Raccontateci un po' della nascita dei The Last Fight.
I The Last Fight sono nati meno di due anni fa in un pub. Stavo provinando con diversi batteristi alcuni pezzi che avevo nel cassetto e li ho fatti sentire anche a Gigi. Quella sera siamo andati direttamente in studio dopo qualche birra e ci siamo messi a suonare: è nata subito una forte amicizia e una grande intesa.
A cosa è dovuto il vostro nome?
Il nome arriva da un brano dei Velvet Revolver dove il ritornello recita: "This fight could be the last fight
No giving and no winning - One time could be the all the time - Should we decide to end the misery."
Sono innamorato di quel pezzo, ha un riff che ritorna. Il nostro nome poi mi piace perché è combattivo.

Descriveteci la vostra musica.
La nostra musica è incazzata dal vivo ed è fresca sul disco. Attualmente stiamo lavorando sul nuovo EP e siamo cambiati parecchio, in termini di sonorità ed idee.
Le vostre influenze? So che provenite da band ed esperienze diverse.
Abbiamo parecchi ascolti, ma ci piace maggiormente tutto quello che arriva dagli States. Io personalmente ascolto spesso le nuove uscite discografiche. Ultimamente ho preso i dischi di Biffy Clyro, Brand New, The Strokes e Ulterior. Adoro i Nine Inch Nails e i Royal Republic.
Avete vinto numerosi concorsi nella vostra carriera e siete di fronte a un altro successo. Cosa ha significato per voi vincere il premio Accordo.it/Sisme?
Avere il riconoscimento di una giuria di qualità non può far altro che piacere e poi ti spinge a proseguire con entusiasmo e con il sorriso in faccia, specialmente se il materiale premiato risale ai nostri esordi. In questo momento stiamo cambiando direzione, non vediamo l'ora di far sentire Miracles, il nuovo EP che presenteremo all'Alcatraz il 1 dicembre.
Senza parole...
Il blues non è altro che un buon uomo che soffre d