Suonavo, suonavo, suonavo.
Suonavo a casa, in chiesa, tra gli amici, alle feste, da solo, a scuola quando c'era sciopero ed entravo solo io, solo per suonare per un pubblico di tre o quattro spettatori e, insieme a un amico, sfornavamo nell'ordine: "Samba pa ti", "La canzone del sole", prove tecniche di assoli e via! Contenti e felicissimi delle nostre esibizioni.
Poi fu il tempo della mitica, sognata, insperata e raggiunta Eko Ranger, che soddisfazioni mi ha tolto! Pesante come un sacchetto di cemento, ma con una manico che si adattava alle mie enormi e cicciotte mani.
Venne poi il salto di qualità con un Ovation Matrix che, per acquistarla, all'epoca 750mila lire, lavorai un mese. Il suono era diverso da tutte le altre, la sentivi anche quando era rinchiusa nella sua custodia bombata dedicata. In un quartiere di chitarre classiche quella dodici corde era una regina. Camminavo felice con lei sulle spalle, autodidatta, con poche nozioni di musica ma con una voglia di suonare che mi portava a sognarmi su un palco davanti a migliaia di fans. L'Ovation l'ho suonata in ogni situazione e con lei in braccio ho accolto cantando la mia futura moglie nel giorno del matrimonio.

Era elettrificata tramite una pasticca piezo malamente attaccata sotto il ponte che produceva un suono stridulo che regolavo con un semplice controllo di volume e basta. L'ho upgradata con un sensore passivo Fishman AGX94 sotto il ponticello e ogni tanto la suono con nostalgia e passione. Passione che non si è fermata mai.
Sono passato attraverso altre dodici corde tra cui una Takamine Jumbo SG523, molto squillante ma molto fredda. Poi, ricordandomi che non potevo continuare a suonare senza conoscere qualcosa di più del mondo dell'armonia, ho iniziato a prendere lezioni di musica e mi sono avventurato anche nel mondo "minore" delle sei corde. Attualmente ho una introvabile CORT MR750-F che ho trovato in un negozio dove giaceva da oltre vent'anni e che nessuno aveva mai acquistato. Legno massello e mogano, una stagionatura perfetta e un suono squillante, pastoso, con bassi profondi e stupende vibrazioni sulla pancia mentre suoni.
Per non farmi mancare nulla studio anche su una favolosa Fender Stratocaster Special Apple Candy Red, ma l'amore per la dodici è sempre stato vivo. Mi sono tolto lo sfizio anche di una Fender Stratocaster XII, molto piacevole da suonare, e ora la mia ultima dodici corde è un modello particolare e, devo dire, sorprendente sia per il prezzo sia per il suono semplicemente collegandola in diretta al mixer senza alcun tramite.
Il suo nome è Ibanez EW2012, mi ha stupito per manegevolezza e regolazioni come l'Action Truss Rod (nel frattempo ho scoperto cosa fosse) che, una volta settato, mi ha permesso di suonare con una forza minima di polso e dita.
Ma la passione musicale è passata anche ai miei figli e il più grande, che io lo chiamo Leo Petrucci per la sua passione nei virtuoisimi e che sicuramente avete visto sui manifesti a Roma come testimonial della Roma Rock School di cui fa parte (era quello con una marea di capelli rossi), continua a propagarsi esponenzialmente.
La musica è vita, è emozione, è espressione dei tuoi sentimenti, è comunicazione, è preghiera, è rabbia, è grinta, è un amore che non conosce il tempo.
Nell'attimo in cui hai fatto vibrare dodici corde per la prima volta, ti accorgi che non puoi più tornare indietro, è come aver incontrato qualcosa che ti ha cambiato la vita per sempre e puoi girare il mondo in lungo e in largo, puoi nasconderti o far finta di non vederla, ma lei ti seguirà sempre.
complimenti