Tutto normale, giusto, ovvio e leggittimo, per carità, anzi sicuramente tutto molto bello perché probabilmente molti di loro (o di voi) se non suonassero in questi termini non suonerebbero proprio, quindi sicuramente meglio così che niente. Però (c'è sempre un però) la nostra miserevole natura umana fa in modo che non ci si accontenti mai e allora vogliamo sempre di più, strumenti più belli, nuove canzoni e capacità strumentali aggiornate. Perché altrimenti ci stufiamo di suonare sempre le solite cose, il nostro fraseggio annoierà noi stessi per primi e le nostre mani saranno ingabbiate in quelle solite quattro frasi che ormai sono le uniche che riusciamo a produrre.
E allora forza e coraggio, al lavoro! Per migliorare bisogna esercitarsi!

Qui viene il bello: qualcuno diceva "siamo ciò che mangiamo". Io dico "suoniamo ciò che esercitiamo". Nonostante la didattica negli ultimi anni si sia notevolmente standardizzata, i musicisti si sono standardizzati in misura minore proprio perché, probabilmente, di tutti gli esercizi che danno "a scuola" qualcuno ne predilige uno e qualcuno un altro, qualcuno studia sulle basi e qualcuno col metronomo, qualcuno sempre lento, qualcuno sempre a manetta, qualcuno dice "io non mi esercito" e poi suona duemila note al secondo. In realtà in questi casi si dovrebbe dire "io non faccio gli esercizi che mi ha dato il maestro, ma mi esercito su altre cose". Probabilmente improvvisa sei ore al giorno e in quelle improvvisazioni ripete migliaia di volte (senza accorgersene) le stesse meccaniche (sequenze di dita), sulle stesse diteggiature o comunque sulle stesse basi tutti i giorni, ma questo è esercizio.
È chiaro che un buon maestro può aiutare a instradare, a indirizzare gli studi nella direzione più utile all'allievo per migliorare nella direzione che desidera. Spesso infatti si crede di essere carenti su un aspetto quando il freno al raggiungimento delle abilità desiderate è, in realtà, altrove. Ma non divaghiamo, l'esercizio: vorrei proporre alcuni concetti che possano aiutare ciascuno a migliorarsi, anche autonomamente, e a capire su cosa e come esercitarsi.
1- Diceva un mio maestro (Maurizio Lazzaro) "per fare un esercizio basta porsi un limite". Per esempio suonare solo e sempre tutti i sedicesimi, oppure, suonare solo sulla terza corda, oppure suonare solo in tonalità di Sib minore, oppure suonare solo le note delle triadi del giro, oppure suono solo con terzo e quarto dito (il mignolo!) della sinistra, ecc.
2- I "moltiplicatori", io li chiamo così. Si tratta di tutte quelle varianti che possiamo dare a uno stesso esercizio. Per esempio: la semplice scala maggiore (ascendente/discendente) si può suonarla col plettro alternato, in economy picking, sempre in giù o sempre in su o con le dita i/m o m/i o p/i o m/a, si può suonarla molto forte (di volume) o molto piano, tutta in palm muting, tutta con gli armonici artificiali, tutta staccata o tutta legata, si può suonarla in tutte le figurazioni ritmiche (quarti, terzine di quarti, ottavi, ottavi shuffle, terzine di ottavi, sedicesimi, sedicesimi shuffle, terzine di sedicesimi, sestine...) si può suonarla col distorto, col pulito, col crunch, con l'acustica o con la classica. Ogni esercizio così può diventare un pretesto per lavorare su molti parametri (sui quali si migliora) e, utilizzando anche solo alcune di queste varianti, l'esercizio sarà sempre diverso e quindi meno noioso e così lo faremo di più e più volentieri e più divertiti, e impareremo di più anche sulla scala maggiore.
3- Un altro mio maestro (Massimo Delle Cese) diceva: "ripetere all'infinito un esercizio non ti insegna, di per sé, a farlo bene, semplicemente ti farà diventare facile farlo come lo fai. Se lo fai male, a forza di ripeterlo ti verrà facile farlo male, se invece stai attento a farlo bene ti verrà facile farlo bene. Che l'esercizio diventi facile vuol dire che allora sarai in grado di farlo velocemente". Ovviamente per farlo bene si intende nitido, pulito, con note cristalline, con un bel suono, con le dita messe bene, rilassati e, soprattutto, a tempo. Quindi meglio farlo lentamente, perfetto, moltissime volte.
4- Ciascuno di noi ha il suo carattere, la sua propria personalità. Questa si riflette, si potrebbe e si dovrebbe riflettere, nel modo in cui ci esercitiamo. Dovendo semplificare all'estremo possiamo distinguere due macro-categorie: i razionali e gli istintivi. Ebbene ho riscontrato che appartenendo, per esempio, alla categoria degli istintivi difficilmente avremo piacere nell'eseguire lunghe sedute di studio metodico e sequenziale, meglio passare ore a improvvisare sulle basi, magari ponendosi qualche limite, o usando alcuni moltiplicatori cercando di spostarsi su terreni impervi per imparare a orientarvisi e a destreggiarsi.
Appartenendo invece alla categoria dei razionali, improvvisando per studiare ci sembrerà di girare a vuoto. Meglio studiare con ordine e metronomo tutte le diteggiature, le triadi ordinate per diteggiatura e/o per tonalità e/o per tipologia e la teoria. Gli esercizi di meccanica pura (tipo 1324 su ogni corda andata e ritorno) saranno certamente più sopportabili a caratteri di questo tipo, mentre i più istintivi troveranno più gradevole studiare il lick dal video di Malmsteen o la trascrizione di Stern.
5- Immaginare di suonare. L'ho letto e riportato qui in un Diario, dal libro Musicofilia di Oliver Sacks. Immaginare di suonare e di esercitarci ci fa migliorare come l'esercizio realmente svolto. Quindi chi, oltre a esercitarsi sullo strumento, si esercita anche mentalmente, immaginando di farlo, migliora più di chi studia solo con lo strumento (scientificamente, e non solo empiricamente, dimostrato). Quindi chi passa ore nel traffico o lavora in negozi o uffici in cui a certe ore non capita mai nessuno può divagare con la mente ed esercitarsi, così anche "non ho tempo" è una scusa che non regge più.
6- Gli occhi, le orecchie e la testa vanno esercitati tanto quanto le mani, e forse di più.
Spesso non si sanno suonare alcune cose con fluidità perché le dita, che saprebbero andar veloce perché mi esercito molto. Non sanno dove andare, non "vedo" il box né l'arpeggio e perdo tempo a cercarlo (bisogna allora esercitare gli occhi a veder i box e le varie diteggiature). Oppure studio una frase o una scala ma poi nel fraseggio non riesco a utilizzarla efficacemente. Spesso questo succede quando l'orecchio non ha ancora capito davvero come suona quella frase o quella scala.
La testa (il pensiero razionale) non sufficientemente esercitato può far sì che non siamo veloci nell'associare la giusta scala al giusto accordo, o che non riusciamo a decidere cosa suonare, precisamente, prima di suonarlo. Studiare lentamente e a tempo serve a imporre anche tempi di ragionamento che poi si riuscirà a rendere più agili.
Per la cronaca: quello della foto non sono io.
Francesco D'Amico
aspettavo un tuo articolo, mi fa piacere che ...
"..and here beneath this star tonight I'll lie.."
Già averti letto
How can a poor man stand such times and live
Considero i tuoi articoli i migliori di ...
Che bei ricordi...
Ottimi spunti di riflessione.Mi ci ritrovo ...
"Immaginare di suonare. L'ho letto e riportato ...
"Tecnicamente non sono un chitarrista, tutto
bend... sei veramente un piacere da leggere. ...
== ...qualcuno diceva "siamo ciò che ...
Ciao Bend, mi sono esercitato abbastanza nei ...
Tidal Race
www.ambrosi-amps.com
Motivazioni, concorrenza e competizione sono ...
Francesco D'Amico
Re: Motivazioni, concorrenza e competizione sono ...
Tidal Race
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Re: Motivazioni, concorrenza e competizione sono ...
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Re: Motivazioni, concorrenza e competizione sono ...
Re: Motivazioni, concorrenza e competizione sono ...
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Francesco D'Amico
lo faccio spessissimo.....
Articolo bello.
Grazie dei suggerimenti. Sono consigli da ...
Se posso, mi permetto di aggiungere un ...
Re: Se posso, mi permetto di aggiungere un ...
Francesco D'Amico
Re: Se posso, mi permetto di aggiungere un ...
Re: Se posso, mi permetto di aggiungere un ...
Francesco D'Amico
Ottimo, molti spunti interessanti. La parte ...
caspita, quando scrivi sai spiegare molto bene ...
SuperLoco
Re: caspita, quando scrivi sai spiegare molto bene ...
GRAAAZIEEE ATUTTIII !!!!
Francesco D'Amico