Dai precedenti articoli risulta evidente come l'elettronica in senso stretto possa rivelarsi estremamente flessibile e riesca ad abbracciare diverse esigenze senza troppe difficoltà: in tal senso, un pre dotato di due o tre canali può offrire una vasta gamma di sonorità, spaziando da clean affilati a crunch mediosi fino a dei lead decisamente hi-gain. Procedendo oltre, si potrebbe affermare con una certa tranquillità che il finale (escludendo la saturazione dello stesso tanto cara a certe sonorità blues) può essere configurato in un regime lineare quanto basta a renderlo flessibile, affidando alla sezione preamplificatrice il compito di erogare un segnale più o meno saturo: in tal senso, seppur conservando risposte e timbriche tipiche, si otterrebbero risultati soddisfacenti sia con le 6L6GC sia con le EL34. A questo punto, qualcuno si chiederà lecitamente perché, a dispetto della logica finora considerata, resti un'oggettiva difficoltà nel reperire un amplificatore che sia generalmente eccezionale dal clean al lead: eccoci giunti alla valutazione del ruolo del diffusore.
Il giusto dimensionamento (rispetto allo speaker) del cabinet, come la scelta di materiali ottimali e di giusto spessore per la sua realizzazione, ha un'importanza drammatica da sempre ben nota in alta fedeltà (ai limiti del maniacale) quanto trascurata (in molti casi per fortuna nostra) nel mondo dell'amplificazione per le nostre amate sei corde: perché?
Diciamo pure che i pionieri dell'amplificazione valvolare per strumenti musicali, invece che a studi degni di fisici del CERN, si affidavano a un certo empirismo dettato dal senso pratico, ed è proprio questo che ci ha regalato le casse per chitarra più interessanti in assoluto. Personalmente, tendo a credere che il signor Marshall sapesse bene che quattro coni da 12” messi insieme richiedessero un cabinet ben più grande di quello adoperato: ma poi chi se lo sarebbe portato dietro? Optando in via sperimentale per un cabinet che fosse il minimo per ospitare quattro coni di quel tipo, ci ha regalato una parte non indifferente del sound di Hendrix!
Eppure, ne sono sicuro, se ai coni fosse stata data una sola parola da dire questa sarebbe stata “pietà”! La stessa considerazione, ma di segno diverso in termini di sonorità, si potrebbe adottare per le vecchie 2x12” Fender degli anni '60, responsabili di tanti dei suoni clean che sono oggi un riferimento per molti. Partendo da questi presupposti, vi siete mai chiesti come suonerebbero un Bandmaster e una Plexi se invertissimo le relative casse? Credo che per molti sarebbe l'assassinio simultaneo di due miti!
La capacità di un diffusore di farci amare o odiare un amplificatore è tale.
Non è assolutamente sbagliato indicare gli speakers come principali protagonisti, ma meritano nota anche i materiali usati (pino massello nei vecchi Fender, multistrato marino nelle vecchie Marshall). La differenza nei due materiali consiste in una maggiore risonanza del primo rispetto al secondo, cosa che non è desiderabile in generale ma che, per gli scopi in mente alla Fender, funzionava alla grande: ovviamente la considerazione è valida per una gamma di sonorità ben ristrette e non sarebbe applicabile a casse pensate per sonorità più spinte o all around, per le quali il multistrato di betulla (ma non solo) resta il materiale di riferimento. Importanza degna di nota riveste anche la baffle board (la tavola sulla quale sono fisicamente montati i coni) che, in generale, è bene che sia stabile e il meno risonante possibile (considerate che dalla seconda metà degli anni '60 perfino Fender adottò baffle in MDF per questo motivo oltre che per i minori costi) e per questa ragione il multistrato si rivela ancora una volta un materiale ben bilanciato e di riferimento.
Infine, è bene sottolineare la capacità del diffusore di attenuare talune frequenze: caratteristica che può essere sfruttata per migliorarne la resa o ignorata e suscettibile quindi di mortificare il risultato finale.
Esaurita la questione materiali, qual è il ruolo della geometria costruttiva dei cabinets? Spesso si trascura come le vibrazioni dello speaker non siano unidirezionali, ma bidirezionali: questo significa che le onde sonore si diffondono su entrambi i lati della membrana.
Spesso (non del tutto a torto) le inclinazioni verso sonorità clean o distorte sono state associate alla tipologia di back (retro) della cassa - open back, closed back, semi-open back - cosa che ha portato a considerare la prima incline ai clean, la seconda più incline ai distorti e la terza come buon compromesso tra le prime due tipologie: non è certo da smentire in assoluto, ma non è in questa divisione che si risolve l'argomento.
La tipologia open back è sicuramente dotata di maggiore tridimensionalità, in quanto le membrane degli speaker non trovano ostacoli alle loro spalle e questo rappresenta un vantaggio in termine di riduzione di bassi e, per identiche ragioni, riescono a esprimere meglio la gamma acuta. L'assenza totale o parziale di ostacoli sul retro permette la diffusione di parte del suono dallo stesso, a discapito della definizione dei bassi e perdendo qualcosa in termini di potenza percepita.
Nella casse closed back, il retro costituisce un ostacolo: la massa d'aria presente all'interno del cabinet si comporta come una sospensione riguardo alle membrane degli speakers e per questa ragione restituiscono bassi più definiti, presenti. In questa tipologia di casse l'attenzione del costruttore deve essere maggiore in quanto l'equipaggio mobile degli speakers può più facilmente andare in extracorsa (cosa dannosa per gli speakers e sgradevole per il suono) e/o ostacolare la naturale mobilità delle membrane, introducendo un tipo di distorsione (indesiderata?) più evidente proprio sulla gamma medio-bassa. Per ridurre tale inconveniente di frequente le casse di questa tipologia sono internamente rivestite con una quantità di fonoassorbente tale da simulare un volume d'aria maggiore di quello reale, alleviando le sofferenze degli speakers e permettendo alle membrane un movimento più libero in entrambi i sensi.
Il ragionamento circa le semi-open può essere dedotto dai due precedenti.
L'associazione tra tipologia di back e inclinazione sonora di una cassa può essere in parte smentita: anche le 2x12” Fender e le 4x12” Hiwatt erano closed back e hanno partorito clean di bellezza indiscutibile. Escludendo il back, esaurita la questione materiali, quale sarà quindi la discriminante?
La simmetria costruttiva è la principale indiziata.
Molti obietteranno (e con fondate ragioni) che un Fane (Hiwatt) è diverso da un Greenback (Marshall) però a questo punto ritorna utile la definizione dell'aria come sospensione all'interno di una cassa closed back. In una cassa con una baffle divisa in due parti delle quali una perpendicolare rispetto alla base e una superiore inclinata verso l'alto (la costruzione slant Marshall) ci sarà una maggiore pressione d'aria nella zona centrale della cassa e questo con alti volumi può far vibrare le membrane in maniera asimmetrica. Nelle casse di tipo straight come le Hiwatt tale asimmetria è drammaticamente minore.

Le vecchie 2x12” Fender (sempre closed back) presentano un'ulteriore attenzione geometrica in quanto, fatta esclusione per quelle con i coni disallineati, risultano composte da due sezioni interne perfettamente regolari con una tavola centrale di divisione che limita l'interferenza tra i due speakers che alle loro spalle trovano due masse d'aria indipendenti in una volumetria simmetrica per entrambe.

Definire quale tipologia sia la migliore non mi sembra molto serio, in quanto ognuna presenta propri vantaggi e svantaggi, piuttosto è proprio in questi che risiede la possibilità di adottarne una in funzione delle esigenze personali e del proprio palato.
Una cosa è certa: un buon diffusore nasce attorno a uno speaker di riferimento e non può essere inteso, diversamente, come un potenziale contenitore adatto a qualsivoglia speaker, mentre è più coerente l'idea di un contenitore adatto allo speaker per il quale è nato e per una ristretta cerchia di speakers simili per attitudini e necessità volumetriche (dati desumibili dai datasheets resi disponibili dai costruttori, oltre che dall'esperienza pregressa) rendendo fruibile un discreto ventaglio di sfumature e sonorità.
Risulta evidente, a questo punto, come sia tutt'altro che facile trovare un diffusore dall'uso universale e come le caratteristiche costruttive e sonore di ogni possibile tipologia nasca con una precisa identità, rivelando sempre una qualche inclinazione: potrà essere buono in generale, ma sarà probabilmente ottimo solo in una direzione. Una flessibilità estrema richiederebbe almeno due diffusori dedicati a sonorità differenti: uno per i clean e uno per i distorti. Pilotare un sistema del genere richiederebbe, in ordine di complicatezza decrescente: due finali o un finale stereo o un finale mono (lineare) con uno switcher tipo cabbone (Tonebone).
Se tante differenze sono riscontrabili nell'analisi di un diffusore come entità a sé stante, risulta evidente come in un combo la faccenda si complichi, introducendo un'asimmetria (intesa anche come introduzione di un materiale diverso dal resto del diffusore, lo chassis) e spesso sacrificando giuste dimensioni in ossequio alla necessità di ammiccare al possibile acquirente con una certa compattezza (che si traduce però in un peso comunque importante). Alcuni produttori, per fortuna, non rinunciano alle dimensioni opportune e scelgono strade senza compromessi nella costruzione dei propri ampli: non volete testata e cassa? Vi facciamo scegliere anche la versione combo, ma con dimensioni che non ne snaturino il carattere. In quest'ultimo esempio, il riferimento che ho in mente è il Dr.Z Maz. 38: un combo 2x12” di dimensioni così generose che in Fender l'avrebbero adottate per un Twin Amp da 100W! Ascoltarlo è senza dubbio il miglior modo per comprendere quanto finora affermato.
Tutto questo non ha lo scopo di persuadere sulla bontà di un sistema rispetto all'altro, ma è evidente come tra stack e combo sia il secondo a risentire di maggiori compromessi e, qualora non ci si volesse piegare a questi, la differenza in termini di comodità e trasportabilità sarebbe discutibile, riducendosi più che altro a preferenze di tipo estetico.
E il Sacro Graal allora dov'è?
Non esiste, non c'è nessun Sacro Graal.
Esiste solo nella mente di una miriade di chitarristi che amano le sei corde almeno quanto ignorano l'attrezzatura che utilizzano e le loro reali potenzialità: sono sicuro che se, per assurdo, qualcuno presentasse un combo o uno stack che possedesse requisiti disarmanti di completezza, molti di noi troverebbero che c'è un pelino che manca, una ciliegina sulla torta in meno, quel potenziometro magico o switch delle meraviglie che lo avrebbe reso davvero perfetto! La soluzione è avere le idee chiare.
Le soluzioni per gli estremisti della flessibilità sono due:
- Un sistema (magari un ibrido digitale/analogico) che richieda un minimo di pazienza nello studio delle sue funzioni, nel trasporto e nel montaggio;
- Un discreto numero di amplificatori!
Per i più saggi o realisti (con pretese proporzionali al proprio conto corrente) amanti del compromesso ci saranno decine di combo o stack tra i quali scegliere e che avranno quel minimo di flessibilità che, lungi dall'essere alla soglia della perfezione, consentono di esprimere sonorità e generi anche molto differenti: per questi la pace dei sensi è vicina.
Ai fortunati che hanno raggiunto il loro nirvana con un unico suono ben preciso (e con un equipaggiamento ai limiti dello spartano) va tutta la mia stima e anche un po' della mia invidia!
se devo essere sincero speravo che non ti ...
Hard tramp! I love you so!
Re: se devo essere sincero speravo che non ti ...
Cristian
Io sostengo che ci vorrebbero 3 o 4 vite, 3 o ...
jimmi
Gran bell'articolo...
jeb
Re: Gran bell'articolo...
Cristian
Re: Gran bell'articolo...
jeb
Re: Gran bell'articolo...
Cristian
Fantastico Strat78
la botte piena e la moglie ubriaca...
Cristian
Complimenti per i tuoi articoli, sono sempre ...
"I don't know what you're here for
But let's start
Doveroso...
NO!!! ebay, early 80's strats are not "vintage"...
Re: Doveroso...
Cristian
Ottimo articolo!Mi ha colpito il ragionamento ...
Re: Ottimo articolo!Mi ha colpito il ragionamento ...
Cristian
Re: Ottimo articolo!Mi ha colpito il ragionamento ...
si fa presto a dire nirvana...
Re: si fa presto a dire nirvana...
Cristian
Re: si fa presto a dire nirvana...
Re: si fa presto a dire nirvana...
Cristian
Ottimo articolo e letto tutto d'un fiato, caro ...
raw
Re: Ottimo articolo e letto tutto d'un fiato, caro ...
Cristian
Non ho capito bene..
Re: Non ho capito bene..
Cristian
Non ho capito bene..quindi la cassa svasata è ...
grande cristian!!!!
Mi accodo ;))
Antonello
www.antonellocatanese.net
www.myspace.
Re: Mi accodo ;))
Cristian
Re: Mi accodo ;))
Antonello
www.antonellocatanese.net
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Articolo stupendo e voto d'obbligo ;)
La musica non tradisce, la musica è la meta del vi
Concordo e apprezzo
Re: Concordo e apprezzo
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Cristian
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Cristian
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Cristian
Ma anche se il sacro graal esistesse potremmo ...
Andrea
E le casse "ibride"?
Re: E le casse
Cristian
la soluzione c'è...