Perciò, Gypsy è uguale a “gitano”, come’è noto. Tuttavia il Gypsy ha una nazione d’adozione specifica: la Francia, da sempre culturalmente più aperta a raccogliere quei fenomeni che altrove non avrebbero mai potuto fare breccia. Basta pensare ad esempio al razzismo distruttivo della Germania degli anni ’30, per capire quanto sia stata preziosa e importante la Francia nel secolo scorso nel far sopravvivere popoli e forme d’arte che, altrimenti, sarebbero scomparsi per sempre.
Infatti, il termine Manouche, che è ovviamente francese, connota il Gypsy di una sensazione esotica, e immerge i suoi interpreti in un aurea di magia. In italiano Manouche si traduce con “zingaro”, termine che ha connotazioni non proprio amichevoli, mentre “gitano” è utilizzato solo per contesti più colti (la Carmen di Bizet, ad esempio, ha dei gitani). Si tratta solo di una sfumatura linguistica? Non credo. Il lessico e la lingua portano con loro anche i limiti del popolo che li usa: forse in Italia il Gypsy, e la sua cultura, non sono mai stati compresi fino in fondo. E in Francia, Django è stato e sempre sarà un Manouche.

Di recente, e davvero per caso, mi è capitato di imbattermi in una vera rarità: un Manouche tutto italiano, per la precisione pugliese, che suona Gypsy con i grandi nomi del Gypsy, ed è amico di Serge Gallato. Il suo nome è Dario Pinelli, ed ovviamente il suo status di straniero fra gli apolidi mi ha di fatto molto incuriosito. Ho pensato quindi di fargli qualche domanda, che vi riporto qui di seguito. La prima domanda è ovviamente quasi scontata.
Come si arriva a scegliere di suonare Gypsy non essendo gitano e provenendo da una regione meridionale dell'Itala la cui musica folkloristica è così radicalmente diversa dal Gypsy?
Io credo che qualsiasi approccio alla musica o all'arte in generale non sia un processo consapevole o apertamente ragionato; è come se un ragazzino si chiedesse perché cammina ormai da solo invece d'essere ancora spinto, comodamente seduto sul passeggino, o ancora, decidesse spontaneamente di farsi spuntare la barba e via dicendo. Ritengo che ovunque ci siano libertà e spazio per le idee, l'avvicinamento a qualcosa piuttosto che ad un'altra sia solo un naturale processo di somatizzazione della propria esperienza e di valorizzazione del proprio istinto ed il perché di una scelta possa essere solo oggetto di supposizioni. Per quel che mi riguarda, sono stato sempre un amante di tutto ciò che è estrinsecamente bello, insomma bello per natura, poiché sono convinto che ci si affanni tanto a ricercare la bellezza concettuale nelle cose prescindendo dal fatto che spesso le cose sono già molto belle di per sé, e non è superficialità la mia, è solo consapevolezza che la "semplicità" delle cose è di già un bel grosso concetto e, cosa importantissima, un concetto universale. La mia provenienza, dunque, dalla "terra del ritmo" e del Tarantismo, mi spinge verso il ritmo marcato, verso il ritmo quasi "indiavolato", ma l'assenza di grossi costrutti armonici mi ha sempre spinto via dalla mia terra. La svolta, per me, è stato proprio il Gypsy Jazz, frutto di una tradizione musicale ripulita da qualsiasi ammiccamento accademico, per certi aspetti molto simile alla nostra ma per altri differentissima. Il non perdere mai quel fraseggio, così tecnico eppure così melodico ed orecchiabile, all'interno dei soli, mi dà l'idea di una grossa festa di paese, dove c'è chi suona, chi balla e chi ascolta, ma tutti si divertono allo stesso modo pur facendo cose differenti; dove ti infili in testa quei semplici motivetti che ti torneranno su a vita ma non ricorderai mai dove tu li abbia sentiti. Insomma, lo dico con convinzione ed a caratteri cubitali: per me la musica è come la donna: deve esser bella anche senza trucco.
Quali potrebbero essere a tuo parere i possibili "trucchi" da cui tenersi alla larga? Ne trovi alcuni che "infestano" oggi la musica? E quale tipo di musica è maggiormente “infestata”?
Bella domanda; è incredibile come la stessa parola possa assumere significati diametralmente opposti. Trucco come "segreto" o trucco come "sola" (fregatura); effettivamente da una decina d'anni a questa parte, forse anche più, la musica si amalgama sempre meglio a quella che è, o che sta diventando, la nostra società, una società fatta di numeri, numeri grossi. Partire dal "Volare" sanremese di Domenico Modugno per scendere a terra, nel 2006, a beccare come un "piccione", credo stia a dimostrare che le ali per spiccare il volo le abbiamo perse per davvero! Non credo sia molto bello che la nostra nazione si faccia conoscere musicalmente all'estero solo per un festival pieno di polemiche. Ci siamo blindati in casa nostra bloccando quella smisurata crescita cultural-musicale che fece, in altri tempi, l'Italia, culla della musica mondiale: Verdi, Rossini, Puccini... Così, a mio avviso, questa nostra cara Terra, ci rioffre sempre lo stesso piatto rimescolato e camuffato da primo, da secondo o da frutta. Il tema dell'amore distrutto o impossibile ci soffoca ormai da anni; la musica leggera, dunque, è diventata una mega dose di Valium dopo una Red Bull. Dall'altra parte coesiste la musica per "gente di un certo livello - classe sociale - infinitamente acculturata", che è il Jazz (con pronuncia Jaaaaaaaazzz), la musica dei VIP, che forse ignorano sia nata nei campi di cotone ed evoluta nei bordelli. Meno si capisce di questa "cavolo" di musica, più la stessa diventa d'élite ed acquista il suo fascino. Ed è proprio qui che nascono i "trucchi", gli Standard Jazz, reinventati nelle forme più assurde ma profondamente "concettuali". Per carità, tutto il rispetto per il significato, per il nocciolo, ma non si può sempre buttar via tutto quello che c'è intorno, altrimenti si rimane sempre a stomaco vuoto! In sostanza, quei pochi prodotti che entrano in Italia dall'oltreoceano scalzano via le nostre idee per far posto a cose che nascono da una cultura profondamente differente dalla nostra e, pertanto sono fuori luogo. Così la trattoria fa posto al pub, la tombola al bingo... Non nascondo che fuori luogo mi sento anch'io, pugliese che suona Gypsy, ma, credimi, la spinta che ti dà una musica nata in Francia da un popolo che è rimasto sempre "Francese", può farti assumere la consapevolezza che noi non siamo gli altri, ma siamo alla ricerca di uno stimolo che ci convinca che comunque siamo alla pari degli altri.
E a te, suonando Gypsy Jazz, ti sembra di suonare la musica dei VIP, o quale altro tipo di musica? Cos’è il Gypsy per te, dal punto di vista musical-culturale?
Vorrei evitare di pensare che la mia musica si rivolga ad una specifica categoria di persone. Non serve una determinata classe di gente per comunicare, le barriere sono deleterie per ogni tipo di linguaggio. La semplicità è non di rado sinonimo di spontaneità ed io cerco proprio questo, non un applauso in abito da sera, sommesso ed ovattato per non rovinare lo smalto alle unghie, ma piuttosto la naturalezza di un grido di soddisfazione. Così come un buon artista non si deve contenere nell'esternare le sue sensazioni, un buon pubblico non deve esitare nel fare altrettanto. Io ho detto e ripeto che il Gypsy è una cosa che piace molto a me e quindi è il linguaggio che riesce a farmi esprimere meglio, è la mia lingua; non credo di esser detentore di verità assolute o di concetti esclusivi, come del resto ritengo non lo sia nessuno, non esiste un genere per tutti, ma una sorta di "arte nell'arte", una combinazione di musicista e musica che risulta poi vincente. Credo che ogni qual volta la musica lasci un ricordo, positivo o negativo ma comunque critico e non superficiale, si possa parlare di cultura. Il Gypsy, dunque, è uno dei tanti generi musicali che ti dà una possibilità, bisogna solo coglierla ed io spero pian piano di riuscirci. Una cosa è certa, suonare con gente del calibro di Angelo Debarre (ne approfitto per ricordare che 27 e 28 di maggio saremo con Angelo Debarre, prima a Campi Salentina (LE) e poi a Lecce), ti serve a capire quanto possa offrire la musica e ad aprire prespettive lungimiranti: il pane quotidiano del musicista. Non posso poi non esser grato al grande amico liutaio Serge Gallato, che viene tempestivamente incontro ad ogni esigenza tecnica e ai "capricci" di noi chitarristi, con un' umiltà e una pazienza che contraddistingue i "Grandi".
Visto che hai introdotto l'argomento, ti chiedo: qual è il tuo setup preferito? Ne hai uno diverso per i live e per lo studio? E quali sono le chitarre che maggiormente usi?
Il setup nel genere Manouche è quasi sempre standard, con un'azione di 3,5 mm al XII tasto ed una scalatura di corde un po' inconsueta, 011-046, generalmente di Savarez Argentine per quanto riguarda il live, dove occorre più potenza. La situazione può variare in studio, con la possibilità di successive regolazioni dei toni e dei volumi, dove a volte preferisco una scalatura 010-045 per una maggiore morbidezza dei suoni. In ogni caso il notevole spessore dei plettri da gypsy (2,5-3,5 mm)costituisce un forte vincolo sulla scelta della cordata; serve quindi una corda molto elastica con un ottimo rimbalzo che agevoli la tecnica del plettraggio appoggiato e del Rest-stroke. Nei grossi ensamble, poi, preferisco fondo e fasce in mogano mentre per le restanti situazioni va benissimo il palissandro. Le mie chitarre da gypsy sono comunque Gallato modello Selmer Maccaferri 452, per il fingerpicking invece uso una semiacustica di liuteria con corde in nylon con un sistema piezo esafonico RMC a sellette preamplificato, o semplicemente una Godin Multiac steel o nylon nelle situazioni giornaliere. Sono comunque consapevole che molte scelte potranno essere riviste.
E invece, per quanto riguarda l'amplificazione, quali ampli e filtri usi? Cerchi di ottenere un sound più acustico possibile, oppure ti "arrendi" alle manipolazioni dell'elettronica e delle valvole?
Fortunatamente il genere mi dà l'opportunità di lavorare senza filtri e senza tecnologie complicate; infatti uso un piccolo microfonino sulla buca con un pre FWF per la ripresa del suono ed eventualmente un unidirezionale esterno nel "live" o a condensatore in studio (Neumann o AKG), con i "mitici" ampli AER che ti danno una linea pulitissima e potentissima quasi completamente flat. L'accoppiata è vincente! Talvolta in studio uso David o Unico della Schertler con il "Big Tone", dal momento che il segnale in linea non è molto corposo. Continuo comunque a rifiutare l'effettistica, ché se già con tre manopoline divento matto nelle regolazioni, con migliaia di effetti finirei per suonare le nacchere in una clinica psichiatrica!!! No, scherzo, credo solo che una musica anni trenta, proiettata nel 2006, debba almeno portarsi dietro un po' di "Ambience" in cui si suonava senza neanche microfoni.
Parlami invece delle persone con cui normalmente suoni. So che fra loro ci sono anche grandi personalità musicali straniere, oltre che italiane. E nel caso, fra italiani e stranieri, vedi delle differenze nel modo di vivere il Gypsy ?
Purtroppo, il confronto Italia-estero non posso farlo per mancanza di termini di paragone. In Italia, per quel che riguarda il Gypsy, più che un vero e proprio inizio di genere d'ascolto c'è piuttosto la sensazione che questa musica possa funzionare. Sicuramente però loro,i francesi, rimarranno sempre gli originali. Pr ciò che mi riguarda, vorrei che noi non diventassimo le loro copie, ma che contaminassimo con la nostra cultura una musica già di per sé stupenda. Una comune collaborazione europea che però riesca meglio dell'Euro!!! L'Italia per il resto è piena di validissimi musicisti, un pochettino mortificati dalle abitudini musicali degli italiani, ma si deve pur "campà"! Nel corso di questi anni, dal momento in cui ho capito di voler essere musicista, ho avuto l'onore ed il piacere di confrontarmi con personaggi del calibro di Pat Martino, Tuck Andress, James O'Brien ed altre icone del jazz americano, per poi approfondire la conoscenza del panorama locale e nazionale. Un grazie particolare lo devo proprio allo "storiografo" dello swing italiano, Nicola Arigliano, che ha saputo sempre piegare una testa dura come la mia ad ascoltare i suoi consigli di inserimento ritmico e "stravaganza" esecutiva, pur essendo, lui ed io, musicalmente diversissimi. Ricordo con nostalgia Romano Mussolini, sempre pronto a dire la brutale verità sulle esecuzioni varie. Ne approfitto anche per salutare il mio grandissimo amico Salvatore Russo, "l'uomo dalle mille risorse", che riesce a suonare buona parte dei generi con una padronanza invidiabile (ciao ciao Salvato'). Ultimamente stiamo anche sperimentando l'inserimento della tromba nello stile manouche, con il bravissimo trombettista Andrea Sabatino, reduce dalla registrazione del suo ultimo lavoro con Fabrizio Bosso. La sperimentazione credo sia importante laddove non sovrasti la creatività. Con una serie di bravissimi musicisti del "progetto gypsy", Achille Matricardi (contrabbasso), Peppe Chiaradia (chitarra), Giancarlo Ala (chitarra), Claudio Rollo (chitarra), Dario Cavallo (musette), abbiamo cominciato a collaborare (o a chiedere rinforzi!!!) con Grandi del Gypsy: Angelo Debarre, Tchavolo Schmith, Dorado, e altri. L'intenzione è quella di gemellare diverse culture e tradizioni, perciò chiunque fosse interessato al progetto può visitare il nostro sito ed inviare una e-mail. Saremo felici di poter dare ulteriori spiegazioni.
Dario, una domanda per chiudere. Quali sono i tuoi progetti discografici? In particolare, qual è l'atteggiamento delle case discografiche italiane nei confronti di un genere come quello che tu suoni?
Dei progetti in cantiere posso dire, per il momento, che stiamo lavorando al fine di inserirci nel panorama musicale italiano, con questa nuova "proposta" musicale, nella maniera più indolore possibile, dal momento che, una musica così orecchiabile e fruibile per tutti potrebbe essere un'arma a doppio taglio nel caso in cui fosse spudoratamente commercializzata; non vorrei che facesse la fine della "pizzica" nostrana, brutalmente sperperata nelle pubbliche mangiatoie" di prodotti tipici locali. Non gradirei molto scrivere colonne sonore per i processi digestivi altrui se pur portasse ad estreme forme di guadagno!!! Anzi, tra un po' credo che l'aggettivo "culturale" non accompagnerà più il fenomeno storico del "Tarantismo" ma quello gastronomico della frisella e pomodori. Le case discografiche sanno bene come vendere i prodotti nuovi, ed il nostro fa molto gola, ma l'ombra della frisella aleggia sul nostro capo, e, dunque, credo non si possa dare in mano a chiunque un prodotto importato vergine da ogni contaminazione, quando si ha la responsabilità che questo debba necessariamente rimanere tale, ovvero un prodotto oltremodo culturale. Insomma, concedetemi il termine, non vorrei mai "sputtanare" una tradizione storica! Potrei citare diversi nomi, ma non lo faccio per estremo rispetto, di grandissimi musicisti, anche italiani, che si sono autodeclassati preferendo un paio d'anni di popolarità, non di gloria, per poi svanire nel nulla con il gruzzoletto strappato alle teen-agers e con la soddisfazione dei produttori che cercano subito un altro "pollo da spennare". Beh, penso di essermi sfogato abbastanza e credo sia giunto il momento di salutarci, non prima però di aver ringraziato te, Mario, che sei uno dei pochi che riesce a trovare sempre argomenti stimolanti sui quali discutere ancorché le solite str... stravaganti domande da inquisitore che molti prediligono. E' un vero piacere sapere che ci sia un numero sempre maggiore di gente che ci segue e ci incoraggia in questo progetto. Grazie ed in bocca al lupo a tutti voi per qualsiasi vostro sogno o inziativa in cui crediate davvero.
Grazie a te, Dario, anche da parte di tutti coloro che leggeranno questa intervista. La troveranno certamente interessante. Anch'io auguro a te grande fortuna, e di continuare sempre a suonare divertendoti, così come fai adesso.
M
Finalmente il Gypsy
Grazie per questa bella intervista, finalmente qualcuno che parla di musica manouche visto che e' un genere che in italia non e' ancora molto conosciuto, abito a torino da qualche anno ed e' proprio qui' che ho iniziato ad apprezzare questo genere, ogni anno a settembre si svolge un festival dedicato a django reinhard www.djangoreinhardt.it, questo per informare quanti volessero immergersi nel mondo manouche, in piu' vi segnalo un'altro gruppo che ultimamente sta' facendo molta strada e che il 07 maggio hanno suonato al bluenote di milano www.manomanouche.com, questo per incoraggiare tutti quelli che vogliono saperne di piu' su questo meraviglioso e affascinante mondo, grazie dario per il tuo contributo.
la solita storia.
"Dall'altra parte coesiste la musica per "gente di un certo livello - classe sociale - infinitamente acculturata", che è il Jazz (con pronuncia Jaaaaaaaazzz), la musica dei VIP, che forse ignorano sia nata nei campi di cotone ed evoluta nei bordelli. Meno si capisce di questa "cavolo" di musica, più la stessa diventa d'élite ed acquista il suo fascino. Ed è proprio qui che nascono i "trucchi", gli Standard Jazz, reinventati nelle forme più assurde ma profondamente "concettuali". Per carità, tutto il rispetto per il significato, per il nocciolo, ma non si può sempre buttar via tutto quello che c'è intorno, altrimenti si rimane sempre a stomaco vuoto!"
Sarà la teoria della storia per cicli, sarà il fatto che certi argomenti hanno più presa mediatica di altri, ma periodicamente torna a galla la solita, vecchia, trita, ormai inascoltabile storia del "jazz musica d'élite": che ora è diventata pure "la musica dei VIP" (!!!), che ovviamente (i VIP suddetti) ignorano che sia "nata nei campi di cotone ed evoluta nei bordelli"...
Questi argomenti mi scatenano una invincibile tristezza.
Mi comunica tristezza che nella maggior parte dei casi tali discorsi vengono da persone che il jazz "lo conoscono", ovviamente "lo hanno studiato", in molti casi provengono dal jazz (questa espressione è una delle mie preferite...) ma poi, per un motivo o per l'altro, questa musica non la suonano.
Un pochino più di onestà (anche a prescindere, di ragionamento) e cinque minuti immersi nell'ambiente (magari in una città che abbia un minimo di circuito, scuole, club, ecc) ci portano alla sconcertante rivelazione che ci sono musicisti che approcciano il jazz come musica classica, musicisti estremamente conservatori e focalizzati su un suono specifico (scelta più che legittima) e musicisti che invece scelgono un'apertura (in misura variabile) verso altri stili / esperienze (non solo / necessariamente musicali).
Incredibile! ;)
Non ho conoscenze ed esperienza nel "giro" del blues, dell'hard rock, ecc, ma credo di non fare delle supposizioni troppo spericolate se ipotizzo che queste dinamiche umane e stilistiche si ritrovino in qualunque contesto musicale.
[esagero? ok: in qualunque contesto artistico e umano]
Per quanto riguarda il discorso "culturale" (intellettuale, elitario, settario, cerebrale, ecc): piantiamola con sta menata della "musica cervellotica" (quindi artefatta, poco autentica, disonesta, costruita a tavolino) contrapposta alla musica del popolo (semplice, viscerale, ignorante-ma-ignorante-buona, diretta, onesta); Una conoscenza minima della storia del jazz, dei suoi molteplici percorsi, ci informa che le sue basi possono sì essere legate strettamente "ai campi di cotone", ma che la sua evoluzione è stata ed è talmente variegata che generalizzare è impossibile e ridicolo;
che anche gli innovatori del jazz non sono né uomini di cultura né "uomini del popolo";
che Charlie Parker non era certo un intellettuale salottiero, ma univa ad una profonda visceralità la consapevolezza profonda di essere in un certo modo élite, di stare facendo qualcosa di nuovo e unico (per contesto e per scelta).
che il Modern Jazz Quartet ha espresso musica sublime per creatività, ricerca, innovazione, capace di comunicare (almeno a me...) profondi sentimenti viscerali con la consapevolezza di fondere tradizione popolare e musica classica. E' cultura o no?
che la contrapposizione tra musica semplice e musica intellettuale non ci spiega da dove venga fuori (e dove sia andato) un personaggio come Charles Mingus.
che la semplicità, l'immediatezza, la ballabilità (sì!) di Ellington e Basie non si raggiungono se non si hanno alle spalle (oltre ad un talento innato) studi profondi di composizione, esperienza quotidiana e "professionale" sul suono, ecc.
che anche una caccola del jazz come me questa musica sta cercando di viversela, oltre che di suonarla, né più né meno come una esperienza musicale;
che mi dispiace che quello che suono non si capisca, ma posso suonare solo come sento, come mi viene, come le mie esperienze e preferenze (e limiti e ignoranza ecc) mi portano a suonare.
che non mi devo sentire obbligato a cambiare il mio modo di sentire / suonare perchè non è comprensibile o gradito a tutti, per cercare una semplicità che magari non sento, un coinvolgimento generico senza rivolgermi "ad una specifica categoria di persone": certo che lo faccio, mi rivolgo a chi (per esperienze, gusti, istinto, ecc) mi vuole ascoltare, è interessato a quello che faccio.
che non capisco (veramente) con che stomaco si parli di trucchi (!) parlando si standard "reinventati nelle forme più assurde ma profondamente 'concettuali'". Si scrive "reinterpretazione", "rilettura"; (spesso) si legge "creatività".
soprattutto fa strano che tali congetture servano a contrapporre il jazz ad uno stile a mio parere molto fossilizzato e formale (nei suoni, nelle strutture, ecc), che non si libera ancora dall'influenza schiacciante (non ancora intesa solo come ispirazione, ma quasi come metro unico di giudizio) di una figura mastodontica e (giustamente) idolatrata;
"In sostanza, quei pochi prodotti che entrano in Italia dall'oltreoceano scalzano via le nostre idee per far posto a cose che nascono da una cultura profondamente differente dalla nostra e, pertanto sono fuori luogo."
si parla di musica chiusa, elitaria, che rifiuta le intesezioni e poi si espone una questione in questi termini? perche' "pertanto fuori posto"? All'alba del 12 maggio 2006 possiamo ancora dire che il jazz nasca "da una cultura profondamente differente dalla nostra"?
"Non nascondo che fuori luogo mi sento anch'io, pugliese che suona Gypsy, ma, credimi, la spinta che ti dà una musica nata in Francia da un popolo che è rimasto sempre "Francese", può farti assumere la consapevolezza che noi non siamo gli altri, ma siamo alla ricerca di uno stimolo che ci convinca che comunque siamo alla pari degli altri."
Non capisco come ciò debba valere per una musica "nata in Francia da un popolo che è rimasto sempre Francese" (affermazione a mio parere discutibile) e non per una musica nata da qualche altra parte da un popolo che è rimasto sempre "di qualche altra parte".
"Anch'io auguro a te grande fortuna, e di continuare sempre a suonare divertendoti, così come fai adesso."
penso che questa chiosa racchiuda tutto ciò su cui dobbiamo veramente concentrarci tutti.
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Re:la solita storia.
Non credo si riferisse a chi suona il jazz, ma ai fruitori del jazz. Certo potrebbe essere intesa come una generalizzazione pericolosa, ma non credo fosse questo l'intento. Sono sicuro che si riferiva a quei "borghesotti" che seguono il filone dell'alternativo-dotto. Non so se mi sono spiegato bene, ma intendo dire che come ci possono essere i metallari solo di facciata, così ci possono essere ascoltatori di jazz che non lo fanno per un amore verso questa musica, ma solo per anticonformismo et similia.
<p>In SHRED we TRUST!</p>
Facci onore Professo'!!!
Volevo rispondere a "giuZe". Prima però devo ringraziare "il Pinelli" (giusto professo'?) ed "il Monteleone" per questa meravigliosa sorpresa regalataci! Abbiamo avuto il piacere e l'onore, come circolo jazz di Napoli "Contrattempo", di conoscere personalmente "il Pinelli", persona squisitissima, umilissima e preparatissima. Ma credo che il suo peggior difetto sia quello, perdonami Dario, di essere troppo educato e rispettoso nei confronti della gente, dando adito a commenti non del tutto (o per niente) pertinenti. Perciò, concordando con o' Professore, espliciterò gli eccessivi ritegni del Pinelli. Non ti si biasima (il "ti" è generico) quando qualcuno non capisce quello che stai suonando o esprimendo, ma quando NON CAPISCI NEMMENO TU (il "tu" è generico) QUELLO CHE CAZZO STAI SUONANDO O ESPRIMENDO!!! Ma poi, c'è qualcuno che lo capisce per te (il "te" è generico)! Salutoni, Salutoni Dario & Mario e, complimentoni ancora!!!
Alea (Dado)
Re:Facci onore Professo'!!!
quindi, applicando la tua interpretazione alla risposta che io citavo ("Meno si capisce di questa "cavolo" di musica, più la stessa diventa d'élite ed acquista il suo fascino.") devo dedurre che (secondo l'autore o secondo te) tutto il jazz si compone di gente che "non capisce nemmeno lei quel che cazzo sta suonando o esprimendo"?
non credo che né tu né lui intendeste questo; azzardo allora alla cieca altre interpretazioni (una giusta ci sará!)
forse la frase di Pinelli voleva intendere che
- nel jazz c'é gente che suona cose che non capisce [bella forza, in tutti gli stili musicali é cosí]
- il jazz é una musica cervellotica e intellettualoide, fredda e non comunicativa proprio in virtú del suo essere complicata: meglio tornare ad una musica piú semplice e spontanea ecc ecc [su questo semplicemente non sono d'accordo, ma non ho mica la patente di "giudice della musica". Nemmeno Pinelli, quindi pari e patta]
- _________________ [inserire altre interpretazioni]
il mio commento non é stato provocato da un eccessiva pacatezza o mitezza dell'affermazione, anche perché credo che l'affermazione (dal punto di vista del contenuto e non del tono, sia chiaro) fosse molto molto forte, ma non altrettanto dettagliata nella sua articolazione;
per intenderci, se uno dice "credo che dovremmo carcerare tutti quelli coi capelli rossi" e poi intendeva "solo quelli che commettono crimini" allora si é espresso male, ma non puó protestare se gli danno del pazzo.
se uno afferma
"Dall'altra parte coesiste la musica per 'gente di un certo livello - classe sociale - infinitamente acculturata', che è il Jazz"
io devo capire che intende il Jazz nel suo assoluto; se poi intendeva "solo la forma di jazz chiuso ed elitario ecc" ok, ma avrebbe potuto pesare meglio le parole; senza contare che, a mio avviso, é una banalitá, perché si puó dire di tutti i generi ed in tutte le discipline: a che scopo dirlo allora?
quindi, riassumo: il mio fastidio proveniva non da una critica verso il Pinelli musicista (che non ho mai sentito suonare); piuttosto verso il Pinelli retore, che a mio avviso si é espresso (nel contesto di quel discorso) con leggerezza e banalitá, rifriggendo un luogo comune che mi sta pesantemente sul gozzo.
Potremmo poi aprire un filone infinito su comunicativitá e ascoltabilitá della musica: mi permetto solo due considerazioni.
1) Non sono valori assoluti: ascoltando certi soli di Brecker da ragazzino mi sembravano assolutamente cacofonici e senza senso; dopo svariati anni (e esperienze musicali e auditive, ecc) trovo perfettamente ascoltabili (e spesso molto interessanti) anche certe forme di free jazz o di musica estemporanea. Il gusto cambia, l'orecchio cambia; le persone sono diverse; ["se questa musica non ti piace, torna tra un anno (o non tornare: c'é tanta musica in giro!)"]
2) se anche decidessimo che una certa performance é sgradevole da ascoltare, non é mellow, é ostica ecc questo non costituirebbe in maniera piú assoluta una ragione per non definirla valida;
il fatto che una musica sia complicata non implica che sia interessante, ma nemmeno il suo contrario.
il fatto che una musica sia semplice, "spontanea", viscerale non implica che sia interessante, e nemmeno il suo contrario.
[per me, ovviamente]
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Ubi maior, minor cessat!!!
Potrei risponderti se solo avessi capito qualcosa in quell'accozzaglia di sillogismi che ti piace usare. Credo che il termine "retore", dispregiativo ed offensivo per altro, sia molto più assimilabile alla tua persona. (retore=colui che fa discorsi ampollosi, artefatti, poveri di contenuti). Lasciatelo dire da chi la musica la studia storicamente davvero, prima di farfugliare sentenze sibilline ed ergerti ad oracolo: probabilmente ti sei sentito menzionato e parte attiva della "musica incriminata" ed adduci inopportune , inappropriate ed offensive (nei confronti di tutti) motivazioni che ricordano vivamente il catoniano "Cartago delenda est". Ma io da buon docente ti porgo un consiglio: continua, senza scagliarti contro chi non concorda con i tuoi teoremi, a suonare codesta musica "vera", rinfrancato, a tuo modo, dalla massima "ubi maior, minor cessat". Tanto mi sembra di aver capito che fra uno sconforto e l'altro non ci sia spazio proprio per nessuno! Ti saluto
[OT] mah
"Potrei risponderti se solo avessi capito qualcosa in quell'accozzaglia di sillogismi che ti piace usare. "
"accozzaglia: 1 spreg., folla disordinata di persone: un’a. di disperati 2 spreg., mucchio di cose alla rinfusa o disparate e discordanti tra loro: un’a. di libri"
potresti rispondermi se avessi accampato un argomento uno finora e/o se ne avessi da accampare per il futuro.
"Credo che il termine "retore", dispregiativo ed offensivo per altro, sia molto più assimilabile alla tua persona. (retore=colui che fa discorsi ampollosi, artefatti, poveri di contenuti). "
credo che sarei orgoglioso se il termine "retore", che nel mio immaginario rimanda ad una persona che sa trattare la lingua e con la lingua ("retorica (dal greco rhetoriké téchne, arte del dire), o rettorica, è l'arte di strutturare intenzionalmente una successione di argomenti (discorso) in una determinata forma dialettica), mi fosse applicabile: amo le parole e chi le sa trattare in modo proprio.
"Lasciatelo dire da chi la musica la studia storicamente davvero..."
[...]
"...prima di farfugliare sentenze sibilline ed ergerti ad oracolo"
[farfugliare: 1 v.intr.parlare in modo confuso, balbettare: farfugli sempre invece di parlare! 2 v.tr., dire in modo confuso, balbettando: f. poche parole]
non mi pare di avere farfugliato; mi pare di avere argomentato in una forma sintatticamente corretta.
non ho neanche sparato sentenze totalizzanti: era ed é chiaro che di mie opinioni trattasi (che tra l'altro non mi sono ancora state contestate in modo argomentato).
"probabilmente ti sei sentito menzionato e parte attiva della 'musica incriminata'..."
cioé del jazz tutto, ricordo. :)
"...ed adduci inopportune , inappropriate ed offensive (nei confronti di tutti) motivazioni..."
inopportune: dove e perché? (= argomenti.) inappropriate: dove e perché (= argomenti!) offensive (nei confronti di tutti): dove, come e perché? (= argomenti, su!)
"continua, senza scagliarti contro chi non concorda con i tuoi teoremi, a suonare codesta musica 'vera', rinfrancato, a tuo modo, dalla massima "ubi maior, minor cessat". "
continueró, grazie professore. noto solo che raramente "mi scaglio", non propongo teoremi ma opinioni. Col maior preferisco suonarci, quando si presenta l'occasione, invece di cessare.
"Tanto mi sembra di aver capito che fra uno sconforto e l'altro non ci sia spazio proprio per nessuno! "
questa francamente non l'ho capita io.
ave.
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Re:[OT] mah
A cicio, e vatte a fa' nna caminata che te sta a scureggià er cervello, a qua dovemo parlà de musica buona, no dde tutte 'ste liste de a spesa, che ne stai a triturà. Perciò, mo' che te sei 'mparato pure a legge er vocabbolario, apri alla "V" e VATTENE A QUER PAESE!!! Vai Dario che sei 'na potenza! Firmato I Romanacci Zio, Brosk e Sandrino Bacioni!
P.S. ...E pure tu, a professo', e nun te attacca'!!!
Re:[OT] mah
No, no, il mio tempo è prezioso! Volevo piuttosto, bypassando antipatici punzecchiamenti fuorvianti, chiedere se fosse possibile, dal momento che leggo tra le risposte un "rest-stroke", sapere qualcosa in più su queste particolarissime tecniche tzigane. Vi ringrazio infinitamente per l'attenzione che vorrete prestare!
Luca (gipsyman)
La solita storia non per tutti!
Mio caro, a prescindere dal fatto che io ascolto la musica di Dario Pinelli, e posso assicurarti che di statico vi è ben poco, riesco comunque ad essere obbiettivo. Credo tu non abbia afferrato bene il concetto. Non si parla di mortificazione dell'espressività, anzi, la si mette in risalto, solo che, come credo anch'io, c'è gente che marcia sul fatto che la classe che si autodefinisce "colta" per forza, accetterebbe anche la più grossa stronzata proposta, pur di sentirsi capace più degli altri a capire ed apprezzare concetti difficili (che molte volte sono fini a se stessi!). Io sono un docente universitario di storia della musica a Palermo, nonché musicista (di storie ne ho studiate e vissute), e ti garantisco che la cosa più brutta è, nei suddetti contesti, l'accorgersi che non ci sarebbe differenza se a suonare al posto tuo ci fosse un qualsiasi coglione in cerca di soldi (e di fama forse!). La gente criticata dal Pinelli è quella che viene non per ascoltare la musica ma per il dopo-spettacolo, dove sarà libera di chiacchierare gareggiando "all'abito più bello" o "alla filosofia maccheronica". No, amico mio, credo non gradiresti nemmeno tu se un tuo familiare ti volesse bene solo nei contesti di sfida e confronto con gli altri!!! E, dal momento che la musica è una grande famiglia...
In bocca al lupo Dario!
Meraviglioso
E' fantastico che si parli di manouche. Amo la musica di Django e mi impressiono ogni volta davanti a Stochelo Rosenberg. Quella percussività talvolta sincopata è eccezionale. Tutto è melodico, ritmato ,aggressivo o meglio passionale e tecnicamente ineccepibile. E' uno stile meraviglioso Complimenti per l intervista.
Ciao Marco
<p>Ciao
Marco</p>
Alea, alea!!!
Se ti avessi come allievo... Come dice anche il tuo nome, una volta tirate certe parole non si può più tornare indietro. Mio malgrado concordo pienamente! Grazie di aver pubblicato quest'intervista che creerà spazio a nuove collaborazioni, solo non vedo come contattare "il Pinelli"(giusto Alea?). Metteteci un sito un link... Grazie O' Professore!!!
Re:Alea, alea!!!
Ciao gipsyman, il link al sito di Dario lo trovi all'inizio e verso la fine del testo. :-D Ti concedo che l'entusiasmo per l'intervista - che mi riempie di immenso piacere - ti abbia annebbiato la vista :-D :-D :-D.
M
You expect us to swallow this crap?
Re:Alea, alea!!!
Boh non ho capito la metà dei commenti di questa pagina (nel senso che non ne ho capito uno lungo il triplo degli altri) però vi dico che se mia sorella si è innamorata di Django pur essendo una che ascolta la house o Ligabue/Vasco insomma una dai gusti molto commerciali significa che questo genere ha un pubblico potenzialmente molto più vasto a differenza di quasi tutti gli altri tipi di jazz...poco ma sicuro!
Sono soddisfazioni
Che bello ..... il mio maestro su questo prestigioso portale. Eh si, perché io sono tra quei fortunati che ha avuto il piacere di poter annoverare Dario Pinelli tra i suoi insegnanti di chitarra. Eh già, so' soddisfazioni .... pardòn .... soddisfazzzioni come dicono i vecchietti dalle mie parti !!!! Venedo alle polemiche in commento all'intervista, ritengo che ciò che Dario ha espresso circa la diatriba massa/elite non contiene alcunchè di offensivo. L'unico suo pensiero era rivolto a quelle persone che, pur non avendo mai sentito un intro di uno standard jazz, accorrono a quei concerti solo per (nella loro mente) nobilitarsi per un paio d'ore o poco più. Uno squallido tentativo di apparire davanti agli altri senza neanche avere la minima conoscenza di quel che viene proposto dall'artista presente sul palco (Maria De Filippi e consorte, docet). Il jazzista non è necessariamente quello imbacuccato di tutto punto con giacca, cravatta e pantaloni di vigogna (rigorosamente griffati). Può essere anche l'agricoltore con la camicia a quadri e maniche rimboccate, ma comunque una persona che ha una minima idea e conoscenza di quello stile musicale. Il jazz è nato come musica popolare (insomma il quartiere di Storyville a New Orleans non era certo il massimo dello chic). E' una musica che può diventare , sebbene sia apparentemente complicata, patrimonio di tutti (speriamo non delle major commerciali). Il fatto è che nel nostro BelPaese cerchiamo la canzoncina facile che si presta all'ascolto più distratto e superficiale. Ed il jazz, non è questo richiede un ascolto attento e certosino (manca da noi, l'educazione all'ascolto che non investe solo la musica ma ogni campo nel quale agiamo). Chiusa questa parentesi dolente, auguro al mio professore tutta la fortuna possibile in ambito musicale e non solo e ringrazio lo staff di Accordo per l'attenzione riservatagli.
Cesare
Re:Sono soddisfazioni
Sono anche io molto contento se si da spazio alla musica manouche alla quale mi sono avvicinato recentemente. Peccato non sentire sul sito di Dario (che non ho il piacere di conoscere) qualche sample di chitarra manouche ..Peccato Saluti e complimenti
Per georgeb
I sample ci sono dei brani manouche suonati da Dario; entrando nel suo sito, devi cliccare su Gipsy Project, poi sulla foto e infine scorrere tutta la pagina. Nella parte in basso troverai i sample in formato zip ! Ciao
viva django
ho letto la tua intervista e l'ho salvata sul mio computer perchè condivido molte delle cose che dici Ho avuto la fortuna di abitare in Alsazia per un periodo...lì mi sono innamorato della musica manouche e della cultura francese in generale, tanto che ho deciso di abbandonare il rock e di dedicarmi per un bel po' a questo genere.
Io sono di Napoli, mi piacerebbe studiare la chitarra gipsy, ma dalle mie parti non ho ancora travato un insegnante specializzato in questo genere, infatti volevo sapere se qualcuno sul forum può aiutarmi ad avere qualche contatto!
au revoir
Rest-Stroke
Buona parte della tecnica "gypsy" richiede l'appoggiato, per di più, la plettrata all'in giù si ripete ad ogni scendere di corda. In questo modo gli "appoggi" sono ripetuti, gli accenti sono quasi sempre in battere e le scale/arpeggi riescono molto più fluide e continuative. Il plettro, di spessore notevole, deve adattarsi alla corda con la giusta dose di forza che le dita della mano destra daranno opportunamente, allentando o rinforzando la pressione indice-pollice. Per riuscire ad usufruire al meglio di questa tecnica, la mano destra deve rimanere a polso alto, senza appoggio al ponte! ...Tutto ciò è molto più semplice da suonare che da spiegare!!! :-) Un salutone a tutti. Dario Pinelli
in bocca al lupo a Dario
Non mi va, e non ho le competenze, per prendere parte alla discussione che si è svolta nei giorni precedenti. Vorrei solo dire che in un contesto musicale come quello italiano, inquinato da logiche di promozione e marketing, e in cui il talento è fattore spesso secondario, la determinazione di Dario mi impressiona molto. Mi auguro con tutto il cuore che continui le sue sperimentazioni, perché l'impegno e la serietà dei propri obiettivi alla fine premiano sempre. Vivo a Roma e qui lo spazio dedicato alla musica fuori dai circuiti delle hit parade è davvero ridicola. In bocca al lupo, Dario, vieni presto a Roma e sveglia un po' dal torpore questa città.
Madooooooooooooooooo
Antonello
www.antonellocatanese.net
www.myspace.
Madooooooooooooooooo
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