Parliamo degli strumenti. Sembra che tu abbia sviluppato un certo amore per il timbro e le frequenze della mandola o del bajo sexto, che li preferisca quasi alla chitarra acustica…
Beh, per la maggior parte ho suonato l’elettrica, che è più facile da suonare nelle parti cantate. L’acustica è più difficile da controllare mentre canti… lo posso fare, ma non è così semplice. Per questo nella maggior parte dei pezzi senti l’elettrica. Sì, mi piacciono questi strumenti a doppia corda come la mandola, il mandolino… il bajo sexto con l’accordeon è indispensabile, vanno praticamente assieme, è il sound fondamentale di quella musica, del norteño.
Dal suono sembra una vecchia mandola Gibson…
Proprio quella! È uno strumento del 1925, molto bello… di quelli con la buca tonda. Con le buche a effe sono più belli da vedere, ma il suono è meno bello. Questa ha anche un pickup, un piccolo DeArmond per elettrica collegato a un amplificatore che rinforza un po’ il suono!
Che tipo di microfoni usate per questo tipo di strumenti? Il vostro sound engineer ha qualche preferenza in particolare?
Sì, in effetti abbiamo un nostro metodo. Per le chitarre e gli altri strumenti a corde preferisco i microfoni a nastro perché danno un suono naturale e dinamico, i ribbon mic sono veramente grandi, l’ideale. Per le percussioni non usiamo troppi microfoni, lo stretto necessario, e poi ci sono i microfoni d’ambiente… sempre quelli a nastro, con il grande diaframma, posizionati a distanza a formare quasi un triangolo per creare spazialità. Sono un fan dei microfoni a nastro, specialmente i vecchi RCA, quelli grossi: sono quelli con cui sono stati registrati i dischi che amo. Mi piace il loro effetto, riesci a sentire di più lo spazio. Con i microfoni moderni è possibile gestire volumi maggiori di suono, ma non senti l’ambiente allo stesso modo e io non ne ho bisogno, noi non suoniamo così forte, uso piccoli ampli dalla voce non particolarmente potente.
Che tipo di ampli?
Questo disco è stato registrato per la maggior parte con un amplificatore pre-war, quello che chiamano Gibson Charlie Christian (quasi sicuramente un EH-150). È la cosa migliore per registrare. Amo quell’amp, è fantastico, fa qualsiasi cosa tu gli chieda! Se suoni forte risponde bene, se suoni piano è lo stesso, non ti molla mai…
E ruggisce al punto giusto quando ne hai bisogno…
Esatto!

Parlando di chitarre elettriche, in un paio di punti si riconosce il tuo suono caratteristico, quello slide sound cantabile, melodico che fa pensare subito alla tua strat con il pickup da lap steel. È sempre lo stesso strumento?
Sì, è la stessa strat che ho sempre avuto, quella con il pickup da lap steel al ponte e il Teisco giapponese al manico. Quelle che senti in questo disco per la maggior parte sono elettriche archtop hollow-body, perché sono aperte, danno un buon suono e vanno molto bene quando butti giù una traccia di base. Ne ho diverse. Ma per il bottleneck è sempre la vecchia strat con il suo grande suono.
Ovviamente è una hollow-body anche quella del pezzo su John Lee Hooker…
Certo! Lui usava quelle… per cui è d’obbligo. Abbassi molto il volume della chitarra e metti a palla quello di un piccolo amplificatore, come faceva lui, e per i microfoni tieni alto il guadagno del loro preamp, perché lui, vedi, non suonava molto forte ma teneva alto il guadagno dei microfoni. È così che si ottiene quell’effetto, battendo il piede sul legno… un sound molto bello.
E “Baby Joined The Army”? Il suono della chitarra è veramente particolare, quasi inquietante… è accordata più bassa?
No, quella chitarra è venuta così, strana… non so perché, ma ha un suono molto interessante. È una piccola Gibson ES-140, una specie di ¾ con due P90. Ha la cassa piccola e scala corta, per cui le note basse sono molto presenti e hanno un suono particolarmente profondo con le corde flat-wound e un tweed amp… ha un suono spettacolare c’è poco da dire! E quello che senti, in gran parte, non è il suono diretto della chitarra ma quello dell’ambiente con la mia voce. Per questo suona tutto così compatto, chitarra e voce sono una sola cosa come nei vecchi dischi di blues.
Di sicuro il suono si adatta perfettamente alle parole della canzone, è molto drammatico…
Già, mette paura…
Il filmato che segue è stato realizzato durante uno dei concerti che Ry Cooder ha tenuto a San Francisco poco dopo la nostra intervista. "Vigilante Man" con una vecchia lapsteel Rickenbacker:
"Quick Sand" in versione diversa da quella dell'album, ma sempre tosta:
Articolo imperdibile
How can a poor man stand such times and live
Re: Articolo imperdibile
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Re: Articolo imperdibile
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Re: Articolo imperdibile
Non è una lap steel
non solo un grande chitarrista
A questo punto il numero di Novembre è ...
Sandro Agostini
<a href="http://sandroago.afmusic.
Meraviglia! Questa parte di intervista è ...
Il limite è la cifra dell’arte
Sono piu ricco.
Mi permettete una stroncatura o quasi?