Dario Pinelli, ovvero, il Manouche italiano

di Mario Monteleone - accordiano #10 | 12 May 2006 @ 08:04 |
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Si scrive Gypsy, ma in realtà si legge Django, Bireli, o Stochelo, se volete. Il Gypsy e gli gitani sembrano, da sempre, essere in una continua simbiosi osmotica, perché non c’è Gypsy senza gitani, e non ci sono mai stati gitani senza Gypsy. Già, i gitani, funambolici nel suonare violini e bizzarre chitarre dalla buca ovale, sempre un po’ eccentrici, con quei loro nomi strani, e il loro modo di apparire familiari ma comunque apolidi, e un po' anarchici.

Perciò, Gypsy è uguale a “gitano”, come’è noto. Tuttavia il Gypsy ha una nazione d’adozione specifica: la Francia, da sempre culturalmente più aperta a raccogliere quei fenomeni che altrove non avrebbero mai potuto fare breccia. Basta pensare ad esempio al razzismo distruttivo della Germania degli anni ’30, per capire quanto sia stata preziosa e importante la Francia nel secolo scorso nel far sopravvivere popoli e forme d’arte che, altrimenti, sarebbero scomparsi per sempre.

Infatti, il termine Manouche, che è ovviamente francese, connota il Gypsy di una sensazione esotica, e immerge i suoi interpreti in un aurea di magia. In italiano Manouche si traduce con “zingaro”, termine che ha connotazioni non proprio amichevoli, mentre “gitano” è utilizzato solo per contesti più colti (la Carmen di Bizet, ad esempio, ha dei gitani). Si tratta solo di una sfumatura linguistica? Non credo. Il lessico e la lingua portano con loro anche i limiti del popolo che li usa: forse in Italia il Gypsy, e la sua cultura, non sono mai stati compresi fino in fondo. E in Francia, Django è stato e sempre sarà un Manouche.

Di recente, e davvero per caso, mi è capitato di imbattermi in una vera rarità: un Manouche tutto italiano, per la precisione pugliese, che suona Gypsy con i grandi nomi del Gypsy, ed è amico di Serge Gallato. Il suo nome è Dario Pinelli, ed ovviamente il suo status di straniero fra gli apolidi mi ha di fatto molto incuriosito. Ho pensato quindi di fargli qualche domanda, che vi riporto qui di seguito. La prima domanda è ovviamente quasi scontata.

Come si arriva a scegliere di suonare Gypsy non essendo gitano e provenendo da una regione meridionale dell'Itala la cui musica folkloristica è così radicalmente diversa dal Gypsy?

Io credo che qualsiasi approccio alla musica o all'arte in generale non sia un processo consapevole o apertamente ragionato; è come se un ragazzino si chiedesse perché cammina ormai da solo invece d'essere ancora spinto, comodamente seduto sul passeggino, o ancora, decidesse spontaneamente di farsi spuntare la barba e via dicendo. Ritengo che ovunque ci siano libertà e spazio per le idee, l'avvicinamento a qualcosa piuttosto che ad un'altra sia solo un naturale processo di somatizzazione della propria esperienza e di valorizzazione del proprio istinto ed il perché di una scelta possa essere solo oggetto di supposizioni. Per quel che mi riguarda, sono stato sempre un amante di tutto ciò che è estrinsecamente bello, insomma bello per natura, poiché sono convinto che ci si affanni tanto a ricercare la bellezza concettuale nelle cose prescindendo dal fatto che spesso le cose sono già molto belle di per sé, e non è superficialità la mia, è solo consapevolezza che la "semplicità" delle cose è di già un bel grosso concetto e, cosa importantissima, un concetto universale. La mia provenienza, dunque, dalla "terra del ritmo" e del Tarantismo, mi spinge verso il ritmo marcato, verso il ritmo quasi "indiavolato", ma l'assenza di grossi costrutti armonici mi ha sempre spinto via dalla mia terra. La svolta, per me, è stato proprio il Gypsy Jazz, frutto di una tradizione musicale ripulita da qualsiasi ammiccamento accademico, per certi aspetti molto simile alla nostra ma per altri differentissima. Il non perdere mai quel fraseggio, così tecnico eppure così melodico ed orecchiabile, all'interno dei soli, mi dà l'idea di una grossa festa di paese, dove c'è chi suona, chi balla e chi ascolta, ma tutti si divertono allo stesso modo pur facendo cose differenti; dove ti infili in testa quei semplici motivetti che ti torneranno su a vita ma non ricorderai mai dove tu li abbia sentiti. Insomma, lo dico con convinzione ed a caratteri cubitali: per me la musica è come la donna: deve esser bella anche senza trucco.

Quali potrebbero essere a tuo parere i possibili "trucchi" da cui tenersi alla larga? Ne trovi alcuni che "infestano" oggi la musica? E quale tipo di musica è maggiormente “infestata”?

Bella domanda; è incredibile come la stessa parola possa assumere significati diametralmente opposti. Trucco come "segreto" o trucco come "sola" (fregatura); effettivamente da una decina d'anni a questa parte, forse anche più, la musica si amalgama sempre meglio a quella che è, o che sta diventando, la nostra società, una società fatta di numeri, numeri grossi. Partire dal "Volare" sanremese di Domenico Modugno per scendere a terra, nel 2006, a beccare come un "piccione", credo stia a dimostrare che le ali per spiccare il volo le abbiamo perse per davvero! Non credo sia molto bello che la nostra nazione si faccia conoscere musicalmente all'estero solo per un festival pieno di polemiche. Ci siamo blindati in casa nostra bloccando quella smisurata crescita cultural-musicale che fece, in altri tempi, l'Italia, culla della musica mondiale: Verdi, Rossini, Puccini... Così, a mio avviso, questa nostra cara Terra, ci rioffre sempre lo stesso piatto rimescolato e camuffato da primo, da secondo o da frutta. Il tema dell'amore distrutto o impossibile ci soffoca ormai da anni; la musica leggera, dunque, è diventata una mega dose di Valium dopo una Red Bull. Dall'altra parte coesiste la musica per "gente di un certo livello - classe sociale - infinitamente acculturata", che è il Jazz (con pronuncia Jaaaaaaaazzz), la musica dei VIP, che forse ignorano sia nata nei campi di cotone ed evoluta nei bordelli. Meno si capisce di questa "cavolo" di musica, più la stessa diventa d'élite ed acquista il suo fascino. Ed è proprio qui che nascono i "trucchi", gli Standard Jazz, reinventati nelle forme più assurde ma profondamente "concettuali". Per carità, tutto il rispetto per il significato, per il nocciolo, ma non si può sempre buttar via tutto quello che c'è intorno, altrimenti si rimane sempre a stomaco vuoto! In sostanza, quei pochi prodotti che entrano in Italia dall'oltreoceano scalzano via le nostre idee per far posto a cose che nascono da una cultura profondamente differente dalla nostra e, pertanto sono fuori luogo. Così la trattoria fa posto al pub, la tombola al bingo... Non nascondo che fuori luogo mi sento anch'io, pugliese che suona Gypsy, ma, credimi, la spinta che ti dà una musica nata in Francia da un popolo che è rimasto sempre "Francese", può farti assumere la consapevolezza che noi non siamo gli altri, ma siamo alla ricerca di uno stimolo che ci convinca che comunque siamo alla pari degli altri.

E a te, suonando Gypsy Jazz, ti sembra di suonare la musica dei VIP, o quale altro tipo di musica? Cos’è il Gypsy per te, dal punto di vista musical-culturale?

Vorrei evitare di pensare che la mia musica si rivolga ad una specifica categoria di persone. Non serve una determinata classe di gente per comunicare, le barriere sono deleterie per ogni tipo di linguaggio. La semplicità è non di rado sinonimo di spontaneità ed io cerco proprio questo, non un applauso in abito da sera, sommesso ed ovattato per non rovinare lo smalto alle unghie, ma piuttosto la naturalezza di un grido di soddisfazione. Così come un buon artista non si deve contenere nell'esternare le sue sensazioni, un buon pubblico non deve esitare nel fare altrettanto. Io ho detto e ripeto che il Gypsy è una cosa che piace molto a me e quindi è il linguaggio che riesce a farmi esprimere meglio, è la mia lingua; non credo di esser detentore di verità assolute o di concetti esclusivi, come del resto ritengo non lo sia nessuno, non esiste un genere per tutti, ma una sorta di "arte nell'arte", una combinazione di musicista e musica che risulta poi vincente. Credo che ogni qual volta la musica lasci un ricordo, positivo o negativo ma comunque critico e non superficiale, si possa parlare di cultura. Il Gypsy, dunque, è uno dei tanti generi musicali che ti dà una possibilità, bisogna solo coglierla ed io spero pian piano di riuscirci. Una cosa è certa, suonare con gente del calibro di Angelo Debarre (ne approfitto per ricordare che 27 e 28 di maggio saremo con Angelo Debarre, prima a Campi Salentina (LE) e poi a Lecce), ti serve a capire quanto possa offrire la musica e ad aprire prespettive lungimiranti: il pane quotidiano del musicista. Non posso poi non esser grato al grande amico liutaio Serge Gallato, che viene tempestivamente incontro ad ogni esigenza tecnica e ai "capricci" di noi chitarristi, con un' umiltà e una pazienza che contraddistingue i "Grandi".

Visto che hai introdotto l'argomento, ti chiedo: qual è il tuo setup preferito? Ne hai uno diverso per i live e per lo studio? E quali sono le chitarre che maggiormente usi?

Il setup nel genere Manouche è quasi sempre standard, con un'azione di 3,5 mm al XII tasto ed una scalatura di corde un po' inconsueta, 011-046, generalmente di Savarez Argentine per quanto riguarda il live, dove occorre più potenza. La situazione può variare in studio, con la possibilità di successive regolazioni dei toni e dei volumi, dove a volte preferisco una scalatura 010-045 per una maggiore morbidezza dei suoni. In ogni caso il notevole spessore dei plettri da gypsy (2,5-3,5 mm)costituisce un forte vincolo sulla scelta della cordata; serve quindi una corda molto elastica con un ottimo rimbalzo che agevoli la tecnica del plettraggio appoggiato e del Rest-stroke. Nei grossi ensamble, poi, preferisco fondo e fasce in mogano mentre per le restanti situazioni va benissimo il palissandro. Le mie chitarre da gypsy sono comunque Gallato modello Selmer Maccaferri 452, per il fingerpicking invece uso una semiacustica di liuteria con corde in nylon con un sistema piezo esafonico RMC a sellette preamplificato, o semplicemente una Godin Multiac steel o nylon nelle situazioni giornaliere. Sono comunque consapevole che molte scelte potranno essere riviste.

E invece, per quanto riguarda l'amplificazione, quali ampli e filtri usi? Cerchi di ottenere un sound più acustico possibile, oppure ti "arrendi" alle manipolazioni dell'elettronica e delle valvole?

Fortunatamente il genere mi dà l'opportunità di lavorare senza filtri e senza tecnologie complicate; infatti uso un piccolo microfonino sulla buca con un pre FWF per la ripresa del suono ed eventualmente un unidirezionale esterno nel "live" o a condensatore in studio (Neumann o AKG), con i "mitici" ampli AER che ti danno una linea pulitissima e potentissima quasi completamente flat. L'accoppiata è vincente! Talvolta in studio uso David o Unico della Schertler con il "Big Tone", dal momento che il segnale in linea non è molto corposo. Continuo comunque a rifiutare l'effettistica, ché se già con tre manopoline divento matto nelle regolazioni, con migliaia di effetti finirei per suonare le nacchere in una clinica psichiatrica!!! No, scherzo, credo solo che una musica anni trenta, proiettata nel 2006, debba almeno portarsi dietro un po' di "Ambience" in cui si suonava senza neanche microfoni.

Parlami invece delle persone con cui normalmente suoni. So che fra loro ci sono anche grandi personalità musicali straniere, oltre che italiane. E nel caso, fra italiani e stranieri, vedi delle differenze nel modo di vivere il Gypsy ?

Purtroppo, il confronto Italia-estero non posso farlo per mancanza di termini di paragone. In Italia, per quel che riguarda il Gypsy, più che un vero e proprio inizio di genere d'ascolto c'è piuttosto la sensazione che questa musica possa funzionare. Sicuramente però loro,i francesi, rimarranno sempre gli originali. Pr ciò che mi riguarda, vorrei che noi non diventassimo le loro copie, ma che contaminassimo con la nostra cultura una musica già di per sé stupenda. Una comune collaborazione europea che però riesca meglio dell'Euro!!! L'Italia per il resto è piena di validissimi musicisti, un pochettino mortificati dalle abitudini musicali degli italiani, ma si deve pur "campà"! Nel corso di questi anni, dal momento in cui ho capito di voler essere musicista, ho avuto l'onore ed il piacere di confrontarmi con personaggi del calibro di Pat Martino, Tuck Andress, James O'Brien ed altre icone del jazz americano, per poi approfondire la conoscenza del panorama locale e nazionale. Un grazie particolare lo devo proprio allo "storiografo" dello swing italiano, Nicola Arigliano, che ha saputo sempre piegare una testa dura come la mia ad ascoltare i suoi consigli di inserimento ritmico e "stravaganza" esecutiva, pur essendo, lui ed io, musicalmente diversissimi. Ricordo con nostalgia Romano Mussolini, sempre pronto a dire la brutale verità sulle esecuzioni varie. Ne approfitto anche per salutare il mio grandissimo amico Salvatore Russo, "l'uomo dalle mille risorse", che riesce a suonare buona parte dei generi con una padronanza invidiabile (ciao ciao Salvato'). Ultimamente stiamo anche sperimentando l'inserimento della tromba nello stile manouche, con il bravissimo trombettista Andrea Sabatino, reduce dalla registrazione del suo ultimo lavoro con Fabrizio Bosso. La sperimentazione credo sia importante laddove non sovrasti la creatività. Con una serie di bravissimi musicisti del "progetto gypsy", Achille Matricardi (contrabbasso), Peppe Chiaradia (chitarra), Giancarlo Ala (chitarra), Claudio Rollo (chitarra), Dario Cavallo (musette), abbiamo cominciato a collaborare (o a chiedere rinforzi!!!) con Grandi del Gypsy: Angelo Debarre, Tchavolo Schmith, Dorado, e altri. L'intenzione è quella di gemellare diverse culture e tradizioni, perciò chiunque fosse interessato al progetto può visitare il nostro sito ed inviare una e-mail. Saremo felici di poter dare ulteriori spiegazioni.

Dario, una domanda per chiudere. Quali sono i tuoi progetti discografici? In particolare, qual è l'atteggiamento delle case discografiche italiane nei confronti di un genere come quello che tu suoni?

Dei progetti in cantiere posso dire, per il momento, che stiamo lavorando al fine di inserirci nel panorama musicale italiano, con questa nuova "proposta" musicale, nella maniera più indolore possibile, dal momento che, una musica così orecchiabile e fruibile per tutti potrebbe essere un'arma a doppio taglio nel caso in cui fosse spudoratamente commercializzata; non vorrei che facesse la fine della "pizzica" nostrana, brutalmente sperperata nelle pubbliche mangiatoie" di prodotti tipici locali. Non gradirei molto scrivere colonne sonore per i processi digestivi altrui se pur portasse ad estreme forme di guadagno!!! Anzi, tra un po' credo che l'aggettivo "culturale" non accompagnerà più il fenomeno storico del "Tarantismo" ma quello gastronomico della frisella e pomodori. Le case discografiche sanno bene come vendere i prodotti nuovi, ed il nostro fa molto gola, ma l'ombra della frisella aleggia sul nostro capo, e, dunque, credo non si possa dare in mano a chiunque un prodotto importato vergine da ogni contaminazione, quando si ha la responsabilità che questo debba necessariamente rimanere tale, ovvero un prodotto oltremodo culturale. Insomma, concedetemi il termine, non vorrei mai "sputtanare" una tradizione storica! Potrei citare diversi nomi, ma non lo faccio per estremo rispetto, di grandissimi musicisti, anche italiani, che si sono autodeclassati preferendo un paio d'anni di popolarità, non di gloria, per poi svanire nel nulla con il gruzzoletto strappato alle teen-agers e con la soddisfazione dei produttori che cercano subito un altro "pollo da spennare". Beh, penso di essermi sfogato abbastanza e credo sia giunto il momento di salutarci, non prima però di aver ringraziato te, Mario, che sei uno dei pochi che riesce a trovare sempre argomenti stimolanti sui quali discutere ancorché le solite str... stravaganti domande da inquisitore che molti prediligono. E' un vero piacere sapere che ci sia un numero sempre maggiore di gente che ci segue e ci incoraggia in questo progetto. Grazie ed in bocca al lupo a tutti voi per qualsiasi vostro sogno o inziativa in cui crediate davvero.

Grazie a te, Dario, anche da parte di tutti coloro che leggeranno questa intervista. La troveranno certamente interessante. Anch'io auguro a te grande fortuna, e di continuare sempre a suonare divertendoti, così come fai adesso.

M

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Tutti i commenti

  • Finalmente il Gypsy
    di sciani - accordiano #3555 | 12 May 2006 @ 09:56
  • la solita storia.
    di giuZe - accordiano #9228 | 12 May 2006 @ 11:28
    --
    <p><a href="http://infopantajazz.altervista.org">i
    • Re:la solita storia.
      di Henryx - accordiano #1323 | 14 May 2006 @ 01:20
      --
      <p>In SHRED we TRUST!</p>
    • Facci onore Professo'!!!
      di aleaiactaest - accordiano #10272 | 12 May 2006 @ 13:19
      • Re:Facci onore Professo'!!!
        di giuZe - accordiano #9228 | 12 May 2006 @ 18:54
        --
        <p><a href="http://infopantajazz.altervista.org">i
        • Ubi maior, minor cessat!!!
          di gipsyman - accordiano #10271 | 12 May 2006 @ 20:37
          • [OT] mah
            di giuZe - accordiano #9228 | 12 May 2006 @ 21:59
            --
            <p><a href="http://infopantajazz.altervista.org">i
            • Re:[OT] mah
              di iromanacci - accordiano #10279 | 13 May 2006 @ 00:41
              • Re:[OT] mah
                di gipsyman - accordiano #10271 | 13 May 2006 @ 11:28
    • La solita storia non per tutti!
      di gipsyman - accordiano #10271 | 12 May 2006 @ 12:11
  • Meraviglioso
    di willofinstinct - accordiano #4276 | 12 May 2006 @ 12:49
    --
    <p>Ciao
    Marco</p>
  • Alea, alea!!!
    di gipsyman - accordiano #10271 | 12 May 2006 @ 13:52
    • Re:Alea, alea!!!
      di Mario Monteleone - accordiano #10 | 12 May 2006 @ 14:04
      --
      M

      You expect us to swallow this crap?
      • Re:Alea, alea!!!
        di paternello - accordiano #7450 | 14 May 2006 @ 01:59
        • Sono soddisfazioni
          di cgennari - accordiano #10275 | 15 May 2006 @ 12:51
          • Re:Sono soddisfazioni
            di georgeb - accordiano #5512 | 15 May 2006 @ 14:39
            • Per georgeb
              di cgennari - accordiano #10275 | 15 May 2006 @ 14:53
  • viva django
    di inuyasha - accordiano #7898 | 18 May 2006 @ 15:18
  • Rest-Stroke
    di dariopin - accordiano #10337 | 21 May 2006 @ 16:22
  • in bocca al lupo a Dario
    di pamandu - accordiano #10428 | 01 June 2006 @ 14:52
  • Madooooooooooooooooo
    di Kata_ts - accordiano #2290 | 28 November 2008 @ 14:51
    --
    Antonello
    www.antonellocatanese.net
    www.myspace.
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    di Kata_ts - accordiano #2290 | 28 November 2008 @ 14:51
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