La forma più immediata – e più costosa di chorus è (com’è ovvio) il raddoppio fisico della parte musicale: due chitarristi che eseguono lo stesso arpeggio, lo stesso chitarrista che registra due volte la stessa parte (per poi riascoltare le due tracce simultaneamente), rappresentano la maniera più diretta per rinforzare, attraverso il raddoppio, l’esecuzione originale.

Se questo non è possibile, diventa necessario ricorrere alla tecnologia. Di fondo, l’obiettivo che ci interessa raggiungere è la simulazione di più esecutori contemporaneamente disponibili; cosa fanno due musicisti, non ha importanza quanto preparati siano, che devono eseguire la stessa parte musicale? Sicuramente, non saranno mai perfettamente allineati tra loro: piccole discrepanze nel timbro di base, nell’intonazione, nella pronuncia, nel timing e nell’insieme dell’esecuzione renderanno distinguibili e uniche le due performance sovrapposte nell’organico orchestrale.
E allora? Cosa trasforma un raddoppio meccanico in un unicum timbricamente originale? Di sicuro, non la perfezione assoluta durante l’esecuzione. Se dotati di una minima struttura tecnica, sarà facile compiere un semplice esperimento.

Un esperimento facile facile: dal canone alla sovrapposizione… fuori registro
Procediamo, armati di DAW, a registrare un qualsiasi fraseggio (vocale, strumentale, purchè dotato d’intonazione e articolazione percepibile) all’interno di una traccia audio.
Dopo aver realizzato – poniamo – quattro battute in quattro quarti che risultino sufficientemente corrette, possiamo copiare l’intero file audio all’interno di una nuova traccia e spostare la nuova registrazione clonata distanziandola di una battuta dalla precedente. Il procedimento non è nuovo: è esistita, con qualche variazione strutturale riconducibile all’ hoquetus, dalla Scuola di Notre Dame (XII Sec) fino ai nostri giorni sotto forma di canone, cioè di procedura esecutiva che prevede due, tre o più musicisti che fanno a staffetta nell’eseguire lo stesso fraseggio rispettando una distanza temporale ben precisa. (Tra l’altro, il nostro Mr. Shameless, tempo addietro, si cimentò in un esaltante canone a quattro voci…). Ma il canone non è un chorus, è un canone appunto; ovvero, le diverse voci sono troppo distanziate per fornire un effetto di massa simultanea.
Non rimane che avvicinarle tra loro. A questo punto, dovrete spostare progressivamente all’indietro il contenuto della seconda traccia DAW, prima a ¾ di distanza, poi 2/4, poi sempre meno, fino a raggiungere il quasi perfetto allineamento.
Quando le due tracce saranno giunte in quasi perfetto allineamento (diciamo a qualche tick di distanza) sopravviene un nuovo e più inquietante fenomeno: invece di ascoltare la corposità del chorus, avvertiamo una serie di metalliche cancellazioni timbriche che conferiscono un aspetto assai sgradevole all’ascolto. La non perfetta sovrapposizione delle due copie dell’identico segnale produce rinforzi e cancellazioni di fase che eliminano parti dello spettro armonico, lasciano – è veramente il caso di dire – l’ascoltatore con l’amaro in bocca.
E allora? Sarà necessario analizzare con maggior accuratezza l’esecuzione di due veri musicisti che suonino la stessa parte musicale.

Due musicisti all’opera
Due musicisti all’opera, appunto, non saranno mai perfettamente allineati tra loro, ma questo disallineamento non sarà mai costante: varierà in maniera imprevedibile durante l’esecuzione, un momento il musicista A tirerà avanti rispetto a quello B, il momento successivo sarà in ritardo. Insomma, la chiave del comportamento “umano” è proprio nella non linearità del comportamento: un momento a tempo, un momento dopo tirando in avanti, un momento ancora dopo all’indietro e così via, senza che sia possibile prevedere cosa succederà sul quarto successivo.
Ciò significa che, per simulare con maggior accuratezza i due musicisti, bisognerà prendere il fraseggio originale e sdoppiarlo n volte, avendo cura di alterare in maniera non statica il tempo con cui ogni copia è emessa nei confronti dell’originale. Come fare? La risposta varia in base alla tecnologia disponibile.

Raddoppio automatico: un viaggio nel tempo
Tralasciamo, per brevità d’esposizione, tutti i casi acustici in cui si ricorre al raddoppio vero e proprio della sorgente sonora (il coro del liuto prima e della 12 corde poi, la doppia ancia battente della musette, le due canne d’organo non perfettamente accordate nella vox humana) e arriviamo direttamente alle strutture elettroniche.

Lo scanner Hammon/Hanert
Il primo esemplare di chorus commerciale è più elettromeccanico di quanto si possa pensare: ci riferiamo allo scanner concepito da John Hanert per arricchire il timbro dell’organo Hammond. All’interno dello strumento, il segnale audio prodotto dal generatore è sottoposto a una linea di ritardo “hardware”, realizzata con una serie d’induttanze (in origine 25, successivamente 18), ciascuna collegata a un condensatore; quando il segnale è collegato alla linea di ritardo, ciascuno stadio d’induttanza e condensatore impone un certo ritardo, cioè interviene sulla fase del segnale; a questo punto della sperimentazione, Hanert era in possesso di un super sfasatore di segnale a 25 o 18 linee indipendenti; il passaggio successivo fu quello relativo alla messa in movimento del segnale. Con un meccanismo di scansione elettromeccanica (i contatti disposti in cerchio, attorno a un corpo centrale messo in rotazione), Hanert poteva prelevare il segnale dalle diverse sezioni d’induttanza e condensatore ottenendo, in rapida sequenza, l’alternanza delle versioni di segnale alterate in fase. Il risultato della continua variazione di fase era un ciclico abbassamento e regolarizzazione della frequenza percepita nel segnale audio; prelevando in senso inverso il segnale, si otteneva un ciclico innalzamento e regolarizzazione della frequenza; combinando in maniera adeguatamente alternata i punti di prelievo del segnale lungo la circonferenza dello scanner, Hanert riusciva a generare, per ogni rotazione, un semiperiodo d’incremento e un corrispondente semiperiodo di decremento della frequenza. Sovrapponendo questo risultato al segnale originale, si otteneva il Chorus. Delle diverse linee di ritardo hardware utilizzate (cioè dei percorsi induttanza-condensatore), Hanert selezionò le 16 che – per distanza di fase – risultavano più drammatiche e timbricamente interessanti una volta gestite in sequenza di rotazione; la velocità di rotazione dello scanner era pari a 412 giri al minuto.

Come accennato in precedenza, la somma di segnale diretto e uscita dello scanner produceva il Chorus; ascoltando solo l’uscita dello scanner – eliminando cioè il segnale diretto – si otteneva il Vibrato. Non male per il 1945! Dovremo tenere a mente questa caratteristica perché, come vedremo, diverse altre realtà commerciali vi faranno riferimento più oltre.
Bene, salutiamo il signor Hammond, con l’ingegner Hanert, e passiamo alla sala successiva, dove troveremo i chorus analogici BBD e le successive incarnazioni digitali.
Fantastico!
Molto interessante
How can a poor man stand such times and live
Re: Molto interessante
bravo.. veramente bravo..
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Tutti dovrebbero sapere che in fase di studio ...
4x12 con due coppie di altoparlanti diversi
GAS??
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Re: 4x12 con due coppie di altoparlanti diversi
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Articolo davvero interessante...è bello che ...
"Basta una serie di note...il resto è improvvisazi
I tuoi articoli sono sempre così paurosamente ...
Re: I tuoi articoli sono sempre così paurosamente ...
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articolone! Complimenti purtroppo alcune ...
Re: articolone! Complimentipurtroppo alcune ...
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