Il chitarrista discende dalle scimmie

di bend_it - accordiano DOC #29446 | 09 July 2011 @ 07:30 |
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Che l’uomo discenda dalle scimmie è un fatto noto, accertato e acclarato, pochi però considerano il fatto che anche la sottospecie dell’uomo-chitarrista abbia le stesse ascendenze. Lecito e naturale, a questo punto, domandarsi in che modo pensare agli antenati possa influire sul nostro modo di suonare: lo vedremo presto. Prima però voglio raccontarvi un fatto.

Quando è nato mio figlio ho scoperto i test di Apgar. sono test che vengono effettuati al neonato nei primi dieci minuti di vita per valutarne, in generale, lo stato di salute, la reattività e la solidità degli istinti primari. Sono tutti istinti, quindi, capacità che non sviluppiamo con l’esperienza di vita ma che abbiamo in dotazione nel nostro DNA, dalla nascita. Ciò che il bimbo riesce a fare in questi test è davvero sorprendente.

In uno in particolare il bimbo, che viene tenuto sul palmo di una mano, viene lasciato per un istante, facendogli mancare il sostegno. Il bambino allora, sentendosi cadere, lascerà istantaneamente la sua classica e costante posizione fetale (raccolta) distendendo e allargando verso l’esterno tutti gli arti (“a pelle d’orso” dice qualcuno o “a quattro di bastoni” diceva un mio amico) e aprendo allo stesso modo le mani (con le dita distese e larghe fra loro). Non appena il bimbo si renderà conto di essere stato (prontamente) ripreso e di essere, quindi, al sicuro si raccoglierà di nuovo in posizione fetale e richiuderà la manine.

Un altro di questi test è quello che in tanti abbiamo verificato essendo il più famoso: mettendo un dito nella mano del bimbo lui lo afferrerà e non lo lascerà mai più. Sono, come detto, istinti primari, che portiamo dentro da quando eravamo scimmie e l’appiglio non era il dito ma il ramo dell’albero o il pelo della mamma dal quale staccarsi era ben pericoloso, e in caso di caduta la posizione aperta con tutti gli arti e le dita stese era per cercare un altro appiglio, un altro ramo (la prima causa di morte fra le scimmie sono le fratture da caduta).

Da questi racconti risulta evidente come i movimenti naturali della mano, quelli istintivi appunto, siano solo quei due, ai quali possiamo aggiungere la posizione “off” della mano completamente rilassata e inattiva (per esempio nel sonno), che è di fatto una via di mezzo fra le due posizioni ma con i muscoli rilassati:

- pugno chiuso (dita piegate e strette fra loro), contrazione muscoli interni al palmo della mano;
- mano aperta (dita stese e larghe fra loro) contrazione dei muscoli del dorso della mano, quelli “esterni”;
- mano “spenta”, rilassata, nessuna contrazione muscolare.

Crescendo, e vivendo da non musicisti, le mani poi continuiamo a usarle solo con questi due comandi primordiali, soprattutto la sinistra: apri la porta, prendi la valigia, tieni fermo il foglio per scrivere, stringi il volante, ecc. La mano sinistra. E’ questo l’argomento chitarristico del giorno.

Il nostro cervello e, l’abbiamo visto, il nostro DNA ci forniscono solo questi due movimenti e con questi campiamo tutta la vita: due semplici movimenti. Il problema è che per suonare non dobbiamo mai usare tutta la mano, ma le dita una a una.

Facendo un esempio di tipo burocratico è come se, per conseguenza del comportamento disdicevole di un professore di scuola, arrivato, magari, sui giornali, il ministro della pubblica istruzione emanasse una circolare ai provveditori i quali la girerebbero ai presidi i quali, a loro volta, la girerebbero a tutti gli insegnanti del regno e così nessuno si sentirebbe direttamente chiamato in causa. Diverso e più efficace sarebbe invece un intervento diretto dal ministro (il cervello) al singolo insegnante responsabile (l’ultima falangetta del mignolo che si deve piegare di più per arrivare di punta sulla corda).

Nella pratica chitarristica succede allora che, volendo eseguire movimenti più complessi di quei due, il nostro cervello continui a usare solo quei due comandi generali (apri e chiudi) rivolgendosi una volta a un dito e una volta a un altro, ma chiamando in causa, in realtà, l’intera mano con comandi contraddittori che alla fine si sovrappongo in un nonsense fisiologico.

Si crea nella mano la stessa situazione che, consapevolmente, creiamo nel braccio quando per spavalderia mostriamo il muscolo: ciò che facciamo in quei casi è contrarre contemporaneamente i muscoli flessori e gli estensori rendendo rigido tutto l’insieme, tutto bloccato, tutto immobile.
Per suonare la chitarra, invece, è necessario il relax, la leggerezza, l’agilità. Per far questo è necessario riprogrammare le vie neurali, re-impostare i canali, i collegamenti e le comunicazioni cervello-dita per aggiornare il sistema e sostituire il vecchio impianto a due colori... ehm... a due comandi.

Per ottenere tutto ciò, per compiere quest’atto ingegneristico della programmazione serve tempo e pazienza, e non per forza lo strumento. Tamburellare sul tavolo con le singole dita della sinistra, avvolgere gli spaghetti con la forchetta nella mano sinistra, con quella stessa mano mimare i movimenti del pianista, sul tavolo, ma con ordine, a tempo, con tutte le dita poggiate e muovendo solo quello che suona e non con le dita che partono per aria, disperdendosi in tutte le direzioni, non appena un collega-dito viene chiamato in causa.

La programmazione è un processo lento, anche per programmi che verranno poi eseguiti in frazioni di secondo. Calma, relax e pazienza. Immaginate un videogioco: uno di quelli velocissimi, io immagino che un ingegnere sia stato assunto per un anno a lavorare solo sulla programmazione dei movimenti del solo pupazzetto che ti mostra il cambio-quadro, al quale nessuno normalmente presta poi tanta attenzione, povero!

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