Martin D28: D come divagazioni

di ansgar - accordiano DOC #18075 | 05 November 2011 @ 08:00 |
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L’acquisto di una Martin D28 è sempre uno spartiacque nella microstoria di un appassionato di chitarre acustiche. Alcuni lo vivono come un punto di partenza, altri come un capolinea, altri ancora come una semplice tappa di un percorso che non finirà mai. Tutto ciò, in un modo o nell’altro, può generare delle complicazioni, o essere frutto di fraintendimenti di fondo.

La D28 è uno strumento fin troppo famoso per non girare intorno alla faccenda, anzi può essere lo spunto ideale per prendere la tangente verso piacevoli e oziose divagazioni sul suono acustico. Si tratta probabilmente della chitarra acustica più fortunata della storia, di sicuro la più venduta del marchio. È quella che ha avuto il maggiore impatto sui suoni di cui è fatta la musica che conosciamo, impatto che è rimbalzato con forza uguale se non maggiore nell’immaginario dei chitarristi di professione e per diletto.
Nella scelta di un simile strumento, affidarsi totalmente a questa dimensione simbolica o pretendere di dimenticarsene sono facce di una stessa medaglia.

Quando ho provato la prima volta l’esemplare che poi avrei preso, il commesso, scartandola dall’imballaggio, ha detto una cosa su cui in seguito ho riflettuto parecchio. Ha detto, sornione "le D28 sono le uniche chitarre che si comprano a scatola chiusa". Il che è probabilmente una pratica abbastanza diffusa da parte di chi, per necessità o risparmio, le acquista attraverso i canali telematici, affidandosi perlopiù alla fiducia nei confronti del marchio e del cyber-rivenditore. Fiducia non sempre ben concessa, se è vero che la provenienza di uno strumento da canali distributivi più o meno ufficiali conta parecchio. Inoltre è stato ribadito fino alla noia che ogni esemplare di uno stesso strumento può avere caratteristiche uniche e irripetibili pur nella logica di una catena di produzione tanto perfezionata che ormai dovrebbe lasciare poco spazio alla sorte.

Eppure ognuno di noi appassionati ha sicuramente avuto la possibilità di imbracciare delle Martin che avevano tutte le carte in regola per essere eccellenti ma che, all’atto pratico, avevano suscitato delle perplessità se non una delusione totale. Io stesso sono incappato in una D35 che, semplicemente, non suonava e in una triplo zero custom dalla voce talmente anonima da scoraggiare anche il più agguerrito fautore della massima secondo cui "le martin hanno bisogno di tempo per aprirsi". L’hic et nunc è un’istanza da non sottovalutare troppo e la speranza di imbattersi in una lucky one fa sempre capolino.

Nel caso della mia D28, la faccenda sarebbe stata ancora più stringente in quanto si trattava di uno strumento fresco di fabbrica, che in quel momento usciva dall’imballaggio. Eppure non appena le ho dato l’imprimatur con una sventagliata di accordi nelle prime posizioni, lei ha risposto nel migliore dei modi, con una voce asciutta, scura, legnosa, una voce di chi è rimasto troppo a lungo chiuso in una custodia e ha bisogno di sgranchirsi ogni fibra del corpo. In quel momento ha preso corpo l’idea del suono che cercavo da una dreadnought. E suppongo sia un’idea che continuerà a trasformarsi e a svilupparsi, lentamente e progressivamente, quanto la voce di questo giovanissimo esemplare.

Ma passiamo brevemente all’ennesima enunciazione delle caratteristiche. Fondo e fasce in palissandro indiano, manico in mogano e top in abete sitka dalle fibre piuttosto regolari e ravvicinate. C’è chi giura che mai ci capiterà di vedere il top di una D28 con un numero di fibre inferiori alle 16 per pollice. Ponte e tastiera in ebano dalla larghezza al capotasto di 1 e 11/16, nut e saddle in osso. Manico con finitura satin e i miei più sinceri applausi per la verniciatura gloss alla nitro di tutto il corpaccione.

Nessuna sbavatura o pecca di produzione evidente, sollevo giusto un dito per la presenza di trucioli di legno all’interno della cassa che vengono sballonzolati a destra e manca quando la si manovra. Prima o poi riuscirò a farli uscire tutti dalla buca, poi li metterò in una busta per lettere, destinazione Nazareth, Pennsylvania. Hai visto mai che non ne facciano un manico in stratabond!

Lo X bracing della D28 – avanzato verso la buca come in tutti i modelli recenti – ha catene straight, ovvero non scavate come nella soluzione scalloped. A parte piccoli dettagli come la decorazione del binding e il pickguard, è questa la principale differenza strutturale che passa tra la D28 e la sorella immediatamente maggiore HD28 e caratterizza due personalità sonore alquanto differenti.

Non dimentichiamo che la prima evoluzione del bracing culminata nel profilo scalloped, fin dagli albori, è stata funzionale a ottenere una chitarra che risaltasse per volume e incisività nelle orchestre bluegrass in cui il banjo faceva la parte del leone.

Oggi, evidentemente, le necessità e le aspettative intorno a uno strumento acustico sono cambiate. Il puro volume unplugged non costituisce più un fattore preponderante di scelta, soprattutto perché si insegue un’idea di suono interiore molto più strutturata e complessa, a cui spesso si arriva per gradi.

Non è un caso che dal 1945 in poi Martin abbia reintrodotto sui suoi strumenti l’uso delle catenature non-scalloped, ovvero che mantengono lo stesso spessore per tutta la lughezza, determinando la principale distinzione tra la mitizzata era pre-war e quella successiva. In Martin spiegano brevemente che il cambiamento fu dovuto all’esigenza crescente da parte dei musicisti di utilizzare corde dalla scalatura maggiore. In questo modo veniva fornita una chitarra più stabile alle forti tensioni senza dover aumentare lo spessore del piano armonico. Se molti ravvisano l’effettiva motivazione di questa scelta in questioni economiche e di semplificazione del lavoro di produzione per una richiesta di strumenti che cresceva in modo esponenziale, a mio avviso dipende anche da componenti più complesse e innervate nella nuova cultura musicale che di lì a poco avrebbe infiammato il mondo. Ovvero dalla diversificazione delle aspettative dei chitarristi e dall’ampliamento del ruolo della chitarra acustica nelle orchestre o nei piccoli ensemble acustici, dall’evoluzione della musica e delle tecniche di amplificazione e di registrazione. Nessuno vuol negare che le Martin della Golden Era siano dei capolavori di liuteria, ma sono dell’idea che anche un assunto del genere, al di là di un fervore assolutistico, vada sempre considerato nella prospettiva della contestualizzazione storica.

Oggi l’insuperabilità delle Martin pre-war è ormai leggendaria ma forse anche un po’ alimentata ad arte da un mercato del vintage che propone strumenti d’annata a prezzi sempre più improponibili ai comuni mortali. Anche la semplice equazione secondo cui scalloped è superiore a non-scalloped, al di là di un gusto personale o di una suggestione collettiva forte e radicata, non rende giustizia alla varietà degli ottimi strumenti realizzati con entrambe le procedure.

Restando nel solco di un confronto tra strumenti reali, tangibili, appartenenti a una comune fascia di prezzo e caratterizzati dalla stessa forma D e dagli stessi legni, a mio avviso le catene non scalloped della D28, a fronte della ricchezza, del volume e della presenza di bassi della HD28, restituiscono una timbrica complessivamente asciutta, schietta, in un certo senso più versatile soprattutto nel fingerpicking. Secondo un’opinione diffusa e che ho avuto modo di verificare di persona, le dreadnought Martin con catene scalloped come la HD28 hanno un suono complessivamente molto effervescente, caratterizzato da una notevole fuoriuscita di volume e una risposta delle basse frequenze molto accentuata (boomy bass, come dicono gli americani).

La HD28 ha infatti una voce sontuosa, estremamente ricca, come se la chitarra fosse sottoposta dall’interno a un’equalizzazione che esaltasse un po’ tutte le frequenze. Ma, forse, proprio per questo è meno adatta a spaziare in generi che si fondano su atmosfere intime, meditative.

La sensazione nel suonare una D28 è invece quella di una chitarra estremamente equilibrata, ma dai forti colori che, pur non possedendo l’attacco killer e la definizione di una triplo zero, riesce egregiamente a districarsi in pezzi arpeggiati senza rinunciare all’intelligibilità delle singole note e in cui non si avverte una predominanza del registro grave.

La D28 sembra preferire una certa tensione per dare il meglio di sé, per cui non è il caso di scendere sotto la scalatura 012, soprattutto se si è abituati a smollare certe corde per suonare in open tunings. La proverbiale botta dello strumming in questo strumento si accompagna perfettamente a una vena meditativa che emerge nell’approccio a un folk più confidenziale suonato con le dita a bassa voce.

La D28 ha una personalità inconfondibile, una pasta sonora ruvida e ben bilanciata innescata sia dalle dita sia dal plettro. Viene considerata la chitarra bluegrass per eccellenza ma è una fama che credo cominci a starle stretta. A mio avviso è anche un’ottima compagna per battere tutti i sentieri del folk, da quelli che si spalancano sugli immensi orizzonti della grande tradizione americana a quelli che si intrufolano nelle fitte e cupe boscaglie inglesi.

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Tutti i commenti

  • ottima
    di Quitammuort - accordiano #29999 | 05 November 2011 @ 08:31
    --
    UN SALUTONE!
    • Re: ottima
      di ansgar - accordiano DOC #18075 | 05 November 2011 @ 11:07
  • Provate tutte
    di dale - accordiano DOC #2255 | 05 November 2011 @ 11:04
    • Re: Provate tutte
      di ansgar - accordiano DOC #18075 | 05 November 2011 @ 11:22
  • Magia acstica
    di sondantc - accordiano #14519 | 05 November 2011 @ 11:13
    • Re: Magia acstica
      di ansgar - accordiano DOC #18075 | 05 November 2011 @ 11:27
  • B-R-A-V-O !
    di perrynason - accordiano DOC #17170 | 05 November 2011 @ 14:57
    • Re: B-R-A-V-O !
      di ansgar - accordiano DOC #18075 | 05 November 2011 @ 15:30
      • Re: B-R-A-V-O !
        di perrynason - accordiano DOC #17170 | 05 November 2011 @ 16:41
        • Re: B-R-A-V-O !
          di ansgar - accordiano DOC #18075 | 06 November 2011 @ 11:57
  • Apperò
    di stefano58 - accordiano DOC #23807 | 05 November 2011 @ 15:09
    --
    How can a poor man stand such times and live
    • Re: Apperò
      di ansgar - accordiano DOC #18075 | 05 November 2011 @ 15:35
      • Re: Apperò
        di stefano58 - accordiano DOC #23807 | 05 November 2011 @ 15:42
        --
        How can a poor man stand such times and live
  • Anche io ho comprato una D28...IERI!!!!
    di cecetti - accordiano #8502 | 05 November 2011 @ 15:31
    --
    cecetti
    • Re: Anche io ho comprato una D28...IERI!!!!
      di ansgar - accordiano DOC #18075 | 05 November 2011 @ 15:43
      • Re: Anche io ho comprato una D28...IERI!!!!
        di accademico - accordiano #19611 | 05 November 2011 @ 22:05
        • Re: Anche io ho comprato una D28...IERI!!!!
          di ansgar - accordiano DOC #18075 | 06 November 2011 @ 12:04
  • Ottimo articolo
    di gianninord - accordiano #16466 | 05 November 2011 @ 16:13
    • Re: Ottimo articolo
      di ansgar - accordiano DOC #18075 | 06 November 2011 @ 12:40
  • A questo punto...
    di elrockero - accordiano #20440 | 05 November 2011 @ 19:48
  • complimenti, per la recensione e per la ...
    di giuseppe40 - accordiano DOC #18743 | 06 November 2011 @ 00:30
    --
    GiuseppeQuaranta

    http://www.youtube.com/dimarzi
  • Concordo ! HD28 pianistica !
    di Blues_guitar_man - accordiano #16047 | 06 November 2011 @ 17:54
  • corde & chitarre
    di beatlepaul - accordiano #15168 | 10 November 2011 @ 09:00
  • Complimenti per l'articolo e per la scelta di ...
    di stefano53 - accordiano #26833 | 10 November 2011 @ 13:33
  • martin d 28
    di maxxim - accordiano #15959 | 15 November 2011 @ 19:12
    • Re: martin d 28
      di dale - accordiano DOC #2255 | 15 November 2011 @ 20:46

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