Per chi non vi conosce, come nasce Tomassone?
Il negozio parte con Sergio, che comincia a lavorare, nel dopoguerra, in un laboratorio di liuteria di fronte casa più per esigenze di lavoro che per passione verso lo strumento. Da lì apre un suo laboratorio insieme a un socio e inizia a costruire prodotti che vanno anche all'estero. Tra gli anni '60 e '70 parte una serie di prodotti anche per New York. Nella 48esima strada si vendevano le chitarre marcate Alex, che erano quelle costruite da Sergio.
Passano gli anni, il lavoro cambia e si evolve. Il mercato giapponese avanza e la richiesta di customizzazioni aumenta a dispetto della produzione integrale di strumenti.
Nel tempo anche questo è cambiato perché nel frattempo anche il mercato è cambiato. Arrivano più opzioni di fabbrica, molti più modelli… Pensiamo a un catalogo Fender di trent'anni fa: se parliamo di dieci o dodici modelli abbiamo già finito tutto. Se apriamo oggi quel catalogo rimaniamo impressionati dalla vastità della scelta.
Questo ha fatto calare le richieste di customizzazioni forti, e gli interventi sono diventati più di routine, quindi rifacimento tasti, cambio pickup, al limite ogni tanto si monta una leva di formato diverso, ma non si fanno più gli interventi alla Frankenstein di Van Halen, sono interventi molto più sobri.
Insieme alle richieste cambia il punto vendita, i processi aziendali… Da un gruppo di poche persone oggi quasi venti persone lavorano intorno a Sergio Tomassone e All For Music, il primo solo chitarre, bassi e amplificazione, mentre il secondo tutto il resto, quindi tastiere, computer music, impianti… Due nomi diversi scelti per distinguere la parte storica di Tomassone da quella più generale di All For Music.

Che ruolo giocano, nel mercato, gli eventi come SHG? E cosa significano per la tua azienda nello specifico?
Per noi è una bella vetrina, una pubblicità, un'immagine. Cerchiamo di riportare quello che facciamo in negozio, anche l'approccio con la clientela, al Second Hand.
È chiaro che è difficile gestire tutto in un giorno, soprattutto quando si portano volumi di prodotti importanti, però non potremmo fare diversamente, non corrisponderebbe a un'immagine reale del punto vendita.
La fiera rappresenta, per me, un momento molto piacevole, soprattutto con la clientela. È un modo di ravvivare, di incontrarsi, quasi di fare festa. È chiaro che, alle spalle di tutto, c'è anche un discorso commerciale, ma vedo in eventi come SHG, ma anche Sarzana, dei momenti per far festa insieme.
Il tuo più vecchio ricordo da espositore: come si sente un novellino dietro il suo primo banco da fiera?
Non ricordo l'anno, ma era tanti anni fa. Avevamo un tavolo singolo, piccolino, nella sala tonda dell'hotel Quark. Portammo tanti rack TC, Brunetti, Eventide… che all'epoca andavano di moda. Avevamo delle Les Paul, delle produzioni limitate del Fender Custom Shop. Mi sembra di ricordare ci fosse la Play Boy, comunque prodotti in serie limitata. Avrò avuto due metri a disposizione, con un po' di chitarre in alto e un po' di chitarre in basso. Questo è cambiato completamente: SHG si è evoluto, non è più una fierettina. È diventato un incontro piuttosto importante, la quantità di pubblico elevata e quindi anche noi ci spostiamo con quantità più importanti.
Di quella prima esperienza ricordo in particolare Massimo Varini, che presentava il suo primo CD, sul palco, proprio di fianco a noi. In quell'occasione, o in quella successiva se non sbaglio, una chitarra Ibanez firmata da Elio e Le Storie Tese fu battuta all'asta e ce l'aggiudicammo noi. Tutt'ora è esposta nel nostro punto vendita in una vetrinetta perché, nonostante sia una normalissima Ibanez RG, per noi è un ricordo di qualcosa di bello, dell'offerta di qualcosa di bene anche per delle altre persone, anche se ora non ricordo esattamente lo scopo dell'asta battuta.
La vostra più grande novità per quest'anno?
Novità in particolare è la Firebird X, chitarra che abbiamo già presentato su Accordo, che abbiamo venduto bene e che rappresenta una cosa molto nuova. Certo, non è il prodotto su cui concentreremo le nostre attenzioni commerciali. Un conto è la novità eclatante e piacevole per i curiosi, ma commercialmente abbiamo pensato di fare, d'accordo con Roland, delle offerte sui prodotti insieme a dei gadget (delle chiavette USB e dei mouse a forma di pedalino) che verranno dati in funzione di un eventuale acquisto dei prodotti Roland esposti. Un modo particolare di fare un'offerta per la fiera.
In realtà l'esposizione sarà soprattutto di Gibson e Fender Custom Shop, che dall'anno scorso ha avuto un grande successo. Abbiamo avuto l'opportunità di andare direttamente in fabbrica per capire qual è l'obiettivo del Custom Shop: prima non era molto chiaro quel mondo, ma ora che lo conosciamo abbiamo deciso di spingere con l'acceleratore su questi prodotti e stiamo riscontrando un successo commerciale accompagnato da una gran soddisfazione dei clienti, anche perché questi vedono la nostra competenza in merito e ci seguono.
Quindi anche quest'anno porteremo a Second Hand una ventina di Fender Custom Shop assolutamente nuove.
Tra l'altro, a proposito di Second Hand, noi non abbiamo quasi mai portato prodotti usati. Questo è per una precisa politica: non che sia sbagliato cercare di vendere un buon usato, ma noi riteniamo più giusto approfittare della fiera per far capire agli utenti quanto vali, per dare un'immagine del tuo punto vendita. Riteniamo così di contribuire anche a dare una bella immagine all'evento, rispetto a quella che potrebbe avere se ci fossero solo venditori di chitarre vecchie o che partecipano quasi per obbligo più che per piacere. Sono sicuro che chi passa davanti al mio stand pensa "cavolo che bello", ma non riferito solo al mio stand, bensì "cavolo che bella roba che c'è al Second Hand!". Credo che, se tutti avessimo questo approccio, i visitatori sarebbero anche più stimolati a comprare, a prescindere dallo stand e dal tipo di merce.
Quest'anno a SHG si unirà Ritmi Show. Hai già pensato di catturare l'attenzione dei batteristi presenti o hai programmi in tal senso per il futuro?
Appena ho sentito di Ritmi Show ho subito avvisato che avremmo partecipato con All For Music. L'unica cosa che mi lascia perplesso è che possa diventare una fiera tradizionale, più improntata sui distributori che mostrano le novità dei marchi piuttosto che sui rivenditori, dove la gente non ha la possibilità di provare e comprare. Non che ci sia qualcosa di male in questo ma, dal momento che la clientela è abituata a una fiera dove vedere, toccare i prodotti e portarseli a casa, credo che mischiare questi due approcci sia pericoloso.
Che si tratti di una fiera batteristica non è un caso: questa, per quanto riguarda gli accessori e tutto quello che vi gira intorno, è molto simile alla chitarra. Per questo, per la scelta di rullanti, bacchette, pedali, ecc. credo sarebbe più giusto che le aziende, presi accordi coi rivenditori, si organizzassero per una fiera da asporto dove vedi, ti piace, trovi il giusto prezzo, lo prendi e lo porti a casa.
La mia preoccupazione è che i batteristi arrivino in fiera, trovino tante cose belle ma si sentano poi dire "eh no, per averlo devi andare in negozio". Non è sbagliato, ma non è più Second Hand e non si differenzia dai vari NAMM.
Tomassone ti manda le chitarre a casa pulite ...
"Dici a me?!" ...
Re: Tomassone ti manda le chitarre a casa pulite ...
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RISPARMIA ACQUA, BEVI BIRRA!
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Sicuramente il miglior negozio di strumenti ...
"Ok ragazzi, questo è un blues con riff in Sì, per
Tomassone insegna......
non posso che confermare