Presenta un’estetica sobria, rifacendosi alle linee dei prestigiosi modelli Martin con battipenna nero a goccia e paletta dritta e squadrata leggermente trapezoidale. L’economicità dello strumento si riscontra nelle meccaniche nichelate e relative boccole montate senza grosse precisioni, tali comunque da non creare problemi nella tenuta dell’accordatura. Altro particolare che denuncia semplicità ed economia di progettazione é il tasto zero presente accanto al capotasto in plastica che richiede meno lavorazione sull’altezza delle corde, lasciandogli solo il compito di spaziarle tra loro.
Anche il ponte, sempre in plastica, è sostenuto da una struttura metallica regolabile in altezza tramite due grosse viti. Questo, simile alle nostrane Eko Ranger, permette la semplicità nella costruzione e la regolazione dell’altezza delle corde per adattarne la suonabilità oppure la profondità della vibrazione, proprio come nelle elettriche.

La struttura della cassa prevede una tavola armonica in abete laminato ornata da un binding chiaro in celluloide con triplo filetto scuro, mentre le fasce e il fondo in palissandro sono contornate da un più semplice binding chiaro. Il fondo è anche impreziosito da un doppio filetto chiaro che separa le due parti di legno dalle venature molto simmetriche.
L’attaccacorde che sostiene il ponte è di un palissandro piuttosto poroso e scurito per farlo sembrare un più pregiato ebano, mentre la rosa sonora è composta da semplici filetti chiari e scuri, ma è ben applicata come pure il battipenna.
Il manico è in mogano a fibre piuttosto compatte e la tastiera nello stesso legno dell’attaccacorde, ma non scurito.
Per quanto riguarda quest’ultima, una smussatura negli ultimi tasti permette di scongiurare vibrazioni indesiderate delle corde in quel punto. I tasti sono ben montati, usurati ma non eccessivamente, mentre i segnatasti in simil-madreperla circolari sono troppo incassati nella tastiera e quindi non a filo, e presentano il quinto tasto doppiato come il dodicesimo. Sul bordo della tastiera, altri minuscoli segnatasti dello stesso materiale aiutano il chitarrista nell’esecuzione.

Per quanto riguarda la suonabilità siamo di fronte a uno strumento con un manico molto comodo anche per chi non ha mani particolarmente grandi. E’ da considerare infatti che, trattandosi di un’acustica a dodici corde, la larghezza del manico è maggiore (circa 48 mm al capotasto) ma tale da rimanere comoda e scorrevole, anche per merito del ponte regolabile in altezza e del manico con la barra di torsione con accesso dalla buca della cassa, indispensabile viste le maggiori sollecitazioni di uno strumento simile nel caso si montasse una muta completa dei doppioni.
Il suono non può essere paragonato a quello di strumenti più pregiati perché presenta un volume non eccelso e una certa secchezza, soprattutto con corde nuove in bronzo fosforoso che tendono a far risuonare lo strumento soprattutto verso le alte con una risposta piuttosto aspra e metallica, ma anche capace di farsi sentire.
Uno dei problemi più gravi di questo esemplare, che ricordiamo ha ormai oltre trent’anni, è dovuto a una deformazione della tavola armonica causata dal tiraggio delle dodici corde che ha portato a un rigonfiamento della stessa subito dopo l’attaccacorde, impedendo di continuare a usarla come tale. La deformazione non ha tuttavia scollato l’attaccacorde o tagliato le fibre della tavola o la vernice applicata sopra. Pur quindi con solo sei corde e un volume ridotto e senza l’effetto delle note doppiate di un’ottava, lo strumento è suonabilissimo come qualsiasi altra chitarra acustica.
Produttore: Aria - Japan
Modello: 9634 – chitarra acustica dodici corde
Anno d’immissione sul mercato: 1978
Costo: 150mila lire (nel 1980)
Mio padre ( insegnante di chitarra e ...
Ne ho avuta una uguale e devo dire che era ...
aria 9634 . io ne ho un esemplare