Il primo SHG al quale ho partecipato è stato quello di Milano tre anni or sono e devo ammettere che la prima impressione è stata un pochino deludente. Il mio approccio alla storia della chitarra non è stato sul campo ma tramite la letteratura, naturalmente d'oltroceano, che grazie ad internet è diventata a portata di click (e di carta di credito..)...
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Mi ero quindi abituato a leggere molto e vedere foto di guitars shows americani dove chitarre di seconda mano e vecchie venivano messe in bella mostra in abbondanza. Fuorviato da tale "imprinting" all'Alcatraz il panorama non era certo quello che mi sarei aspettato, ma poi, ragionando, ho capito che:
- in primo luogo l'Italia non è l'America,
- il soldo gira molto, molto poco,
- forse tutto questo interesse per il vintage non sia proprio del tutto veritiero.
Dico questo perchè da allora i vari SHG me li sono seguiti tutti fino a quello di Ancona di quest'anno dove ho vissuto la due giorni da "insider". In questa condizione mi ci sono ritrovato per caso e non per desiderio; ho avuto la fortuna, essendo di strada, di dare un passaggio a Roberto Pistolesi (con una media di 93 Km/h) e di soggiornare nell'albergo dello staff di Accordo. Da questa nuova prospettiva vi posso assicurare che questa gente lavora sodo, si spacca in quattro, cerca di ascoltare tutti e di risolvere tutti gli inconvenienti che si creano per organizzare l'evento sempre meglio.
Ma la considerazione più importante per me è la seguente: dove sono gli interessati al vintage, o meglio quanti in realtà sono? Lo dico perchè ad Ancona mi sono presentato con:
- Gretsch 6120 del 1964,
- Gretsch Jet Firebird del 1964,
- The Strat del 1982,
- DuoSonicII
- Holliwood anni 60
- due pedali DeArmond tono/volume inizi anni 60,
- due DeArmond volume fine anni 50,
- tre Watkins Copicat anni 70
- Echoplex del 75
Di gente che mi è passata davanti senza mostrare un minimo interesse ce ne è stata mooolta. La maggior parte dei ragazzi "non si curava di lor, ma guardava e passava". Quindi occhio a lamentarsi, come leggo nei forum, del fatto che SHG non è più quello di una volta (ammissibile, io non posso guidicare) perché forse non ha senso, visto quello a cui ho assistito, che sia quello di una volta.
Ne è valsa la pena? Certo, perchè ho visto come lavorano gli organizzatori, qualche bella chitarra e chiaccherato con persone interessanti, mangiato del buon pesce, combattuto sui prezzi con Tonino Imperato (che, inspiegabilmente, ha chitarre che hanno prezzi da capogiro ma quelle degli altri sono sempre troppo care).
Un rammarico? Si, che non ci sia stato Venturini per dirgli "no, no, ci ho ripensato, questa non la vendo".
Giuseppe Emmetray Tonini
Vintage non vintage
Da anni cerchiamo di toglierci di dosso questa etichetta di vintagisti (che non abbiamo mai voluto, basta leggere il numero 0 di Nashville del Maggio 1992).
Riteniamo che in Italia non ci siano i numeri per una comunità centrata su questo argomento. Ma non c'è verso: qualcuno che si lamenta "troppo poco vintage a SHG" non manca mai. Salvo poi, come dice giustamente Emmetray, fottersene di un display come quello che ha presentato a SHG 19.
Credo che ci metteremo a lavorare su un "manifesto" di SHG che chiarisca una volta per tutte strategia e obiettivi della manifestazione. Dispostissimi naturalmente ad accettare il contributo di chiunque abbia qualcosa di intelligente da dire.
ah il vintage...
Siamo arrivati laddove io ritenevo si dovesse arrivare! Mi dite chi è che può ragionevolmente spendere cifre astronomiche per chitarre o ampli che poi, alla resa dei conti, nessuno può utilizzare senza aggiungere qualche aggeggio pseudo digitale? L'idea del "suono" non è più quella di di 30 anni fà, ma nemmeno quella di 5 anni fà, l'orecchio si affina e si educa nel tempo e i suoni che uno vuole riuscire a produrre non escono da un vecchio twin con una strato del 58. Avete provato ad ascoltare oggi, con l'orecchio di oggi, dischi come Beck Ola, per esempio? O, per restare in Italia "Appeso ad un filo" dei Corvi? Se li paragonate soltanto con il contemporaneo Are you experience fanno tenerezza! Ragazzi, non c'è più lira (o euro), la gente vuole avere certe sonorità e spendere il meno possibile. Con buona pace di chi ha investito tanto in strumenti vintage e lo ha fatto, spesso, solo per investire e guadagnare rivendendoli. Hai la nocaster che suona divinamente e ti schifano le fender di oggi? Tienitela!
Re:ah il vintage...
Salve gente! Ritorno in discussione non tanto per proporre alternative pragmatiche, delle quali sono privo, ma per dire che, da espositore privato (forse l'unico "con spazi più ampi") non mi lamento di avere venduto poco o niente, il che mi va anche bene, ma che su quello che avevo non ho neanche sufficientemente "discusso" con altri espositori o visitatori. Il bello sta anche nel parlarne, di chitarre, non per mettersi alla prova sulla conoscenza dell'argomento, a quello ci pensa Accordo con i quiz (taroccati??!!??!???!!.....), ma proprio per il gusto di farlo, confrontare esperienze avute, fregature prese e quant'altro. Due esempi.
Ho rivisto con piacere una persona incontrata ad Ancona l'anno scorso che mi mostra una foto in bianco e nero di lui giovanotto con una Eko e mi dice: "se potessi trovarne una uguale, sarei felicissimo". Guardo la foto, la chitarra mi è familiare, mi ricordo di averla forse vista da un amico liutaio, lo chiamo, è lo stesso modello, ce lo faccio parlare. Trovata! Magia! Che culo! Chiamalo come vuoi ma questo è il bello.
Ho una The Strat artic white dell'82 ormai ingiallitina, a me piace molto ( al Biraghi fa schifo) alla quale ho sostituito il battipenna ma ho anche l'originale. Arriva un ragazzo che spesso suona (e molto bene) allo stand di fronte al mio e mi dice :" perchè gli hai sostituito i pickups?" Io gli rispondo che non ho sostituito un bel niente ma lui insiste "si, si, glieli hai cambiati perchè i poli dovrebbero essere "staggered" e non "flush", io ce l'avevo e sulla mia erano come ti dico io". Io rispondo che se lo dice lui...... Dopo una mezzoretta chiamo Pistolesi, il ragazzo di prima e faccio esporre a quest'ultimo la sua teoria sui pickups. Conclusione? Pistolesi fa capire con molta classe ( "......e allora l'hai presa te l'inculata!!!") che era l'altro ad avere avuto una The Strat con i pickups non originali. (Che goduria......)
Non sono che due esempi di quello che dovrebbe anche e soprattutto significare "interesse". Io non mi sono svenato se ho venduto poco, quello che mi dispiace è che di episodi come quelli sopra descritti vorrei ne capitassero molti di più. Emmetray
Ale
Re:ah il vintage...
Mi permetto di accostare le piccole cose alle grandi e commento: ma è possibile che nel millennio nuovo di mercato globale, Europa e frontiere abbattute siamo ancora qui a farci le pugnette su "vintage o non vintage", "nuovo o non nuovo"? Alessandro coglie nel segno quando dice che una manifestazione come SHG deve significare soprattutto interesse per lo strumento. E io aggiungo alle sue sensate considerazioni: che ragione c'è di mettere dei confini?
SHG è un evento in perpetuo divenire, passato attraverso varie incarnazioni, dalle prime edizioni pionieristiche fino alle prestigiose sale del Quark, attraverso la (ammessa) tristezza delle due puntate ai Magazzini Generali fino al ricco Alcatraz e alla neonata Mole di Ancona.
SHG è una mostra fatta soprattutto da chi espone: gli organizzatori ci mettono la sala, i tavoli, la pubblicità, i contatti, la gente, qualche servizio. Tutto il resto deve venire da chi si presenta con uno, dieci, cento strumenti. E' lui che fa SHG, spinto che sia dalla passione o dal business.
Da qui credo debba partire ogni riflessione su questo evento che - nel bene e nel male - ha dato un contributo essenziale a questi ultimi dieci anni di chitarre e musica italiane.
Re:ah il vintage...
Sono con te in molte cose che dici ma il punto è che "la gente" poi di fatto si lamenta che agli appuntamenti come SHG ci sia la mancanza di vintage e di "quasi vintage", salvo poi, come giustamente dici, non essere realmente interessata a tale fenomeno. A questo punto penso che il "visitatore medio" di tali manifestazioni sia più felice di trovare esposte un centinaio di American Standard piuttosto che dieci pre CBS. E allora benvengano i negozianti e lamentiamoci di meno. Emmetray
Ale
Re:why vinage?
Sono d'accordo con Mr. Biraghi quando dice che SHG non e' una mostra/mercato di vintage ma (lo dice il nome) di usato, per cui:
1) ben vengano coloro che vogliono presentare solo in esposizione (come ho fatto io con una Martin D-45 limited) alcuni strumenti interessanti, rari, pregevoli, curiosi, altrimenti difficilissimi da reperire/provare in Italia... Ho visto e brevemente provato a SHG una Broadcaster... quando avro' un'altra occasione simile? E senza dire quante me ne hanno dette perche' la mia D-45 era solo in esposizione! Ad un certo punto ho messo un prezzo (7.000$, come un'analoga venduta da Gruhn) alche' mi sono sentito dire che gli strumenti usati dovrebbero costare la meta' di quelli nuovi (questo da parte di rivenditori furbacchioni che comprano usato e rivendono vintage): ma vaff... Uno espone non per "tirarsela" ma perche' si sente parte di una comunita' e per usufruire di rare opportunita' di prova Per esempio io sarei interessato alle acustiche Collings: non esistono distributori Collings in Italia, non mi risulta che nessun negozio italiano l'abbia, come faccio a ordinare dagli States una chitarra da 3.000$ senza neanche averla mai vista e provata?
2) i chitarristi (non tutti ma quasi) sono spasmodicamente alla ricerca dello strumento giusto e quindi (a differenza dei bassisti) si dedicano sovente alla pratica religiosa del vendo/compro/scambio/modifico/ricambio/rivendo/ric ompro (and so on...) per cui SHG e' un'ottima occasione, anche se forse ancora poco sfruttata dagli utenti (mi riferisco alle sessioni milanesi) per quanto sopra;
3) oggettivamente, non tutti sono interessati al vintage inteso come "o e' vintage o fa schifo" ma lo stesso apprezzano le collezioni Fender ecc. esposte (solo esposte!) tanto piu' che a volte vengono esposti (e cercati di vendere profumatamente) articoli di discutibile pregio collezionistico e di scarso valore musicale, tipici di tot anni fa dove pero' erano commercializzati al fianco di prodotti ben piu' blasonati. Ho visto chitarre Eko e Holliwood con prezzi con i quali ci si potevano comprare delle custom shop Fender, e cio' solo perche' uguali a quelle usate, per esempio, dai Rokes o giu' di li (i quali all'epoca probabilmente non potevano disporre di Fender o Gibson sul mercato italiano...).
Concludendo, ben vengano tutti gli strumenti da vendere/scambiare, quelli da esporre e basta e le effettive novita'. Sono piu' perplesso per i negozianti che propongono il nuovo per svuotare, monetizzando, i loro magazzini. Ciao a tutti. Alberto D45@virgilio.it
Re:why vinage?
Accidenti quante buone idee stanno uscendo da questi thread. Mi pare che d45@virgilio.it (Alberto, ma perche' non ti "logghi"?) abbia centrato perfettamente. La differenza tra qua e la' (Italia e Usa) e' che la' sono coerenti. Ho appena inviato a Gruhn la mia LP 1953 da vendere. Prezzo 10K dollari, commissione 15%, sono 8.500 dollari netti. Prova a fare lo stesso con un commerciante di vintage nostrano.
Vorrei invece spendere una parola a favore del nuovo esposto dai negozianti. Io credo che anche il nuovo debba far parte di SHG. Varie ragioni:
Per questo da sempre sostengo la necessità di non ghettizzare SHG in un settore specifico (vintage, usato, nuovo, eccetera), cercando al contrario di richiamare quanti piu' strumenti possibile.
Re:why vinage?
Grazie Mr. Biraghi ma, a dire la verita' io sono "loggato" come D45 ma questa volta ho toppato qualcosa (sara' perche' sto usando un altro PC o perche' sono semplicemente un imbranato). Piccola precisazione fuori tema solo per non essere definito (altrimenti giustamente) un anonimo codardo (riesci a togliere dalla mia mail quell'orrendo marchio d'infamia? Grazie!) Per quanto riguarda la tua risposta circa la presenza del nuovo a SHG, concordo con te circa l'opportunita' di permettere un'ampia visione di cio' che offre il mercato. I miei modesti dubbi riguardano 1) l'effettiva possibilita' che uno acquisti direttamente a SHG uno strumento specie di rango (come le belle Custom Shop di Ferranti) senza avere di fatto, e non per colpa vostra, la possibilita' di effettuare una prova decente e 2) il mettere "troppa carne sul fuoco" in una giornata gia' molto ricca di altri avvenimenti (esposizioni, clinics, usato vendo/scambio, collezioni, gadgets & memorabilia, ecc.), anche se noto che i visitatori permangono per ore e ore. Concordo al 101% la tua considerazione sui negozi oltreoceano, anche senza scomodare i "mostri sacri" quali Gruhn, Mandolin Bros., Elderly, ecc. Si tratta di cultura musicale che spessissimo i negozianti USA hanno e quelli nostrani no. Merito di una legge sul commercio severa per cui se il prodotto non risponde perfettamente alla descrizione automaticamente il negoziante e' perseguibile per frode (e non si scherza: ho sentito di un negozio USA che ha dovuto chiudere per qualche giorno e pagare una multa salatissima per aver venduto una strato '60 (o giu' di lì) come totalmente originale quando invece era stata riverniciata pur professionalmente). Merito anche di una concorrenza che tende a livellare i prezzi: la stessa chitarra non la troverai a 2.000$ da Mandolin Bros. e a 1.500 $ da Sam Ash (entrambi di NYC). Merito anche di cultura musicale generale: poco tempo fa ho telefonato ad un medio-grande negozio del Centro per avere informazioni circa una Martin Limited lì presente: ci credi che ci ho messo mezz'ora per farmi dire che era limited per il fatto che era dedicata all'allora importatore italiano Meazzi (non volevano dirmelo perche' sanno che non e' una gran giustificazione per il prezzo richiesto, ma su cio' non discuto perche' il negoziante e' libero di mettere il prezzo che vuole ma io sono altrettanto libero di acquistare dove voglio...). In compenso non sono stati in grado di dirmi il modello della chitarra (e' scritto all'interno) e neanche se e' una dreadnought o una OM (cusa l'e' l'oemm?). Non so a te, ma quando sento queste cose mi cadono..... i capelli (come se ne avessi tanti...). Vabbe', ho postato solo per la rettifica del codardo poi mi sono lasciato prendere la mano... Se hai bisogno di una mano per SHG di Milano chiamami. Ciao. Alberto. D45@virgilio.it
Codardo? No grazie!
la definizione "anonimo codardo" è la traduzione letterale di quella usata su slashdot.orgaccordo.it>, un modo geek per incentivare alla registrazione. Anche se usi un altro PC basta che inserisci nick e password e voila' ti riconosce.
Purtroppo nonla posso togliere il "marchio" dal tuo commento, gli articoli possono essere editati dagli amministratori, i commenti no.
Domani rispondo sul merito di SHG, comunque mr. "cusa l'è la oem" ha fatto la fine che meritava (fallito)