NdR: Archeologia pura (si parla anche di "milioni", chi se li ricorda più?) questo articolo pubblicato sul numero 9 anno 2 (ottobre 1993) di Nashville e ribattuto per Accordo da Massimo Panchetti nell'aprile del 2002. Si parla della The Strat, un modello Fender nato a cavallo tra l'epoca CBS e quella post-CBS come tentativo estremo di riportare a galla le sorti di un'azienda che sembrava destinata a una fine ingloriosa. La storia - per fortuna - è andata diversamente, ma all'epoca i timori erano grandi e realistici. La The Strat, con i suoi limiti e le sue idiosincrasie, col suo valore di mercato inferiore a quello di una American Standard, è comunque un pezzo importante di storia Fender. Vale la pena di riparlarne.

Fine anni ‘70. La follia del vintage non è ancora esplosa, ma i grandi chitarristi affezionati alla Stratocaster si mostrano in pubblico e sulle copertine dei dischi indossando solo strumenti costruiti almeno un decennio prima. Oppure con repliche fatte da piccole aziende artigianali, prima tra tutte la neonata Schecter, che studiano forme e segreti delle vecchie Fender e le imitano con perizia. Magari condite con un pizzico di modernità: hardware più massiccio, di solito in ottone, legni pregiati, pickup speciali. Il pachiderma Cbs ci mette un po’ a capire che se non si dà una mossa le vendite sono destinate a crollare ma finalmente, come si dice, prova ad alzare il sedere dalla sedia. Ci sono voluti quasi 15 anni.

I primi segnali del cambiamento sono del 1979. Per celebrare il 25° della sua chitarra più popolare Fender-Cbs presenta la Stratocaster Anniversary, via di mezzo tra gli strumenti della produzione recente e quelli di un passato che sta già diventando remoto. La sgraziata palettona in puro stile anni ‘70 resiste in cima al maple neck, però, finalmente, sparisce il bullet, e la regolazione del trussrod torna alla base del manico, fissato con le vecchie e affidabili quattro viti. Lo strumento, molto pesante, non è granché da vedere, con quel grigio metallico un po’ topo, abbinato alla plastica nera e a un’orribile scritta Anniversary sul corno superiore. Tant’è che le sue quotazioni restano le più basse tra quelle delle versioni Stratocaster a tiratura limitata. Anche perché l'edizione tanto limitata non è: si parla infatti di oltre 10 mila esemplari che vengono collocati un po' a forza presso i rivenditori di tutto il mondo. In realtà le primissime Anniversary nascono in un più elegante color perla, ma dopo poco qualcuno si accorge che la vernice va in pezzi in quattro e quattr’otto, e si passa al grigio topo.
L’altra novità è il pickup al ponte. Sono gli anni in cui si cerca la distorsione aumentando il livello di uscita della chitarra e anche la Stratocaster deve adeguarsi alla moda dei pickup hot. Nasce l'X-1, un single coil con più spire di avvolgimento, quindi più potente dei tradizionali pickup Fender. Il suono è più grosso e, ahimé, più nasale. Insomma, uno strumento ibrido e poco appetibile, ma chiaro segnale che la strada del rinnovamento, pur con qualche incertezza, è imboccata.
Circa un anno dopo compare sulle riviste specializzate una pubblicità che fa cadere la mascella degli appassionati. E’ nata The Strat, una nuova, fantastica Stratocaster, verniciata in candy apple red o lake placid blue, con paletta piccola in tinta, battipenna bianco e parti dorate.
Una chicca a prima vista, ma guardando con un po’ più d’attenzione vengono a galla le magagne. La paletta ha una forma improbabile, quasi simmetrica. Più che un ritorno alla linea pre-Cbs sembra un parto prematuro della classica palettona anni ‘60. Un particolare quasi vergognoso: tutto l’hardware in ottone massiccio dorato a 24 carati stona in modo insopportabile con la paletta umiliata da meccaniche cromate. Se, come suppongo, il fatto nasce da un ritardo nelle consegne delle meccaniche dorate, mi domando se non valeva la pena di acquistare qualche set di Schaller e rinunciare alla firma Fender.
Scusate lo sfogo, ma quella paletta non l’ho mai digerita.

Il ponte è più massiccio di quello tradizionale, con blocco d’inerzia avvitato come una volta, e sellette più corpose in puro stile Schecter. La forma del corpo è magnifica, tornano le profonde smussature che erano state progressivamente abbandonate nel corso degli anni ‘70 per contenere i costi di produzione. Ma i legni usati sono ancora troppo densi o poco stagionati, e The Strat pesa uno sproposito. Altra magagna è la vernice della versione candy apple red. I cialtroni che hanno, fatto la mescola hanno sbagliato qual, che cosa, e il rosso trasparente si stacca solo a guardarlo, mostrando Io strato dorato sottostante. Ricordo la sofferenza quando ho visto cadere un pezzo della vernice della mia nuova The Strat rossa la prima volta che l’ho estratta dalla custodia. Che il diavolo se li porti.
Disponibile anche con manico in palissandro, è però molto più diffusa col maple neck. Il contrasto con la paletta colorata è gradevole, anche se in molti esemplari la verniciatura è un po’ precaria, e la linea dove il colore si interrompe al nut irregolare e mal rifinita. Fatto poco piacevole in una chitarra sensibilmente più costosa rispetto alla sorella convenzionale.

L’elettronica è studiata con la consulenza di Dan Armstrong, personaggio spacciato per genio, ma che ha ideabr>to anche delle gran porcherie. Il circuito è un perfetto esempio della tendenza di un’epoca che vuole chitarre con un sacco di suoni diversi, non importa se in buona parte inusabili. Sotto questo aspetto The Strat non è seconda a nessuno. Dove in genere si trova il secondo controllo di tono, quello più in basso, c’è un selettore rotante a due posizioni. Lo scatto in senso orario fa funzionare lo switch a cinque posizioni esattamente come quello della Stratocaster. Ruotandolo in senso contrario si accede a quattro eccitanti (secondo il catalogo) nuovi suoni. A partire dalla posizione più in basso: pickup al ponte (come al solito), ponte più manico in parallelo, centrale più manico in serie, ponte più manico in parallelo più centrale in serie, ponte più centrale in serie. Di questa roba l’unico suono decente è quello ponte+manico in parallelo, perché assomiglia un po’ alla Tele con i due pickup assieme. Il resto è assolutamente inutile, anche perché il negativo sul selettore contribuisce a raccogliere tutti i ronzii presenti, e ad amplificarli.
I suoni in serie, che vorrebbero imitare un humbucking, sono quanto di peggio si possa immaginare. Il selettore a due posizioni viene quindi ignorato dalla maggioranza dei proprietari di The Strat. La manopola centrale è un tono master, fatto interessante perché vi è collegato anche il pickup al ponte.
Mi è capitato spesso di vedere questa chitarra modificata (ahimé) con un circuito standard Stratocaster. Soprattutto in America The Strat ha avuto un discreto successo presso i chitarristi che non potevano permettersi una pre-Cbs, ma volevano una chitarra senza bullet, con quattro viti e con un look da festa di compleanno anziché da funerale (vi ricordate la tristezza dei colori Fender di fine anni ‘70?)
Dicembre 1981: va in stampa il più appetitoso catalogo della storia Fender, più volte citato su queste pagine, con le novità 1982. C’è una nuova Stratocaster Standard di cui avremo occasione di parlare ancora, una Tele col corpo più fedele al vecchio profilo, la serie vintage, nuovi amp, e due nuove The Strat. Una è uguale alte altre, ma in artic white, elegantissima, quasi eccessiva nel contrasto bianco-acero-oro. E’ la mia preferita, il mio amico Sami ha detto un giorno che assomiglia a «un magnaccia nero degli anni ‘30». Non ha torto, ma quando la indosso mi sento pronto per suonare “Everybody needs somebody” davanti a tutta Chicago. L’altra è ancora di più.
Definita Super Strat è completamente costruita in noce americano, con hardware dorato e parti in plastica nere. Molto distante dall’idea originale Stratocaster di chitarra semplice ed essenziale, la Super Strat strizza l’occhio alla moda del tempo di costruire strumenti in legni pregiati e arricchiti da quanto più oro possibile. NeI 1982 tutte le The Strat vengono consegnate con la nuova custodia tweed (quella pelosa...) nata con la serie vintage.
Sembra che The Strat debba conquistarsi un posto fisso nel campionario dell’azienda di Fullerton (ancora per poco, due anni dopo Fender si trasferirà altrove), ma è un'illusione. Nel 1983 nasce la serie Elite, il catalogo viene rivoluzionato, e The Strat sparisce, dopo due anni di vita, lasciando in verità non troppo rimpianto. Sta sparendo anche la Fender-Cbs, si conclude un’altra epoca. Nel giro di pochi mesi la Fender verrà venduta a un gruppo di investitori alla cui testa sta quel mr. Shultz che era stato strappato a Yamaha per cercare di risollevare le sorti del vecchio colosso ormai sempre più traballante.
Stanno per nascere le prime chitarre post-Cbs; Chi l’avrebbe mai detto! Note dell’autore: Esistono alcune The Strat particolari con caratteristiche che le rendono rare e più appetibili per il collezionista, vediamole.
- I prototipi. Sul finire deI 1980 la chitarra viene presentata ai giornali specializzati. Le foto di corredo al comunicato stampa sono quelle dei prototipi costruiti in pochissimi esemplari. Ce ne sono due versioni, entrambe candy red. Entrambe hanno la scritta grossa "Stratocaster" anziché quella definitiva, più piccola, The Strat. Una delle due ha la paletta rossa, l’altra naturale come la Stratocaster. Entrambe hanno meccaniche cromate. La paletta naturale caratterizza tra l’altro anche i prototipi del basso Precision Special della stessa serie.
- The Strat candy green. Prodotta in pochissimi esemplari, finiti con tutta probabilità solo in giappone. Maple neck con paletta naturale e meccaniche dorate. Ne ho vista una a Tokyo nel 1985, volevano già allora il controvalore di 4 milioni.
- The Strat nera. Non ne ho mai sentito parlare né l’ho mai vista, ma ne e stata offerta una di recente da un negoziante italiano specializzato nel vintage. Se qualcuno ne sa di più si faccia vivo per completare l'informazione.
- Ultimi esemplari. Alla fine deI 1982 la paletta cambia forma, perché si usano gli stessi manici delle Stratocaster Standard. La nuova sagoma è elegante e aggraziata, anche se ancora un po’ diversa dall’originale pre-Cbs.
Chitarra strana ...
Ciao Massimo
condivido con te, la Strat è una chitarra strana. Il suono è scarso, rispetto al peso che devi portarti dietro. Ho poturo provare e riprovare quella di un caro amico, che rimaneva meravigliato invece dalle prestazioni dell'ultima Strato che avevo acquistato (una California con Tex-Mex) sicuramente più economica.
I difetti che avevo riscontrato oltre al suono sottile(forse dovutoa anche all'abbassamento dei Pick-up), è stata l'eccessiva a risonanza del Mi basso oltre che al peso. Ciao, RicoBlues.
<br>"the Blues is an one-way ticket for the s
Ho ancora la spalla indolenzita....
Ciao Massimo, sono stato uno sfortunato possessore della The Strat, nei primi anni 80 e suonavo col mio gruppo per 4 - 5 ore a sera in un locale sulla costa Adriatica. Immagina, estate, caldo soffocante, peso schiacciante dell'ascia e ogni volta che riaprivo la bellissima custodia in tweed della Fender trovavo un pezzetto di vernice blue lake placid, adagiata sul peluche rosso. A parte il fatto che avrò speso decine di milioni per l'acquisto-scambio di processori ed amplificatori vari, alla ricerca di quel suono che non c'era, il mio più grosso cruccio che anche dopo vent'anni mi ritorna sempre quando ci penso, deriva dal fatto che per avere la The Strat, ho dato in permuta una Les Paul Custom nera, bella da far rabbrividire e con il suono che sai. Ti saluto, The Axe.
Re:Ho ancora la spalla indolenzita....
Anche io... a distanza di due anni spezzo una... ascia a favore della strat. Io ne ho una candy apple red. Ovvero quel poco che rimane della vernice originale in quanto questa chitarra è stata verniciata con i colori più termosensibili che io abbia mai visto. In poche parole tra poco avro una chitarra in gold, tale il colore del fondo sotto il rosso. Anche la mia è stata prtroppo trasformata in standard ma ciò è dovuto alla totale indisponibilità del pezzo di ricambio del selettore a due posizioni. Adesso giace inutilizzata da anni in una custodia vittima del peso eccessivo. Il suono non era poi così male. Prima o poi ci rimetto sopra le mani.
una ancora più strana
sto leggendo solo ora questo articolo e volevo comunicarti che il sottoscritto possiede un esemplare unico (a quanto verbalmente dettomi dalla fender) basato sulla strat interamente in noce ma realizzato in acero. Nel 1982 vivevo in america e mi ero letteralmente innamorato della The strat bianca (l'ho preferita ad una 57 originale che suonava da schifo e costava la stessa cifra - 670 dollari con il dollaro a circa 860 lire) e avendo la possibilità di ordinare la mia direttamente in fabbrica per via di una amicizia in comune tra il me medesimo e qualcuno che contava all'interno della ditta l'ho fatto con la specifica di usare l'acero. Il risultato è stato eccezionale. Confermo l'inutilità dello switch che forse solo Francesco Bruno riesce a far rendere. Ma per il resto suona da dio. Chiaramente non è il classico suono fender ma più corposo e rotondo ma è sempre eccezionale, in merito alla finitura, a parte il manico in acero che si è scurito in classica tinta vintage la verniciatura trasparente è come nuova, la chitarra sembra comprata ieri. Se qualcuno è interessato posso spedire foto. Ciao
Re: una ancora più strana
≈<i> La mente dell'uomo superiore ha familiarità c
Re: una ancora più strana
La mia nuova chitarra:
http://people.accordo.it/j
AH !! ECCOLA !!!...
se tutti la stanno d
<p>http://www.jalebimusic.com/home.html
http://www
urca!!!
scalatura corde
Non è poi così male....
valutazione
UNu po' in ritardo