Si potrebbe chiamarle anche diteggiature ma è un concetto troppo legato alle note, all’associazione dito-nota, alle scale, ai box, agli esercizi in genere. Io vorrei invece isolare l’aspetto puramente meccanico, appunto.
Tante volte ci si mette a studiare un assolo, una trascrizione, guardando la tab nota per nota (anzi, numeretto per numeretto) senza soffermarsi in un’analisi armonica, ritmica, melodica e men che mai un’analisi meccanica.
Capita spessissimo, soprattutto nei passaggi veloci, che il chitarrista suoni tantissime note, velocissime, che attraversano tante battute, tante scale, accordi e tonalità, ma spesso la meccanica è la stessa. Ovvero la sequenza di dita che suona (spostandosi in lungo e in largo per il manico) è sempre la stessa. Vale la pena allora soffermarsi a studiare solo quella meccanica (sequenza di dita) solo sulle prime quattro note per esempio, per giorni e giorni, lentamente, ripetutamente e ripetitivamente, metterne a punto la precisione, la pulizia, il suono e il timing, poi riportare i progressi ottenuti sull’intera sequenza sarà un attimo.

Un ulteriore vantaggio di quest’approccio è nel ridotto numero di combinazioni. Infatti, le combinazioni di note possibili sono tantissime, decisamente troppe per poter mai ambire ad averle studiate tutte. Viceversa, le combinazioni di dita sono decisamente di meno. Studiando le varie combinazioni meccaniche, allora, sarà più facile che le mani si trovino pronte ad affrontare qualunque combinazione di note.
Per fare un esempio, posso dire che la meccanica 1-3 (indice-anulare), che reputo di gran lunga il fondamento della chitarra rock, si può suonare su una singola corda, su due sole note e avremo un bel trillo. Se sposto questa meccanica in verticale lungo, per esempio, la diteggiatura della pentatonica minore, potrò suonare le terzine sulla scala sempre utilizzando la stessa sequenza di dita. Se allargo la mano seguendo l’arpeggio minore settima di quella stessa scala, sempre utilizzando due note per corda con eventuale string skip della seconda corda, potrò suonare le terzine sull’arpeggio (stile Malmsteen o Gilbert), sempre utilizzando la stessa meccanica (forse servirà un quarto dito in soccorso).
Altrettanto dicasi per la possibilità di traslare in orizzontale (lungo il manico) la stessa meccanica creando altre infinite combinazioni di note con la stessa meccanica.
Un altro aspetto fondamentale della meccanica è lo studio del movimento del singolo dito. Secondo me, per esempio, il dito della sinistra si dovrebbe muovere articolando quasi esclusivamente la prima articolazione, quella fra il palmo e la prima falange, le nocche delle dita. Il resto del dito dovrebbe rimanere quasi immobile con le articolazioni un po’ piegate, sicuramente non tese e sicuramente il più stabili possibile a formare un arco solido e stabile, evitando perciò di stendere il dito quando si solleva dalla corda e piegarlo quando si va sulla nota. Chiaro che, per l’esecuzione di cambi di corda o di legati o altre tecniche, sarà necessario articolare anche nel mezzo, ma ciò sarà più semplice, agile e leggero se il dito è abituato ad articolare i movimenti principali su altri snodi suddividendo così il lavoro.
P.S. Lettura consigliata "Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta" di Pirsig
...e alora forza "OLIO DI GOMITO!" ...e a lavoro!
Francesco D'Amico
Re: ...e alora forza
http://www.myspace.com/rozzoaristocratico
Re: ...e alora forza
Francesco D'Amico
L'approccio allo strumento enfatizzando la ...
Re: L'approccio allo strumento enfatizzando la ...
Francesco D'Amico
Utile e giusto,ma...
Re: Utile e giusto,ma...
Francesco D'Amico
E' certamente un approccio interessante..
I' m in love with Rock 'n Roll, it satisfies my so
Giustissime riflessioni. Un tipo di ...
"Dici a me?!" ...
Re: Giustissime riflessioni. Un tipo di ...
Francesco D'Amico
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