari PAF. Con minime modifiche la chitarra è giunta fino a oggi. La ES 175 vanta alcuni primati: è la chitarra elettrica tuttora in produzione più longeva in casa Gibson e l’unica prodotta ininterrottamente per oltre cinquanta anni. A tal proposito la Gibson ha contribuito a ingenerare confusione nel parlare di ES-175 reissue, intendendo individuare di volta in volta piccole e limitate produzioni degli anni recenti caratterizzate dall’hardware in nickel o dalla finitura aged, dal reggi cordiera a zig-zag stile modello Steve Howe. Tuttavia un distratto marketing Gibson ha erroneamente lasciato l’appellativo reissue nella pubblicità anche della normale produzione, per cui oggi non è infrequente sentire impropriamente parlare della ES-175 come reissue. Cosa peraltro paradossale per una chitarra mai uscita di produzione e rimasta pressoché uguale a se stessa nel corso di cinquanta anni).

Malgrado una limitata produzione natural, il colore della ES-175 è il sunburst presente su top e fondo. Base gialla che sfuma, con forma a uovo, verso la zona scura, virando sui toni intermedi dell’ocra e del tabacco. Nel 1957, al fine di garantire una migliore transizione del colore giallo verso la zona scura è stata introdotta una sfumatura rossastra (che ha dato origine a un apprezzato three tone sunburst). L’attuale produzione sembra tornata alle origini, applicando il sunburst esclusivamente sul fondo giallo.

Un’ultima nota sul materiale multistrato. Mi fa sorridere la pubblicità di un celebre negozio che sottolinea di non credere a chi dice che la ES-175 è in massello: e meno male che non è in massello, aggiungo io (come se poi 2cento dollari di materiali in massello potessero giustificare la cifra spropositata a cui vengono vendute le archtop di casa Gibson…).

Il multistrato è un materiale appositamente studiato da Gibson per applicazioni di liuteria, composto da un foglio centrale di legno di tiglio racchiuso tra due fogli di legno d’acero, il tutto pressato a 90 kg per otto minuti e sagomato a caldo. Evidentemente non si tratta di una scelta economica come Gibson e gli operatori di settore stanno cercando oggi di venderci, per accreditare i prestigiosi quanto inutilmente opulenti e costosi modelli archtop di punta in legno massello. Come ho cercato di dire, la scelta del multistrato rappresenta una precisa e consapevole tappa nella storia della chitarra elettrica prima dell’avvento delle solid body. Oggi sappiamo che a quel materiale è legata non solo l’evoluzione della specie “chitarra elettrica”, ma anche una timbrica unica con cui sono state registrate pagine memorabili della storia della musica.

La fortuna della ES-175 è stata l’azzeccatissima misura che la rende una delle chitarre più confortevoli in assoluto da indossare. Il manico privilegia i registri centrali dove è giusto che si suoni una chitarra di questo tipo, non offrendo lo spessore del manico una grande accessibilità ai registri più acuti, malgrado la spalla mancante. Il materiale “povero” e la linea essenziale ne hanno poi favorito la diffusione come workhorse in tutti i consessi dal vivo e in studio, senza le remore di spaccare il massello o rovinare intarsi e decori, soprattutto quando la priorità è la musica e non l’immagine. Ma la cosa più importante della ES-175 è la sua timbrica ineguagliabile.

Gli humbuckers le conferiscono un suono scuro e capace di essere percussivamente brillante all’occorrenza, senza bassi profondi e risonanti o acuti protagonisti. Un impasto umoralmente notturno, piuttosto medioso e fluido, che sa essere languido o imprevedibilmente guizzante, bucando letteralmente la scena negli assoli più funambolici. Un timbro irripetibile che nemmeno consorelle come la Tal Farlow riescono a emulare, più votate verso un suono sensibilmente più acustico. Per non parlare della L5. Per superare i problemi di feedback, il top di questo modello (come della L4 o della Super 400) è stato ispessito e incatenato in modo da limitarne al minimo la vibratilità... e anche quel colore che dava un senso agli sforzi spesi per realizzare, negli anni cinquanta, una versione elettrificata della più celebre Gibson pre-war. Il suono resta caldo e pastoso, ma non raggiunge nemmeno lontanamente l’intensa profondità della ES-175. Per carità, un suono bello, estremamente espressivo, da spendere magari in piccolissime gig, ma non tentate di replicare Joe Pass, potreste restarci male.

La Gibson ES-175, come forse nessun’altra chitarra, ha lasciato un segno indelebile negli ultimi cinquant’anni di storia della musica contemporanea, uno strumento che prima o poi dovrebbe far parte del setup del chitarrista eclettico, anche non necessariamente jazzista.
Non è bella né può vantare le finiture di una L5, e chi negherebbe l’evidenza. Ma è uno di quei muletti di cui non ci si stanca mai, al pari di una J45 o una Les Paul 58, da viverci tutti i giorni sullo stesso divano e con cui, perché no, scrivere qualche pagina indimenticabile di buona musica.

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Tutti i commenti

  • Sono da sempre le "Chitarre Jazz"
    di FBASS - accordiano DOC #22255 | 26 December 2010 @ 08:25
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    FBASS
    • Re: Sono da sempre le
      di Giovanni Ghiazza - accordiano #31 | 06 January 2011 @ 08:53
  • Gran chitarra
    di stefano58 - accordiano DOC #23807 | 26 December 2010 @ 10:24
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    How can a poor man stand such times and live
  • Es 175
    di Joedavidson - accordiano #25666 | 26 December 2010 @ 10:37
  • bellissima la 175... non l'ho mai posseduta ...
    di yasodanandana - accordiano DOC #699 | 26 December 2010 @ 12:50
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    <p>http://www.jalebimusic.com/home.html
    http://www
  • ES-175
    di luka95 - accordiano #20342 | 26 December 2010 @ 13:41
    --
    You Tube http://www.youtube.com/user/GuidaGuitar
    • Re: ES-175
      di valvetone - accordiano #15970 | 26 December 2010 @ 14:08
      --
      Andrea
      • Re: ES-175
        di luka95 - accordiano #20342 | 26 December 2010 @ 19:32
        --
        You Tube http://www.youtube.com/user/GuidaGuitar
        • Re: ES-175
          di valvetone - accordiano #15970 | 26 December 2010 @ 21:16
          --
          Andrea
  • ES175 vs ES335
    di bill1975 - accordiano DOC #11247 | 26 December 2010 @ 19:34
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    Benedetto
  • Articolo bello e completo, su una chitarra che ...
    di robymusic - accordiano #25609 | 26 December 2010 @ 22:05
  • ce l'ho
    di accademico - accordiano #19611 | 26 December 2010 @ 23:50
  • Fatemi fare la parte del diavolo, per una ...
    di giambu - accordiano DOC #4070 | 27 December 2010 @ 07:20
    • Re: Fatemi fare la parte del diavolo, per una ...
      di Giovanni Ghiazza - accordiano #31 | 06 January 2011 @ 09:05
    • Re: Fatemi fare la parte del diavolo, per una ...
      di Joedavidson - accordiano #25666 | 27 December 2010 @ 09:13
  • Felice
    di Lespo - accordiano #18097 | 27 December 2010 @ 10:21
  • Una meraviglia
    di Cukoo - accordiano #17731 | 27 December 2010 @ 10:48
    • Re: Una meraviglia
      di Giovanni Ghiazza - accordiano #31 | 06 January 2011 @ 09:16
  • Confortevole!
    di pacocanio - accordiano #23400 | 27 December 2010 @ 15:55
  • sono un grande appassionato di acustiche flat ...
    di stefano53 - accordiano #26833 | 30 December 2010 @ 11:55
  • Multistrato o Massello? Questo è il dilemma!
    di Jimmi - accordiano #27100 | 30 December 2010 @ 12:46
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    jimmi
    • Re: Multistrato o Massello? Questo è il dilemma!
      di Giovanni Ghiazza - accordiano #31 | 06 January 2011 @ 09:24
      • Re: Multistrato o Massello? Questo è il dilemma!
        di Jimmi - accordiano #27100 | 06 January 2011 @ 13:35
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        jimmi
        • Re: Multistrato o Massello? Questo è il dilemma!
          di Giovanni Ghiazza - accordiano #31 | 06 January 2011 @ 13:51
  • Presidentessa più che regina.
    di Giovanni Ghiazza - accordiano #31 | 06 January 2011 @ 08:49
    • Re: Presidentessa più che regina.
      di valvetone - accordiano #15970 | 06 January 2011 @ 21:48
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      Andrea
  • e vada per "presidentessa"
    di pacocanio - accordiano #23400 | 11 January 2011 @ 17:39
  • Da utilizzatore da diversi anni di questa ...
    di take5 - accordiano #19143 | 21 January 2011 @ 00:44

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