Il percorso storico
L’America di fine anni Venti è quella colpita dal cancro della grande inflazione che trascinò in breve tempo il Paese e il mondo intero in uno dei più grandi disastri economici e sociali della storia contemporanea.
La Guerra e le sue conseguenze politiche avevano profondamente alterato gli equilibri economici. Il ritorno alla pace (debole) non risolse tutti i problemi, e anzi in certi casi ne creò di nuovi.
In un mondo spaccato dal clamoroso crollo dei grandi imperi internazionali, da Paesi (perlopiù europei) sull’orlo del baratro produttivo e monetario, e da Paesi al contrario investiti da una micidiale sovrapproduzione (Stati Uniti), il disastro della recessione economico-sociale divenne in breve un evento internazionale, propagandosi a macchia d’olio sull’intero globo.
L’interconnessione che lega strettamente il settore bancario a quello industriale fece sì che, all’indomani del crollo della Borsa, le industrie fossero costrette a chiudere i battenti o a ridimensionarsi, creando percentuali di disoccupazione da brivido e predisponendo il mondo a scrivere una delle pagine più nere della storia.
È questa la cornice storico-sociale del periodo forse più fertile della storia del blues, quello del delta blues, la cui storia è strettamente legata alla terra da cui prende il nome. La regione del Delta del Mississippi, per un sinistro scherzo del destino, si è sempre trovata profondamente coinvolta a livello sociale in quei fenomeni terribilmente imbarazzanti (ma nel contempo fortemente caratterizzanti) della storia americana: la Guerra Civile e la Grande Depressione.
Il disequilibrio politico-istituzionale ed economico-sociale tra le ex colonie del Nord e quelle del Sud, verso la fine dell’Ottocento, definì la necessità del famoso scontro armato secessionista. La controversa conduzione della Guerra Civile (1861-1865) e il suo ancor più disilluso esito non guarirono coerentemente la piaga dello schiavismo nero, rimandando di quasi un secolo la fine delle ritorsioni e dell’emancipazione razziale, e lasciando trapelare un chiaro obiettivo di omogeneità politico-economica piuttosto che quello della tutela sociale. Una volta deciso che l’Era della Ricostruzione poteva considerarsi conclusa (e le truppe unioniste lasciarono i paesi del Sud), la condizione degli schiavi neri non solo tornò uguale a prima, ma dovettero subire infami vendette in addizione alla loro condizione di emancipati.
Qualche decennio più tardi, nel periodo della Grande Depressione (1929-1933), se è vero che l’intero Paese piangeva il disastro economico, è altrettanto vero che ancora una volta gli Stati agricoli del Sud pagarono più di tutti la crisi della società industriale, divenendo in breve il ritratto di una società americana in ginocchio, lacerata da un sistema instabile.
In quel fazzoletto di terra compresa tra Memphis e New Orleans germogliarono, insieme a cotone, miseria, tabacco e povertà, anche le dodici battute più famose al mondo. Nato in mezzo ai campi agricoli (work song) analogamente a molti canti popolari europei (con però le originali varianti nomenclature di field hollers in riferimento ai canti degli schiavi neri, stevedore per i canti dei portuali, roustabout per quelli dei manovali), il blues si è diffuso con la stessa rapidità e con la stessa ferocia della crisi economica.
Dal semplice canto aggregante alla vera e propria musica organizzata il passo fu breve. Citando Gerhard Kubik (docente di etnomusicologia dell'Università di Mainz): «gli strumenti a corda (i preferiti dagli schiavi provenienti dalle regioni islamiche dell’Africa centro-occidentale) erano generalmente tollerati dai padroni che li consideravano simili agli strumenti europei come il violino. Per questo motivo gli schiavi che riuscivano a procurarsi un banjo avevano più possibilità di suonare in pubblico». Il problema non indifferente della reperibilità degli strumenti musicali (ma soprattutto della loro relativa accessibilità economica) nell’America povera e depressa, costrinsero gli uomini di buona volontà a ripiegare in strumenti di fortuna, sgraziati e primordiali, su cui esercitare quella che divenne una vera e propria passione.
A cavallo tra il XIX e il XX secolo, l’importazione di sigari (soprattutto da Cuba) era un fenomeno ordinario, cosicché era praticamente impossibile non averne in casa una scatola vuota. In un periodo storico in cui la necessità pareva davvero essere madre dell’ingegno, l’utilizzo di queste scatole (solitamente in legno) come base progettuale per la creazione di chitarre, violini, banjo e quant’altro era un ripiego istintivamente ovvio per questi artisti creativi. Il resto è storia, e prende il nome di Cigar Box Guitar.
Tra mito e leggenda
In realtà, la prima testimonianza illustrata di uno strumento musicale di questo genere risale al 1876, con una famosa incisione dell’illustratore Edwin Forbes che mostra due soldati della Guerra Civile accampati, uno dei quali suona un violino ricavato da una scatola di sigari (è infatti leggibile la scritta Figaro, una marca di sigari, in bella vista sul fronte dello strumento). Forbes lavorò per conto dell’esercito dell’Unione sotto il vessillo del Frank Lislie’s Illustrated Newspaper, ed è quindi probabilissimo che le cigar box guitar esistessero già nel periodo della Civil War.

In seguito, nel 1884 fu pubblicato da Daniel Carter Beard (co-fondatore di Boy Scouts of America, una delle più grandi associazioni scout del mondo) il progetto per la costruzione di un cigar box banjo, come inserto di "Christmas Eve with Uncle Enos". Il documento spiegava passo per passo (a prova di bambino, ma di bambino d'altri tempi) le operazioni da seguire per la realizzazione di un banjo rudimentale, il tutto accuratamente illustrato (probabilmente fu il precursore dei manuali Ikea). Il fascicolo, rinominato poi "How to build an Uncle Enos Banjo", venne introdotto come materiale supplementare in The American Boys Handy Book (NY, 1890), una sorta di manuale delle Giovani Marmotte, un superclassico per la gioventù americana di un tempo.

Le varianti strutturali delle cigar box guitar sono molteplici: le più semplici non sono altro che strutture con manico interamente passante attraverso il corpo (idealmente un neck-through body), ma esistono strumenti più raffinati nella loro semplicità e liuteristicamente molto simili alla chitarra in senso moderno. Gli orizzonti estetico-funzionali sono pressoché infiniti, visto che l’unica inamovibile regola è dettata dalla fantasia. Caratteristiche comuni sono in genere la scala ridotta, l’utilizzo di un numero limitato di corde (addirittura una per il famosissimo Diddley Bow, tre o quattro per la maggior parte degli altri strumenti), e l’impiego categorico di materiale di recupero (viti, bulloni, chiodi e quant’altro).
Date le premesse storiche di cui prima, non è un caso che la nascita delle leggendarie Jug Band sia riconducibile alla Depression Era (e geograficamente parlando nei dintorni di Memphis), in cui questi strumenti auto-costruiti hanno giocato un ruolo fondamentale sia a livello collettivo (forza associante) sia a livello tecnico (hanno gettato le basi per alcune future tecniche chitarristiche, come lo slide). Quindi, da un punto di vista prettamente formale, l'epoca delle Jug Band può essere considerata un anello di collegamento molto importante per l’evoluzione tecnica del blues, che da work song diventa fatto sociale.
Le cigar box guitar, inoltre, hanno rappresentato un passaggio quasi obbligatorio per una miriade di leggende del delta blues, del country, ma anche nelle epoche successive del rock, le quali prima di potersi permettere una chitarra vera e propria hanno affidato a queste scatole il compito di gettare le basi per una futura carriera da musicista. A testimonianza di quanto questi oggetti siano parte della cultura popolare americana, nell’interminabile elenco di illustri suonatori spuntano i nomi di Robert Johnson, Buddy Guy, Muddy Waters, BB King, Hound Dog Taylor, Elmore James, Jimi Hendrix, Ed King (Lynyrd Skynyrd), Billy Gibbons e persino Topolino (The Adventures of Mickey Mouse Book 1, Philadelphia 1931) e Charlie Brown (Peanuts, 27th sept. 1951).

Non c’è quindi da stupirsi se gli eclettici americani hanno addirittura deciso di raccogliere questi strumenti in un museo, il National Cigar Box Guitar Museum (York, PA): la loro evocazione simbolica racconta un pezzo di storia americana, ben radicato nella cultura popolare d’oltreoceano.

Il revival: Cigar Box Revolution
Sarà la nuova crisi economica, sarà la folle mania del vintage, sta di fatto che le cigar box guitar sono tornate attualissime e di tendenza. Nell’era di internet tutto è molto più semplice e di rapida diffusione, tant’è che esistono numerosi siti web dedicati e affollatissimi forum dove, più che la necessità di trovare una valida alternativa all’acquisto di uno strumento nuovo, traspare la smania di realizzare manufatti dall’aspetto forzatamente bizzarro.
C’è addirittura chi ha visto nelle scatole di sigari la possibilità di istituire un business, come Daddy-Mojo e Red Dog Guitars, che producono raffinatissime cigar box di liuteria a prezzo di Custom Shop...

Ma senza allontanarsi troppo dall’autentico spirito creativo, i moderni diyers riscoprono l’arte dell’arrangiarsi tipica del secolo precedente, riproponendo le cigar box guitar in chiave moderna. La logica strutturale è la medesima e, anche se trattasi di strumenti un poco più eleganti degli originali, sono comunque partoriti dall’assemblaggio di materiale di recupero, il cui concetto però nel tempo è leggermente mutato.
Piccoli grandi spunti si possono trovare su queste stesse pagine, grazie ai contributi degli accordiani. Spero di non fare un torto a nessuno facendo qualche nome in questo articolo.
PierluigiMaisto, per esempio, ha ridato vita a una vecchia chitarra classica semidistrutta, recuperando il recuperabile e alloggiandolo in un nuovo body ricavato dalla scatola di una bottiglia di vino. Il tutto amplificato tramite pickup ceramico in avanzo (A). Janblazer ha invece forgiato il Bluesblazer Cinco Pesos, nato da una scatola di jeans, avanzi di ferramenta e un pickup di recupero (B). Sfacciatamente grezza la cigar box di Oliver, nata dal fissaggio del manico di una vanga a una scatola per bottiglie di vino. Hardware in avanzo, un vecchio pickup, ferramenta di recupero ed ecco pronto uno strumento musicale di tutto rispetto (C). Mr_Pone completa il quadro con il suo Oil Tub Bass (D). I presupposti per una Jug Band accordiana ci sono tutti.

In definitiva, la cigar box guitar parla delle radici di un mondo nato in mezzo alla povertà, con una scatola di sigari e tanta voglia di suonare. Da una geniale intuizione a un'icona sociale largamente riconosciuta, queste scatole riproducono i suoni di un popolo che sognava la libertà e che, in fondo, l'ha trovata dentro una scatola di legno.
Ora non vi resta che andare a ravanare giù in cantina alla ricerca di qualche ammennicolo riutilizzabile e abbandonarvi completamente alla vostra fantasia sicuri che, a prescindere dalle vostre scelte costruttive, quell'incredibile scatola di legno suonerà. Del resto la musica, prima che di legni pregiati e note corrette, è fatta di passione, dedizione e intenzioni travolgenti.
Bell'articolo per un grandioso strumento!!! XD
"Tante città, tante canzoni e tante donne...tempi
Bellissimo articolo..
Live and let live..
Re: Bellissimo articolo..
La musica non tradisce, la musica è la meta del vi
Questo non è un articolo, è una tesi di ...
-Oliver-
http://f24rockblues.altervista.org
Re: Questo non è un articolo, è una tesi di ...
La musica non tradisce, la musica è la meta del vi
Re: Questo non è un articolo, è una tesi di ...
jeb
Re: Questo non è un articolo, è una tesi di ...
La musica non tradisce, la musica è la meta del vi
Re: Questo non è un articolo, è una tesi di ...
-Oliver-
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L'articolo ed il musicista
Re: L'articolo ed il musicista
La musica non tradisce, la musica è la meta del vi
Re: L'articolo ed il musicista
Ce ne fossero....
How can a poor man stand such times and live
Re: Ce ne fossero....
La musica non tradisce, la musica è la meta del vi
Re: Ce ne fossero....
How can a poor man stand such times and live
bravo.. bell'articolo!!
<p>http://www.jalebimusic.com/home.html
http://www
Re: bravo.. bell'articolo!!... e grazie!
GAS??
<a href="http://www.chitarre-metal.it/"> ht
Bravissimo! Gran bell'articolo... ...
Bravissimo! Gran bell'articolo... ...
Un articolo ben scritto e un argomento molto ...
Re: Un articolo ben scritto e un argomento molto ...
La musica non tradisce, la musica è la meta del vi
Questo è un Super acoustic pride! Articolo ...
Re: Questo è un Super acoustic pride! Articolo ...
La musica non tradisce, la musica è la meta del vi
Non si leggeva un articolo così interessante ...
RISPARMIA ACQUA, BEVI BIRRA!
Re: Non si leggeva un articolo così interessante ...
La musica non tradisce, la musica è la meta del vi
Articolone
jeb
Re: Articolone
La musica non tradisce, la musica è la meta del vi
Re: Articolone
jeb
Contenuti, proprietà di linguaggio, ...
http://www.myspace.com/rozzoaristocratico
Re: Contenuti, proprietà di linguaggio, ...
La musica non tradisce, la musica è la meta del vi
piacevolissimo. più che un articolo questo è ...
Re: piacevolissimo. più che un articolo questo è ...
La musica non tradisce, la musica è la meta del vi
Re: piacevolissimo. più che un articolo questo è ...
-Oliver-
http://f24rockblues.altervista.org
Re: piacevolissimo. più che un articolo questo è ...
jeb
Grazie per la citazione - il bidone si è ...
Re: Grazie per la citazione - il bidone si è ...
La musica non tradisce, la musica è la meta del vi
Complimenti, bellissimo articolo pieno di ...
Sandro Agostini
<a href="http://sandroago.afmusic.
Re: Complimenti, bellissimo articolo pieno di ...
La musica non tradisce, la musica è la meta del vi
Tanto di cappello ragazzo!!! ; )
Re: Tanto di cappello ragazzo!!! ; )
La musica non tradisce, la musica è la meta del vi
Re: Tanto di cappello ragazzo!!! ; )
E bravo Andrea! Gli articoli lunghi possono ...
"You really don't need so many notes, maybe just t
Re: E bravo Andrea!Gli articoli lunghi possono ...
La musica non tradisce, la musica è la meta del vi
Re: E bravo Andrea!Gli articoli lunghi possono ...
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diapason
Re: diapason
La musica non tradisce, la musica è la meta del vi
Re: diapason