Mi imbatto in un piccolo combo dalla pallida livrea color panna e con una tela marrone che sa di altri tempi, su cui è fissata una targhetta dorata che ne annuncia il nome: è amore a prima vista.
Le febbrili e accurate ricerche notturne mi portano però a conoscenza della lunga storia di questo piccolo amplificatore dal grande nome: una tradizione piuttosto lunga di vecchi cataloghi che mettono in luce quello che, in fin dei conti, risulta essere uno dei primi amplificatorini piccoli, pratici, ma soprattutto commerciali della storia. Prima di recensire il mio acquisto, per amor della storia, occorre quindi fare qualche passo indietro.

Nel dicembre 1961, Jennings Musical Instruments immise sul mercato, sotto il marchio Vox, una nuova serie di piccoli e pratici amplificatori per chitarra, da affiancare alle serie maggiori AC15 e AC30 (già piuttosto popolari, sopratutto grazie all’utilizzo da parte di band come i The Shadows). Prese così vita tra i cataloghi JMI VOX Amplifiers del 1961 l’AC2, ribattezzato AC4 l’anno successivo.

Esteticamente, l’AC2 si presentava con un box rivestito di vinile color bruno-giallastro, con una tela marrone ornata da una griglia di rombi colorati e le prese d’aria di ottone: insomma assomigliava molto a un piccolo ed elegante televisore da camera. L’AC2, a dispetto del nome, si componeva di quattro valvole: una EZ80 rettificatrice, una ECC81 (conosciuta anche come 12AX7) e una EF86 nel pre, e infine una EL84 nel finale. Purtroppo non ho nessun tipo di competenza in campo elettronico, per cui le mie informazioni a riguardo non possono essere più precise.
Il pannello dei controlli si componeva di due ingressi input e tre potenziometri: volume, tremolo e un controllo di tono, che però aveva il grosso limite di poterlo solo inserire o escludere del tutto (on/off). In più, era presente uno switch mediante il quale poter scegliere il voltaggio e, in dotazione, vi era anche un foot switch con cui poter inserire o meno il vibrato.
Infine, il combo era equipaggiato di uno speaker Elac con diametro 8” e 3 ohm di impedenza.


Nel 1962 il Vox AC2 venne ribattezzato Vox AC4. Al contrario di quanto si potrebbe pensare, non ne venne aumentata la potenza: infatti il wattaggio rimase sempre di 3,5 watt RMS (6 watt max).
Al di là del nome, la transazione da AC2 ad AC4 non comportò nessuna modifica significativa all’elettronica, ma venne cambiata l’estetica: l’AC4 si presentava dunque con il box rivestito di vinile nero (rivestimento intrecciato che gli conferiva un certo aspetto accattivante) e gli ornamenti in metallo oltre che alla solita tela marrone con la tipica griglia di rombi colorati.


Il Vox AC4 si affiancava ai fratelli maggiori AC15 e AC30 per ricoprire una gamma di amplificazione adatta a tutte le esigenze (professionali ed econonomiche). Rimase nei cataloghi VOX sicuramente fino al 1964, poi se ne sono perse le tracce.
Quasi mezzo secolo più tardi (durante il quale la storia ha fatto il suo corso), al NAMM Show 2009 viene presentata una nuovissima versione dello storico amplificatore entry-level: il vecchio AC4 riprende vita sotto il nome altisonante di Vox AC4TV*.
L’estetica lascia intendere una libera ispirazione alla storica versione del Vox AC15 del 1958 (oggi adottata dall’AC15 Heritage). Il box è rivestito di un tolex color panna, non manca la tela marrone con rombi colorati (marchio di fabbrica dell’azienda) su cui spicca con orgoglio la dorata scritta Vox. La robusta maniglia della prima versione e quella elegante in pelle nera della seconda lasciano spazio a una meno affidabile maniglia in plastica che, insieme alle fessure d'aerazione della stessa plastica coordinata, fanno riflettere su come oggi vengano pensati gli oggetti entry-level rispetto a una cinquantina d’anni fa.
Le novità sono introdotte dalla configurazione elettronica e dall’impronta moderna del marketing.
Il moderno AC4TV è un amplificatore valvolare Classe A in cui, a differenza della prima versione in commercio, sono inserite solamente due valvole: una 12AX7 nel pre e una EL84 nel finale, per un totale di 4 watt. In questo senso, una novità importante consiste nell’introduzione di una sorta di riduttore di potenza che permette di utilizzare l’amplificatore a 4 watt, 1 watt e addirittura a ¼ di watt: si adatta quindi a tutte (ma proprio tutte) le esigenze studio e domestiche, dando la possibilità di far saturare le valvole in sala prove così come in una cameretta dai muri permeabili.
Il pannello dei controlli prevede sostanzialmente un ingresso jack e tre potenziometri: volume, tono (questa volta regolabile in tutte le sue sfumature) e l’attenuatore che prende il posto del magnifico vibrato presente nei vecchi combo (Dio ti da, Dio ti toglie). Il pannello posteriore del combo prevede una comodissima uscita per poter usare una cassa esterna da 16 ohm.


L’attuale domanda di mercato ha portato l'azienda a pensare il reissue dell’AC4 in svariate versioni (in cui cambia sostanzialmente la dimensione del cono): dal catalogo si può scegliere tra l’AC4TV mini (cono da 6,5”), AC4TV8 (cono da 8”), AC4TV (cono da 10”) e la piccola testata AC4TVH, alla quale va collegato il relativo cabinet con uno speaker da 12” (V112TV). Tutte le versioni vantano l’equipaggiamento di uno speaker marchiato Celestion.
Arriviamo dunque alla parte che interesserà alla maggior parte di voi: la recensione vera e propria di questa piccola macchina da rock.
Tanto per cominciare, la versione in mio possesso è la testata più cabinet. Costruttivamente parlando, mi hanno stupito l’accuratezza dei dettagli (anche se plasticosi in alcuni frangenti), la robustezza e la solidità del box (in termini di peso si traduce in 11,5 Kg per il cabinet e circa 6 Kg per la testata). I potenziometri ispirano precisione e non sono certo molli e snodati come spesso capita di trovare in un amplificatore entry-level.
Anche lo switch di accensione è accuratamente robusto... L’unica pecca estetica riguarda le maniglie e le prese d'aria in plastica: un ulteriore tocco di classe poteva essere rappresentato da uno spesso maniglione ornato in pelle e le aerazioni in metallo. Sarà una banalità, ma è noto che i dettagli sono mondi spesso senza confini.
Il suono risponde perfettamente a quello che mi ero figurato mediante i samples del Tubo: una gran voce indiscutibilmente british dal tono medioso, per quello che sembrerebbe un amante del crunch britannico. Non azzarderei affermazioni del tipo "sembra un AC30 in miniatura", ma è senz’altro inconfondibile il marchio di fabbrica sonoro di casa Vox.
L’essenzialità del pannello dei controlli, obbliga da parte della casa a fornire la piccola creatura di una dinamica notevole: pena l’impossibilità si variare tonalità e il forte rischio di ottenere un suono troppo omogeneo, senza sfumature. In questo senso, mamma Vox non delude: è infatti possibile giocare con il volume della propria chitarra per saltare da un pulito accettabile (siamo lontani anni luce dai clean cristallini di casa Fender, ma a qualcuno – me compreso – può piacere così) a un caldo e piacevole crunch.
La presenza del solo pot volume lascia alle valvole il compito di generare un overdrive naturale: accettabile, caldo, piacevole e ricco di medie, che rientra nei tipici canoni sonori del marchio e che, senza dubbio, non permette di suonarci metal se non con un apposito pedale (sembrerebbe ovvio, ma meglio metterlo per iscritto).
La testata offre un clean limpido fino a un 30% della corsa del pot volume, tra il 40% e il 50% comincia a crunchare progressivamente. Arrivando a un 60% della corsa del pot si ottiene già un piacevole overdrive, che cresce d’intensità fino al 70-75%. Il livello di volume cresce in modo piuttosto progressivo fin dall’inizio della corsa del pot (non ho avvertito la “botta di volume” presente in alcuni amplificatori), ma spostando ulteriormente il pot (80% in poi), il volume smette di crescere a favore di un ulteriore gain.
Il controllo di tono è piacevole e utilissimo: chiudendolo si ottiene un suono piuttosto nasale, molto utile nei puliti (trovo che aiuti a tenere “puliti i puliti”); aprendolo permette di passare facilmente da un morbido crunch a un più spigoloso overdrive (si tratta di percezione, in realtà il volume non cambia), forse agendo sull’enfatizzazione delle frequenze alte. Per contro, la presenza di una vera e propria equalizzazione avrebbe inequivocabilmente giovato in termini di versatilità dei suoni ottenibili.
Il riduttore di potenza svolge egregiamente il suo lavoro: suonando a 4 watt si possono sfruttare tutte le potenzialità e le sfumature che questa piccola macchina da rock riesce a offrire. Abitando in appartamento, però, sono riuscito a provarlo una sola volta. Prossimamente lo testerò in sala prove.
Selezionando la modalità da 1 watt, i decibel sparati dal potente cono Celestion diminuiscono drasticamente, mantenendo però invariata la pasta sonora. Non poco.
La modalità da ¼ di watt non delude: in contrasto con il parere di persone che definiscono zanzarina la voce dell’ampli a questo wattaggio, sento di affermare tranquillamente che la saturazione rimane altrettanto piacevole. Per contro, le vibrazioni del cono si riducono notevolmente andando a sacrificare leggermente la chiarezza del tocco (mangiandosi anche un po’ di frequenze basse, anche se non sono pienamente sicuro, forse si tratta solo di una sensazione).
Il cono da 12" regala una pressione sonora non indifferente, rispetto alle altre versioni combo più piccole. A suo favore, la possibilità di ottenere dei clean ben definiti a volumi accettabili, ma per contro tende a preferire i volumi sostenuti: la membrana del cono è disposta a vibrare considerevolmente solo a determinati livelli di volume.
Il Vox AC4TV non teme il pedalame. L’accoppiata con un TubeScreamer risulta piacevole (anche nella splendida modalità Hot che il TS7 offre), così come un delay assolutamente non impasta il tutto, nonostante la mancanza del send/return. Certo, i fan di Gilmour forse avranno più di un grattacapo a far risultare chiare e limpide le decine di effetti che alloggiano la loro pedalboard (credo che un abuso degli effetti infilati direttamente nel pre, alla lunga impasti il tutto), ma del resto i fan di Gilmour non sceglieranno mai un amplificatore lontano anni luce dai canali tipicamente clean degli Hiwatt o Fender. Il Vox AC4TV si trova a suo agio in territori prettamente crunch, dove l’essenzialità dei controlli offerti si traduce nell’essenzialità del suono da parte degli utilizzatori: in fondo c’è anche chi si accontenta delle valvole di una monocanale per gli overdrive, servendosi giusto di un filo di chorus e di echo per dare un pizzico di tridimensionalità al suono.
A questo punto so già che mi tirerò dietro le critiche di tutti i 29mila accordiani, ma non allegherò a questo articolo dei samples audio realizzati da me: il Tubo è strapieno di file audio riguardo questo amplificatore. Anche se prometto di postare qualcosa sul mio Diario in futuro.
In ogni caso potete farvi un’idea della piccola bestiolina mediante questo video:
In conclusione, consiglio il suddetto ampli per tutti i chitarristi amanti del british crunch e del setup essenziale. A chi le valvole in saturazione fanno battere il cuore e a chi non necessita di particolari livelli di distorsione.
Pro:
Esteticamente perfetto e robusto;
La voce di casa Vox offerta a un costo più che accettabile;
Possibilità di utilizzarlo in studio così come in camera da letto (grazie al riduttore di potenza);
Contro:
L’impossibilità di equalizzare a proprio piacimento (mancano i parametri di equalizzazione);
A bassi volumi il cono da 12” fatica a vibrare, andando a segare la chiarezza del tocco (se avete la certezza di usarlo solo in casa, potete optare per una versione combo più piccola);
Come recita lo slogan: It’s retro, it’s chic, it’s all-tube and it’s all VOX. So what are you waiting for?
* Una cosa che molti di voi sapranno e altrettanti forse ignorano. La nomeclatura degli amplificatori Vox risale al 1958, quando venne lanciato il primo rivoluzionario amplificatore: AC1/15. La siglia "AC" si riferisce a "Alternating Current" (corrente alternata), un'idea rivoluzionaria a quei tempi. L'amplificatore montava uno speaker Goodmans Audiom in un cabinet di legno progettato a forma di televisore, da qui la sigla "TV" adottata nelle attuali serie reissue che richiamano il design di quei tempi.
Articolo eccellente, ...
Re: Articolo eccellente, ...
La musica non tradisce, la musica è la meta del vi
Gran bell'articolo..
Live and let live..
Re: Gran bell'articolo..
La musica non tradisce, la musica è la meta del vi
bell'articolo! da possessore e amante di ...
<a href="http://www.myspace.com/murderhead">Murder
Re: bell'articolo! da possessore e amante di ...
La musica non tradisce, la musica è la meta del vi
E' stato il mio primo amplificatore a ...
Re: E' stato il mio primo amplificatore a ...
La musica non tradisce, la musica è la meta del vi
Un consiglio
Re: Un consiglio
La musica non tradisce, la musica è la meta del vi
Re: Un consiglio
A proposito: io ho sostituito le valvole ...
Grande recensione.....
Re: Grande recensione.....
La musica non tradisce, la musica è la meta del vi
Ottimo articolo
Re: Ottimo articolo
La musica non tradisce, la musica è la meta del vi
Quasi perfetto
How can a poor man stand such times and live
Re: Quasi perfetto
La musica non tradisce, la musica è la meta del vi
Re: Quasi perfetto
How can a poor man stand such times and live
ottima la recensione! anche se devo dire ...
la passione mi guida in tutte le mie scelte...
sia
Re: ottima la recensione! anche se devo dire ...
La musica non tradisce, la musica è la meta del vi
Re: ottima la recensione! anche se devo dire ...
la passione mi guida in tutte le mie scelte...
sia
Complimenti per l'articolo da un possessore ...
nello stile, la forza!
Re: Complimenti per l'articolo da un possessore ...
La musica non tradisce, la musica è la meta del vi
Re: Complimenti per l'articolo da un possessore ...
enjoy every note..of your life and music!
Re: Complimenti per l'articolo da un possessore ...
La musica non tradisce, la musica è la meta del vi
Articolo super-dettagliato e ben ...
"You really don't need so many notes, maybe just t
Re: Articolo super-dettagliato e ben ...
La musica non tradisce, la musica è la meta del vi
Perdidindirindina! aphoenix, e meno male che ...
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Re: Perdidindirindina! aphoenix, e meno male che ...
La musica non tradisce, la musica è la meta del vi
Re: Perdidindirindina! aphoenix, e meno male che ...
Re: Perdidindirindina! aphoenix, e meno male che ...
La musica non tradisce, la musica è la meta del vi
:-)
jeb
Re: :-)
La musica non tradisce, la musica è la meta del vi
Re: :-)
jeb
Re: :-)
La musica non tradisce, la musica è la meta del vi
Re: :-)
jeb
Re: :-)
La musica non tradisce, la musica è la meta del vi