Per chi non vi conosce. A volte le aziende di successo provengono dalla tradizione, altre volte nascono da un'intuizione o da una sfida. Come nasce Reference?
Si tratta di una valutazione tecnica nonché di un'intuizione e c’è di mezzo la tradizione, ma non credevo fosse o divenisse una sfida, e mi spiego meglio.
Mi sembrerebbe utile indicare meglio quanto sopra partendo da due parole sulla mia carriera:
- nasce per la passione verso lo strumento musicale
- erano gli anni di piombo (68’)
- era anche il periodo con i Beatles e i Rolling Stones.
Un'Italia in fermento, i giovani delle città e dei paesi si aggregavano nella musica, autodidatti a musicisti, e nel mio paesino ci si trovava nei circoli come il mio Numana. Fiorivano i locali da ballo, si suonava con il gruppo ogni sabato e domenica.
I miei studi erano rivolti verso tecnologie di telecomunicazioni o impianti elettrici, ma con i tempi che correvano non c’era trippa per gatti. Ben ricordo che si andava a chiedere lavoro ma a volte ci si fermava al cancello, non si oltrepassava il citofono.
In controtendenza, nelle Marche erano nate le aziende che producevano l’elettronica per strumenti musicali. Una regione nata nel segno della fisarmonica, quindi stava cavalcando la modernità dell’organo da casa. L’azienda leader Farfisa ne fù il pilastro, inventando tra l’altro anche la prima tastiera al mondo Compact Farfisa. Come spesso accade nacquero altre piccole aziende, concentrando la loro ricerca e produzione appunto su tastiere per riprodurre i suoni di pianoforte, violini, pipe organ e tutto questo entrava nel positivo vortice dell’attività musicale. Insomma fu da una piccola azienda che io partii per questo viaggio e avevo 23 anni.
Cominciai a girare l’Italia presso i rivenditori di strumenti musicali e a visitare le prime fiere all’estero in particolare il Summer Namm che si svolgeva a Chicago. Ricordo quel primo viaggio negli USA, sia per la rotta aerea con scalo a Reykjavik di almeno 12 ore, sia perché ero arrivato a Chicago una settimana prima della fiera, quindi avevo l’opportunità ogni sera di andare ad ascoltare nella Russ (o Rush) street i miti della musica jazz.
Altresì in marzo in Europa per il Musik Messe in Francoforte e i ricordi più nitidi erano le aziende italiane che esponevano, quali Farfisa, Crumar, Elka, Logan, Gem, Jen, Eko. Erano leader e rappresentavano la tecnologia e l’innovazione musicale con l’organo elettronico. Non esistevano aziende giapponesi in quel tempo. Durante le fiere, ebbi l’opportunità di conoscere e apprezzare la varie tecnologie di produttori anche esteri.
Certamente si aveva la possibilità di incontrare tante persone speciali, ognuna con i propri interessi tecnici e qualità produttive. Questo permetteva di conoscere sempre più e di evolvere nonché approfondire.
Quindi quella passione originaria che mi aveva fatto scegliere questo segmento di mercato veniva premiata e alimentata.
Come a volte accade, ci si accorge che in quella catena di tecnologie che si legavano l’un con l’altra, mancava quel qualcuno o qualcosa che rispondesse alla parola "cavo"!
Insomma cambiava il mondo tecnologico mentre il cavo era sempre il medesimo, bilanciato e sbilanciato (semmai mi chiesi se mai fosse cambiato fin dai tempi ancor prima dei Beatles). Mi chiesi come mai non ci fosse un'attenzione specifica per la scelta di un cavo mentre il medesimo allacciava fonti sonore da destra a sinistra. Inverosimilmente il cavo aveva nella pratica un ruolo gigantesco, ma non aveva il medesimo titolo sulla carta.
Perché un cavo rispetto a un altro non aveva un "x" per cui dovesse dovesse essere scelto? Neanche per giustificare e rendere, per esempio, più ottimizzabile il risultato di tutta questa meravigliosa tecnologia che mi era passata per le mani.
Tra l’altro erano anche i tempi dei campionatori, un momento indimenticabile nella storia dei mezzi di lavoro per il musicista. Mi sento ancora orgoglioso di averne fatto parte con Akai Professional S612, 850, 900, 1000. Come anche dei primi registratori compatti multitracce, un mondo di suoni nelle mani di ogni musicista subito da utilizzare e risentire. Le tecnologie che aprivano al mercato del home recording.
Proprio grazie a questi percorsi non riuscivo a comprendere il perché di questa indifferenza verso il cavo, se non che dovesse collegare elettricamente. Vedevo entrare nei negozi i musicisti che, a scatola chiusa, acquistavano i cavi. Notavo il medesimo distacco anche dai produttori di microfoni, dei diffusori e degli amplificatori, sebbene prodotti collegabili solo tramite il cavo, come se il cavo non influisse sul rendimento.
Si può dire che è proprio perché avevo realizzato questa indifferenza internazionale che provai a pensare di riuscire a fare un cavo a mio nome, qualcosa di mio, legato a una ricerca molto artigianale ma quanto mai con in mente l’obbiettivo di riuscire ad avere il suono più vicino all’originale attraverso il collegamento di più cavi nella linea.
Posso, per questa ragione, affermare che furono una volontà e un'intuizione che mi portarono a iniziare nel tavolo dell’ufficio nel 1989 e poi nell’ottobre del '98 a investire sempre di più, a provare, a capire quanto un suono originale si potesse trasportare in termini di segnale senza perderne il tono, la dinamica, la presenza e il valore armonico.
Non ricordo le ore che ho trascorso ad ascoltare strumenti elettrici, acustici, voci, tastiere, percussioni attraverso vari cavi, sia in live sia in studio. In qualche occasione ricordo di aver anche utilizzato i proteggi ginocchia come per i piastrellisti per attaccare e staccare il cavo dall’ampli in tempo reale. Fu così che pensai di presentarmi a una fiera italiana con un grande banner che recitava "Vieni ad ascoltare il cavo... Reference".
Questo accadde a Milano durante la fiera che si tenne nel 2005. Ricordo ancora oggi che i primi clienti sorridevano tanto che qualcuno decise di fermarsi, tra cui dei musicisti amici che, appena notarono quel banner, mi vennero incontro per dirmi sottovoce: "dai Angelo smettila, che ti sei inventato!".
Ovviamente nelle loro parole c’era rispetto, amicizia e curiosità, ma tanta incredulità. Allora, avendo predisposto una postazione con una chitarra elettrica, un ampli e un paio di cuffie, chiesi loro a titolo anche amichevole "dai, vieni, mettici il tuo orecchio così mi conforti se avessi preso un granchio". Ora quel musicista che leggerà quest'intervista e che certamente si ricorderà di quel Meet 2005 mi chiamerà, anche perché dopo la prova mi guardò e mi disse: "caspita Angelo hai proprio ragione, sento una timbrica migliore, con più dinamica e con un valore armonico più alto rispetto al mio cavo!".
È così che attraverso la pacca sulla spalla di quell’amico (c’è sempre un angelo travestito), chitarrista professionista di Milano, che Reference laboratory ebbe il suo battesimo e a lui sono riconoscente perché ci mise del suo, la sua campana acustica. Tra l'altro mi scrisse di getto in un foglio una frase semplice ma illuminante, che io mostrai a tutti con orgoglio, e da allora lo slogan fu proprio "Stop e ascolta il cavo... Reference".
In pratica la nostra ricerca, fin dall’inizio, era di imparare ad ascoltare il proprio suono e poi di verificare quanto variasse nel momento che viene amplificato.
Questo format, semplice ma sicuro, può dare al musicista la certezza di quanto seriamente un cavo sia determinante in live o in studio. Iniziai a valutare diversi materiali e capire le fasi di produzione e di assemblaggio e quali fossero i punti chiave per avere un cavo idoneo per non penalizzare il suono, in quanto si deve soprattutto sapere che un cavo è un elemento passivo, pertanto può solo portare e non apportare, ma poiché il cavo è anche fisicamente un'antenna altresì tende ad acchiappare qualsiasi noise presente nell’ambiente e nel circuito.

Tra l’altro è noto che il processo di estrusione sia considerato un'arte piuttosto che una scienza, come le antiche ricette dei semplici piatti della nonna: nascondono i segreti, e il made in Italy ne ha varie espressioni.
Nella guida ai cavi Reference, scaricabile dal sito ufficiale, si possono trovare i vari modelli e i dettagli che hanno contribuito a progettare e realizzare, in questi oltre 25 anni di passione, gli oltre venti modelli di cavi. È una guida in cui si possono trovare molti altri elementi che hanno distinto la qualità della produzione italiana nel piccolo mondo musicale internazionale.
Reference si propone sempre attraverso l’ascolto sui prodotti, svolgendo anche dei workshop laddove il rivenditore ne recepisse l’esigenza.
Nel quotidiano reale, un cavo strumento o per microfono o per sistemi audio viene scelto in base al brand (il più noto), quasi sempre abbinato al prezzo più conveniente. È ben apprezzata la flessibilità. Purtroppo, con il passare degli anni, l’industria asiatica ha assorbito la produzione di moltissimi brand a favore del fattore convenienza, chiave di valutazione nel consumatore finale. In conclusione deve costare poco perché prima o poi si rompe oppure viene perso.
Ma che non si pensi che sia una abitudine italiana. È mondiale e lo posso testimoniare davanti a qualsiasi tribunale o giurare sulla Bibbia. Non si è mai fatta formazione, quindi per l’utilizzatore il cavo è significativo di puro contatto elettrico e non di qualità di trasmissione.
Durante i workshop metto in evidenza che il suono che si perde nella linea non è più recuperabile, scherzosamente denuncio il fatto che nessun chirurgo potrebbe recuperare quella parte di suono.
Tra l’altro il musicista non realizza di quanto sia la perdita. Un esempio di quanto questa possa risultare si scopre in certe situazioni live, per quanto il risultato finale risulti deludente nonostante i buoni mezzi impiegati e il supporto di un bravo fonico. In pratica sembra che il suono non sia integro, che non esca con la potenza dovuta e comunque manchino una serie di informazioni. Possono essere quelle che io andrei a definire gli ingredienti fondamentali di un suono, quali la timbrica, la presenza, la dinamica e la ricchezza armonica. Risulta quindi naturale il risultato nonostante la disponibilità di mezzi di salvataggio come i processori di dinamica.
Non pensavo divenesse una sfida, ma è diventata tale. Ogni giorno incontri due pareri positivi e poi altri dieci o cento negativi che affermano "tanto il cavo si rompe" oppure "costa troppo". E allora quanto dovrebbe costare un compressore che non ti ritorna il suono originale, ma ti dà solo la sensazione di avere il suono più vicino a te? Insomma la sfida è come stare contro corrente nel corso di un fiume. Ma ci crediamo e siamo certi che prima o poi ce ne saranno altri su quella sponda, e magari ci tireranno una fune!
Che ruolo giocano, nel mercato, gli eventi come SHG? E cosa significano per la tua azienda nello specifico?
SHG è una fiera unica nel suo genere e dobbiamo portarla come esempio di quanto in Italia si riesce a pensare, progettare e fare. SHG dimostra che il produttore A è simile al produttore B, non ci sono barriere estetiche che ne diminuiscono o amplificano l’immagine. Gli stand non hanno le differenze, ognuno ha il suo banco, magari due oppure dieci ma sempre banco è. Poi dipende da quello che gli si mette sopra. È come a scuola.
Per noi è il terzo anno, e nelle due precedenti abbiamo veramente toccato con mano quanta gente si incontra o si vede a SHG, una opportunità, e guarda caso lo è per il suo format di un solo giorno, quindi chiama solo coloro che sono interessati.
Poi ognuno esprime se stesso e puoi essere ascoltato in quanto ti mettono sopra a una cassetta in mezzo al verde (sul palco, virtualmente parlando) e vai, poi il resto lo fanno i migliaia di musicisti e addetti ai lavori. È pensata per il fruitore dello strumento e per uno scambio sia di informazioni sia di strumenti a portata di mano, si tocca la realtà sia da una parte dell’industria sia dell'utilizzatore.
Verrebbe voglia di consigliare ai responsabili di SHG di fare SHG Bianca, 24 ore continue!
Per la nostra azienda è un banco dove incontrare e avere opinioni, anche critiche, buone quando costruttive.
Inoltre è uno stage, pensando alle due performance e ai prodotti esposti sui due banchi anche per il nostro giovane team formato da Claudio, Luca e Lorenzo. Anzi, colgo l’occasione per ringraziare di cuore i due artisti Stef Burns e Steve Arganthal, che ci offriranno con la loro presenza esempi di quanto la musica può dare e perché i cavi Reference Lab possano anche far parte di un set up del musicista.
Ovviamente SHG è un esclusivo trampolino autunnale per lanciare le novità dell’industria musicale e noi abbiamo alcune chicche che fanno parte della nostra tecnolgia cavi, di Audix e dei pedali Source Audio e Morpheus.
Il tuo più vecchio ricordo da espositore: come si sente un novellino dietro il suo primo banco da fiera?
Durante il summer NAMM nel 1975 a Chicago al Mac Hornk place. Ero stato inviato e dovevo allestire, oltre allo stand dell'azienda dove lavoravo, anche quello di un'azienda di strumenti a fiato, la Borgani di Macerata, attraverso ICE istituto per il comercio estero. In quei tempi lo Stato italiano promuoveva l’export attraverso le fiere specializzate e chi voleva poteva partecipare a costi molto contenuti, per cui in un ambiente preallestito e denominato Italia svolgeva una promozione e le aziende italiane inviavano i prodotti e i loro uomini.
Io, giovane di appena 25 anni, ero al primo viaggio in USA per supportare e allestire da novello, poverissima lingua inglese praticamente scolastica. Comunque non me lo feci ripetere due volte, saltai in groppa all’areo e via per l’Aamerica, il sogno di ogni giovane soprattutto per la musica. In America nella musica ci si crede, è un lavoro serio,un mondo positivo e il Namm lo ha sempre dimostrato come associazione. Alla sera si svolgeva il Down Beat, le star americane si esibivano per il pubblico e devo dire che io ero lì davanti con la bocca aperta. Le ore passavano e si poteva stare con gli occhi aperti anche di notte. Conobbi in quella circostanza Peavey, che esponeva dei mixer amplificati PA700 che al posto dei cursori (slider) su ogni canale mixer aveva delle manopole rotonde. Si poteva vedere e toccare quei pionieri e io ero uno dei fortunati, perché poi andai anche a Meridian Mississippi, certamente privilegiato. Quel banco fu importante perché mi permise di vedere l’industria della musica dal giusto posto di osservazione.
La vostra più grande novità per quest'anno?
Un nuovo set di cavi (California) per il chitarrista live (cavo di potenza più cavo microfonico più cavo di strumento). C’è un video di Frank Pearl che ne mostra l’efficacia, quindi un suggerimento di cavo microfonico RMC01 per voce, l’abbiamo pensato per esempio per i tantissimi utilizatori di Shure SM58, Beta 58. Se entrassero in un negozio per chiederne una prova comparandone l’ascolto con il proprio cavo, sia in cuffia sia attrraverso uno stage monitor, potrebbero rilevare una migliore risposta del segnale, più integra e più vicino all’origiale. Due novità da parte di Morpheus (Bomber, droptune, capo) e Source Audio (SA170 equalizzatore, guitar enevelope filter, bass envelope filter), il microfono Audix OM2 (quanto possa rispettare il timbro originale) abbinato al cavo RMC01, a un pop filter Sabrasom (che attenua ma non degrada il timbro dela voce). Presentiamo anche il cavo RMCS01, utilissimo nel lavoro in studio di registrazione o nel proprio home studio.
Quest'anno a SHG si unirà Ritmi Show. Hai già pensato di catturare l'attenzione dei batteristi presenti o hai programmi in tal senso per il futuro?
I nostri prodotti Audix per percussioni e batteria, quali il D6 per la cassa e il i5 per il rullante e la serie 2 e D4 per tom, conghe, e timpani abbinati all'esclusivo supporto Audix Dflex è certamente un ponte per esservi presente prossimamente. Importante che un microfono sia abbianto al corretto cavo, perché altrimenti il lavoro di preparazione sullo strumento da parte del musicista, oltre al tono e alla richhezza armonica, potrebbero non essere trasferite come lo è nello strumento originale. Provare per credere e, nel caso, utilizzare in live RMC01 e per il recording un RMCS01, entrambi cavi di Reference Laboratory.