La sua storia personale rivela una originale visione della chitarra acustica che lo ha condotto a progettare e commercializzare strumenti a proprio nome in collaborazione con i più importanti liutai nord-americani. Le sue chitarre sono frutto di ricerche storiche e brillanti intuizioni, e rappresentano una sorta di ponte fra tradizione e modernità.
Progettate con un preciso riferimento timbrico alle Martin OM prodotte tra il 1929 e il 1933 – obiettivo assai focalizzato – coniugano il suono leggendario delle chitarre pre-war con un moderno design caratterizzato dalla spalla mancante e da precise proporzioni di manico e tastiera, secondo moderni criteri di suonabilità e affidabilità. Una visione da musicista, che si discosta dal culto per le repliche e dai valori di certo collezionismo vintage.

Le chitarre disegnate da Schoenberg vengono realizzate una alla volta su ordinazione da famosi liutai come Sexauer, Anderson, Russell, con prezzi che si aggirano attorno agli 8mila dollari. Dunque chitarre per ricchi. Ma le ultime mosse di Eric Schoenberg rivelano ancora una volta la sua originale interpretazione del ruolo della chitarra acustica e, più in generale, la sua filosofia sulle funzioni sociali della musica.
Come avvenne per la realizzazione del suo primo modello, prodotto in collaborazione con C.F. Martin, che tra il 1986 e il 1994 ne realizzò 5cento esemplari assemblando veri e propri kit di montaggio preparati da Dana Bourgeois, oggi Eric Schoenberg ha trovato un nuovo partner industriale in Recording King, marchio emergente della multinazionale cinese AXL, che si è messo in luce con la produzione di ottimi strumenti industriali a basso costo ispirati ai modelli americani pre-war.
Scelta spiazzante, non solo perché avviene nel bel mezzo della polemica sull’impatto del made in China sul mondo della liuteria, ma perché l’obiettivo della collaborazione è la produzione di una linea di chitarre sotto la soglia dei mille dollari basata proprio su alcuni prestigiosi modelli di Schoenberg.
In buona sostanza: Schoenberg industriali in versione economica!
Inoltre la scelta è caduta sullo sviluppo di una tipologia di chitarre non molto diffusa, la Parlour, in cui Schoenberg sembra aver trovato nuove proporzioni ideali per la realizzazione dei suoi personali criteri di timbro e suonabilità. I risultati sono lusinghieri: le piccole Recording King a dodici tasti e spalla mancante derivate dalla “Schoenberg Standard” stanno collezionando ottime recensioni da parte della stampa specializzata, mentre sui forum in rete si diffonde il passaparola e aumentano le richieste.
Con un po’ di malizia si può interpretare la scelta di Schoenberg come una mossa di marketing orientata a promuovere il suo marchio verso il grande pubblico, ma è proprio nei forum in rete che Schoenberg dialoga con i consumatori spiegando le ragioni della sua scelta, che sembra orientata a ben altri princìpi con rara chiarezza di idee. Ed è quanto meno affascinante leggere la sua autorevole opinione sulla questione degli strumenti made in China e il suo racconto delle fasi di sviluppo del suo progetto con Recording King.
Di seguito, la traduzione di alcuni estratti dagli interventi di Eric Schoenberg su “Unofficial Martin Guitar Forum”.
Sulla liuteria industriale cinese
“Anch’io preferisco acquistare prodotti nazionali quando è possibile. Tuttavia qui abbiamo un esempio di come siano emersi i bisogni dei musicisti. Come insegnante, ho sempre avvertito fortemente che, per i giovani musicisti, è importantissimo avere lo strumento giusto. Da bambino il mio primo strumento è stato il clarinetto; il clarinetto di metallo che mi avevano dato era probabilmente inadatto a produrre musica, anche se suonato da un musicista professionista. E’ mai possibile che un principiante si avvii alla musica in questo modo?
Queste Recording Kings rappresentano lo sforzo di produrre strumenti di qualità professionale al prezzo di quelli per studenti. Offrono una visione da musicista e insegnante (io) della giusta forma e ampiezza del manico, della dimensione della cassa e delle qualità timbriche che i musicisti dovrebbero avere a disposizione per far fluire e crescere la loro musica.
C’è inoltre la questione della massima importanza di dare queste qualità a quelli di noi che non hanno i mezzi per acquistare chitarre di fascia alta. In questo penso di essere una sorta di comunista: credo che tutti meritino gli strumenti giusti, non solo le persone benestanti. Per quanto riguarda i segreti consegnati ai costruttori stranieri, io non ci credo. Le fabbriche cinesi non sono in grado di produrre questa qualità da sole, hanno bisogno che noi monitoriamo ogni fase e, se smettiamo il monitoraggio, il prodotto decade velocemente a livelli molto più bassi. Una volta, provando a spiegare il principio di corretta angolazione del manico al proprietario di una grossa fabbrica di chitarre, ho capito che non aveva alcuna concezione del problema, e avevo con me un interprete di prim’ordine.
Con Eastman vediamo la capacità di un imprenditore cinese, molto intelligente e musicalmente avveduto, di venire qui per risolvere il problema da solo. Ed ecco che abbiamo delle eccellenti chitarre accessibili a chi non può permettersi strumenti di lusso.
Se pensate a Chen come una persona, non solo come un cinese, vedrete che ha pari diritto alla conoscenza. Un costruttore giapponese, Kohno, è diventato uno dei grandi liutai. Molto di ciò che sappiamo sulla liuteria l’abbiamo imparato da Spagna, Germania, ecc. Le Martin sono basate quasi completamente su liuteria tedesca. Muoviamoci con la visione globale di tutto questo, non con una visione auto-centrica e separatista”.
Versione originale

Le Recording King RP1 e 2 (0, 00)
"... Queste chitarre hanno un preciso insieme di caratteristiche per ottenere risultati specifici e ogni caratteristica è pensata attentamente. Cercherò di spiegare brevemente il mio ragionamento (...). Prima di tutto, il corpo a dodici tasti ha qualità timbriche che vanno oltre a ciò che si trova nelle 14 tasti, ma il manico a dodici tasti non è adatto a molti strumentisti, mentre tutti possono suonare una cut-away.
Credo che si possa avere un vantaggio timbrico con la spalla mancante per il fatto che i due lati del corpo combinano le caratteristiche dei corpi a 14 tasti e di quelli a dodici, corpo lungo e corpo corto. Ho avuto, suonato e costruito molte chitarre cut e non-cut, e non riesco a trovare alcuna ragione timbrica per non adottare la spalla mancante. Entrambe le forme possono suonare benissimo, con ogni dimensione.
Ho suonato delle 'zero' a dodici tasti cutaway per vari anni e le adoro! Tuttavia ora stiamo iniziando una fornitura di non-cutaway, entrambe facili da fare (modelli 0 e 00 n.d.t.) e so bene che molti sono legati al look tradizionale delle non-cut. Naturalmente a me piace particolarmente l’estetica di questo particolare tipo di spalla mancante, ma è un altro discorso...
Dunque, paletta finestrata: sicuramente molto bella e potremmo farla prossimamente. I miei motivi per realizzare la paletta piena (...) sono in primo luogo che, con le corde in metallo, c’è troppa tensione sul capotasto - che deriva da chitarre accordate in budello - e le corde di metallo rivestite fanno più fatica a scorrere attraverso le fessure, causando il problema dell’intonazione a scatti. La paletta piena è più semplice da costruire, rendendo così più economico anche un ottimo strumento, perlomeno sulle nostre Schoenberg fatte a mano; poi (la paletta finestrata n.d.t.) è più difficile da incordare anche se, come è stato detto, ci sono tecniche per facilitare la cosa.
Dibattito scala lunga/corta (diapason n.d.t.): sto puntando a una particolare qualità della scala lunga. Anni di esecuzioni solistiche con entrambe hanno mostrato che la scala corta non proietta abbastanza, è meno efficiente nel sollecitare la cassa armonica. La scala lunga può avere una action più bassa – minore escursione – e la corda più tesa può essere colpita più forte con una ampiezza dinamica maggiore. Corde più grosse con la scala corta possono arginare un po’ il problema, ma non sembrano risolverlo. La scala corta consente spostamenti più facili (sulla tastiera n.d.t.), ma io che ho dita corte mi muovo bene.
Le chitarre classiche sono a scala anche più lunga e sembrano andar bene per molti musicisti. Trovo che la scala più lunga dia una nuova fantastica vitalità alle chitarre piccole. Tanta gente pensa che la cassa piccola sia un compromesso, ma io ho sperimentato l’altra faccia del problema. Le casse più piccole sono versatili, meravigliosi strumenti da concerto con un gran suono e spesso un colore timbrico più piacevole di quei noiosi, vecchi e grossi scatoloni. Comunque, le chitarre a scala corta esistono da secoli e allora diamo un posto al sole anche ai modelli a scala lunga.
La spaziatura delle corde sulle Recording King è 1 ¾ (pollici, al capotasto) per 2 5/16 (al ponte). Questo lascia molto spazio a noi tradizionalisti mentre 1 13/16 x 2 3/8 è un po’ eccessivo per molti musicisti. E’ un grande compromesso. Io di sicuro mi ci trovo bene, mentre qualsiasi manico più stretto comincia a diventare scomodo.
Un po’ di tempo fa stavo lavorando su “Old Man River” di Ted Greene e ho avuto un ripensamento sulla spaziatura più larga! In ogni caso questa chitarra è concepita per avere un ampio richiamo e 1 13/16 x 2 3/8 sono misure un po’ eccessive per molti strumentisti. Questa non è una chitarra custom. La sua ragion d’essere è la grande accessibilità, che è sinonimo di non-custom.
Basta così: si fa tardi! La linea di fondo è che queste nuove chitarre costituiscono un grande passo avanti rispetto ai prototipi, sono un work in progress. Quelli della Recording King sono persone favolose con cui lavorare, sono ansiosi di fare le loro chitarre al meglio, sono aperti ai miglioramenti e a nuove idee. Abbiamo già avviato il processo per altre varianti su cui sarà molto divertente lavorare e su cui ci sarà molto da dire in futuro!".
versione originale
E' sorprendente notare come personaggi del calibro di Schoenberg (e altri importanti liutai americani) partecipino alle discussioni sui forum in rete, con grande disponibilità e apertura mentale. Un atteggiamento ammirevole, umile e costruttivo, che dovrebbe essere preso come esempio ovunque.
Bravo perry
How can a poor man stand such times and live
complimenti
Ottima idea
Bell'articolo
The Haddocks ||| Vinile ||| The Soulphits
Bel suono queste acustiche e bello anche ...
Articolo davvero interessante, le recording ...
This goes up to eleven... It's one louder!
www.mys
Un applauso grosso così per te, mi sono ...
http://www.myspace.com/rozzoaristocratico
Gran bell'articolo!
--Se pensate a Chen come una persona, non solo ...
Rivoglio il tasto preview!
Complimenti per l' articolo
jimmi
bello bello articolo! e succoso! ammetto che ...
Re: bello bello articolo! e succoso! ammetto che ...
Re: bello bello articolo! e succoso! ammetto che ...
Re: bello bello articolo! e succoso! ammetto che ...
Re: bello bello articolo! e succoso! ammetto che ...
Bell'articolo senza ombra di dubbio
Sì e no.
Re: Sì e no.
bene
Complimenti un bellissimo articolo.