Fritz Brothers Roy Buchanan Telecaster

di musicmaster - accordiano DOC #30940 | 17 September 2011 @ 08:00 |
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Affetto come sono dal virus del blues, dopo aver suonato per anni un po' di tutto cominciando dalla fusion, passando dalla bossanova per il repertorio pop internazionale e dalla musica d'autore agli standard jazz suonati come sottofondo a cene aziendali, a quasi cinquant'anni sto subendo un brusco ritorno alle origini e sono alla ricerca di un accoppiata strumento-amplificatore che suoni bene così, senza pedaliere o catene di effetti dai volumi casalinghi fino al locale di medie dimensioni, unica concessione magari un bel pedale wha per suonare qualche riff hendrixiano.

Così sulla lunga strada del blues mi sono imbattuto, appunto, in questo strumento particolare, anche se propriamente non si tratta di una chitarra fatta per il blues.
L'ho acquistata usata da un noto rivenditore forlivese per una cifra stracciatissima (poche centinaia di euro) tenendo conto che la chitarra in questione può essere ordinata al costruttore per la non modica somma di 3100 dollari, come risulta dal catalogo online della premiata ditta Fritz Brothers Guitars Inc.
Già informandomi sullo strumento il mio interesse non poteva che salire: se cercate in rete il sito Fritz, vi imbatterete nella home page della stessa e nel faccione sorridente del titolare: il Signor Roger Fritz in persona, che vi mostrera le sue esclusive creature. Meravigliose solid body e semihollow stile Telecaster, una personalissima Rat bastard set in con due P90 e un pickup Telecaster al ponte, una bellissima acustica cutaway in abete rosso massello, un basso semiacustico e persino una Flyng V formato prima infanzia.
Capirete facilmente che il detto Sig. Fritz le chitarre le fa per passione oltre che per il business. Oltre a farle per se stesso e per gli amici (se guardate le foto personali rimarrete a bocca aperta), naturalmente le suona in una personale band: Rogerwood (the band).
Che dire, un fratello piu che un fabbricante di chitarre.
Ma veniamo alla creatura in questione: la Roy Buchanan Bluesmaster.

Mi è giunta in uno splendido e solido case originale, marcato Everest made in Canada. tutto legno, tolex pesante nero e morbido velluto rosso scuro, con un lussuoso vano per gli accessori e corredata dalla documentazione originale: un certificato di garanzia a vita (avete capito bene) che certifica che si tratta della #40 di una edizione speciale di cinquanta chitarre, un volantino pubblicitario con la foto del compianto Buchanan, uno stringato manuale che illustra le caratteristiche di liuteria dello strumento e il funzionamento della circuitazione attiva, il biglietto da visita di Fritz Brothers, una foto dell'atelier dell'azienda e un volantino Sperzel, che produce le meccaniche usate sulle suddette chitarre.

La chitarra già al primo colpo d'occhio ti prende alla gola e non ti molla più. Uno splendido sunburst a tre toni riccamente sfumato, un lussurioso binding, pesante hardware cromato a non finire, la tastiera in ebano, i tasti dunlop belli cicciotti, le sperzel satinate! Un'autentica goduria ottica.

Prendiamo in mano la piccola... accidenti, ma pesa una tonnellata! Sono quasi quattro chili e mezzo, cosa dice signora? Lasciamo? Per forza: ontano massiccio a profusione per il body di questa chitarra. Due bei pezzi perfettamente giunti e direi tagliati dalla stessa asse, a giudicare dall'andatura delle venature regolarissime sul top e sul fondo.
La cassa è in un bel three tone sunburst sfumatissimo al centro, quasi un color miele non il giallo aggressivo di certe produzioni moderne e idustriali. La finitura è alla nitro: lucida senza avere quell'aspetto caramelloso delle finiture glossy al poliuretano, protettiva ma sottile quanto basta per far cantare il legno. La cassa ha un bellissimo doppio binding color crema sopra e sotto applicato con nettezza e precisione.
Si capisce che è fatto a mano alla giuntura tra manico e corpo, dove forma un angolo proprio acuto a causa del taglio obliquo del tacco in cui alloggia il manico fatto apposta per l'accessibilita migliore sui tasti oltre il 16esimo.
A prima vista una soluzione che sembra spigolosa rispetto a quella curva e smussata di certi manici Fender a tre viti, e che invece si rivela assolutamente ben riuscita se andate a metterci la mano sinistra con la base del pollice contro: le dita cadono sui tasti più alti esattamente dove devono andare.

Il manico è un pezzo unico di acero, dall'aspetto veramente dritto e solido, leggermente venato verso la paletta di cui segue con dolcezza le curve, appena verniciato e chiarissimo. Ciò che colpisce di questo manico è la finitura veramente maniacale: quasi satinata e calda nel palmo della mano, una sagoma a C piacevolissima e confortevole al capotasto che si prolunga quasi senza soluzione di continuità nella paletta piccola e smussata con dolcezza sul retro, con una forma quasi organica e unica. Nessuna macchina puo rifinire un manico così. Al capotasto le dita cadono senza fatica sulla tastiera in solido ebano e il manico piccolo e dolcemente arrotondato diventa una cosa sola con la vostra mano sinistra.
La tastiera è fantastica: dura e lievissimamente ruvida sotto le corde, il giusto per darvi il feel giusto sul bending, assolutamente lucidata e rifinita tasto per tasto.
Le barrette sono delle Dunlop 6105 cicciotte e piuttosto alte e arrotondate. Sono state lasciate apposta così per rispecchiare lo stile del chitarrista a cui la chitarra è delicata: Roy Buchanan, che era un omaccione di quasi cento chili con manone da boscaiolo, il suo stile personale e unico era caratterizzato da bending molto decisi tali da strappare quasi le corde dal capotasto dove spesso si spezzavano.
La tastiera a 21 tasti è piuttosto piatta al centro, appena bombata verso margini esterni, che sono invece arrotondati e liscissimi, e dove le barrette sono rifinite una per una con una cura davvero certosina. Termina con un tasto a mezzaluna come nelle chitarre acustiche e classiche per lasciare lo spazio all'occhiello dove si può accedere al truss rod a doppia azione alla base del manico (come nelle Fender moderne di fascia alta).
Questa tastiera mi ricorda molto da vicino quella di una Stratoide che ho avuto fino a poco tempo fa: La Blade RH4. Ha un feel moderno che invita al fraseggio e all'espressivita senza essere il fulmine di guerra di una tastiera Ibanez, piatta e velocissima ma a mio parere inespressiva e fredda.
Il manico è scorrevole e piacevole nella mano e invita decisamente a suonare fino in fondo la tastiera, dove cambia leggermente profilo: da una C a una D più cicciotta che si perde infine con dolcezza nel tacco dove si fissa al corpo.

Il capotasto è una sorpresa: una sezione di cilindro di acciaio inox satinato perfettamente smussato e levigato sui bordi, da cui sporgono sei piccole sellete in cui, una per una, alloggiano le sei corde.
Le meccaniche sono sei Sperzel Locking satinate bellissime e funzionali che però, secondo la mia esperienza, appesantiscono un po' la paletta rendendola un po' meno risonante su certe frequenze medio alte (a mio parere le migliori sulle Fenderiane sono le meccaniche vintage Kluson Style), anche se sono stabilissime e donano sustain a gogo.

L'hardware della bestiolina è ricchissimo: la piastra del ponte (naturalmente le corde sono thru-body come una Telecaster che si rispetti, in sei fori in linea) è spessissima e riccamente cromata, come del resto quella dei potenziometri. Il ponte è a sei sellette individuali in acciaio inox massiccio e lucido con vite di intonazione e doppia regolazione dell'altezza dalla piastra, molto simile a quello di una Stratocaster Deluxe moderna. Una scelta discutibile sua una Telecater per i puristi, ma vincente dal punto di vista del sustain e del mantenimento dell'accordatura e dell'intonazione.

Questa del resto è una chitarra moderna, come rivela la parte elettronica: tre pickup (configurazione stile Nashville) EMG (e qui qualcuno storcerà il naso). Manico e ponte in formato Telecaster e il centrale con dimensioni intermedie in stile Stratocaster. La circuitazione è attiva con un sustainer/boost dei toni medi regolabile a piacere comandato dal potenziometro più in fondo. Quello che sulla Telecaster fa da regolatore del tono, qui invece regola ad libitum l'intervento del booster da zero (suono puro dei pickup) fino a un suono da violino, per intenderci, molto simile come effetto a quello del circuito della Stratocaster Eric Clapton Signature. Completa il discorso un selettore a cinque vie, come su una Strat, più un push-pull che permette di suonare i due pickup esterni assieme o tutti e tre contemporaneamente.

Il suono di questa chitarra è singolare: sicuramente non per i puristi della Telecaster. È un suono moderno ma ricco di armonici e dai bassi corposi col selettore tutto al manico e il mid boost disattivato. Diventa interessante nei fraseggi blues veloci con la combinazione ponte più manico e ancora di più con tutti e tre i pickup attivi, diventando cremoso e delizioso sul canale crunch di un bel combo valvolare Fender, magari un bell'Hot Rod. Se la suonate col selettore al manico e con il booster attivato a meno di mezzo giro, entriamo in una dimensione decisamente più rock e moderna, più stratocasteriana: io ho riprodotto con immensa soddisfazione il suono dei Dire Straits di "Tunnel of Love" e di "Money for nothing" o il suono violinoso degli assolo di Eric Clapton (il woman tone) persino con un ampli non eccelso come il mio Fender Rocpro 700 solid state.
Con un vero pulito stile Fender e canale distorto pompato da una sola valvola AX7Y, già con un gain regolato tra uno e due la chitarra canta come quella di Gilmour, a midboost disattivato la chitarra suona fenderosa e cristallina quanto basta, ma un pochino falsa, come la Stratocaster coi Lace Sensors Gold, per gli intenditori: piacevole ma un sound decisamente moderno.

La chitarra, cari lettori, è bellissima e degna di qualsiasi collezione, versatile e adatta al rock, forse un po' meno al blues a mio parere. La tastiera non è per smanettoni dal riff al cardiopalmo ma, come tutte le Telecaster del mondo, va maltrattata a piacere, quasi schiaffeggiata per ottenerne il meglio, e tutti voi sapete di cosa sto parlando. Ma sopratutto è un vero strumento da toccare e da suonare e rivela di non essere una semplice produzione industriale, ma uno strumento con un'anima e un'impronta umana, quella del signor Roger Fritz, che voglio ringraziare per aver risposto di persona alla mail di un perfetto sconosciuto come me che gli chiedeva chiarimenti sull'uso del circuito attivo.

Risorse
Fritz



Tutti i commenti

  • Complimenti. Mi piacerebbe provarla, sembra ...
    di dale - accordiano DOC #2255 | 17 September 2011 @ 09:24
    • Re: Complimenti. Mi piacerebbe provarla, sembra ...
      di musicmaster - accordiano DOC #30940 | 17 September 2011 @ 12:11
  • Non sarà una Telecaster tradizionale ma ...
    di RozzoAristocratico - accordiano DOC #17844 | 17 September 2011 @ 13:28
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    http://www.myspace.com/rozzoaristocratico
  • Bell'acquisto.Magari ci si incontra da Dragon.:)
    di sfleznaa - accordiano #19125 | 17 September 2011 @ 13:55
  • bellissima
    di lucky54 - accordiano #18494 | 17 September 2011 @ 15:37
  • emg
    di ivaneffect - accordiano #12070 | 18 September 2011 @ 07:32
  • bravo, articolo interessantissimo! Roy ...
    di Ste78 - accordiano #13000 | 18 September 2011 @ 10:31
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    twang!!!
  • link
    di musicmaster - accordiano DOC #30940 | 18 September 2011 @ 14:09
  • quando si dicono le coincidenze
    di Spilung - accordiano #20537 | 20 September 2011 @ 08:17
  • Complimenti!sono almeno trentanni che cerco di ...
    di esseneto - accordiano #12492 | 20 September 2011 @ 09:45
  • Splendido strumento direi, l'assetto dei ...
    di Strato2006 - accordiano #13781 | 20 September 2011 @ 17:01
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    Giorgio
  • Emozioni pure..
    di adriphoenix - accordiano #11414 | 21 September 2011 @ 17:29
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    enjoy every note..of your life and music!
  • Aggiornmenti....
    di musicmaster - accordiano DOC #30940 | 26 September 2011 @ 03:04

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