"John era brillante, era felice, era arrabbiato, era triste. Soprattutto era un genio che lavorava duro per dare il meglio di sè al mondo. Era bello sapere che una simile persona faceva parte della nostra generazione, del nostro secolo e della razza umana".
Yoko Ono.
Ognuno di noi "vecchi" ha un proprio ricordo di quel momento. Ognuno di noi "vecchi" ha perso un fratello, un compagno di vita, un genio musicale ma non solo.
Avevo trent'anni allora e mi misi a piangere come un bambino. Le stesse lacrime che mi scendono in questo momento, nel ricordo.
Oggi Paolino "moonlite" mi ha portato il "suo ricordo" dicendomi: "Fanne ciò che vuoi..." con la sua innata modestia. E' il suo modo di rivivere quel giorno infausto di tanti anni fa. Il suo modo di piangere in silenzio. Ciao.
La volta che sono stato John Lennon
Ho provato anch’io la felicità, ed è stato doloroso.
Ci ho ripensato tante volte perché non è stato come l’avevo immaginata.
La pensavo come l’esaltazione che si prova dopo aver estratto la lama dal corpo dell’ultimo nemico ucciso in battaglia e tutto intorno c’è silenzio e odore di sudore e di paura, e la pace dei morti è uguale a quella dei vivi perché entrambi hanno perduto qualcosa ma solo i morti se ne rendono conto.
In quei momenti, pensavo, si uniscono la pace della ragione e quella del cuore, e si raggiunge una perfezione ineguagliabile.

Perché, come in un dipinto, la differenza tra un morto ed un superstite è una solo una questione di dettagli, di sfumature, ed in questo dovrebbe consistere la felicità, l’essere non il quadro ma chi lo guarda.
Io ho paura della guerra e del sangue, della prima odio l’errore e la casualità, l’abilità vorace di alimentarsi coi rifiuti scartati dalla mente.
Il sangue lo temo perché scorre anche quando sono fermo ed è una cosa che non ho mai capito.
Ma quando stasera mi hanno sparato e per curiosità ho messo un dito nel buco che avevo nel petto e l’ho ritirato bagnato di rosso e di dolce, bene, lì ho capito che una guerra prima o poi arriva per tutti e in fondo mi sono sentito felice.
E’ stato il primo sentimento che mi è arrivato alla mente ed è curioso.
Non si dovrebbe essere felici se ti hanno appena sparato.
Io poi che ho raccomandato per anni pace e amore e ho vissuto più a lungo di Gesù – altri tempi, d’accordo…- adesso in cambio ricevo una pallottola e mi permetto di essere felice?
C’è qualcosa di stonato in tutto questo, ma so che se mi concentro ne vengo a capo, basta pensare un attimo e tutto si chiarisce.
Ecco, deve essere qualcosa che ha a che fare con la musica.
La musica, non la mia, tutta, ha a che fare con la magia e non tutti possono capirla.
Quelli che ce l’hanno fatta hanno visto dentro di lei e ci hanno trovato la guerra e la pace, spesso confuse tra loro e ugualmente odiate, l’amore e l’amicizia di uomini e donne che, un morso dopo l’altro, mi hanno strappato di dosso l’odio e la noia, e poi ancora soldi, polveri magiche, cieli e diamanti e Lucy che si chiede che ne sarà di noi, immaginalo se puoi.
Perché di musica ne ho suonata, e poi l’ho respirata, adescata e mai abbandonata, masticata da sola, a digiuno quando non c’era nient’altro da mangiare o buttata giù in mezzo alla nausea di un’ orgia di cibo, fumo e donne.
La musica è stata la mia puttana, sempre pronta a godere di me ed io di lei e, cristo, di soldi ne abbiamo fatti insieme ma adesso non so più dove sono, non capisco più cosa sono, perché sto qui seduto per terra con un dito piantato nel petto sennò il proiettile scappa via e non lo trovo più, cristo, ci deve essere un motivo, uno solo perché io sia qui in questa situazione e un sacco di gente mi gira intorno, e c’è confusione e rumore non più musica, dov’è finita la canzone che stavo scrivendo, l’ultima?
Se non riesco a levare il dito non scriverò più, non riuscirò più a suonare, e per cantare ci vuole la voce che sta andando via, sento scorrere aria dentro di me, passa e se ne va e non rimane nei miei polmoni, è lì che mi servirebbe, è lì che dovrebbe stare.
Mi servirebbe anche di rialzarmi e andare via, raccontare che mi è capitato di essere felice dopo aver spinto ad andare a cercarla comunque e sempre la felicità, raccontare del dolore che si prova quando si capisce e di quando non c’è più tempo per cercare le rime e bisognerebbe scrivere una canzone perfetta che chiuda tutto l’amore dentro una sola parola e un solo accordo di chitarra.
Ma non portatemi via da qui, non toglietemi il dito dal petto, lasciatemi al mio marciapiede, starò lì seduto a chiedere l’elemosina per poter ricominciare, chi volete che si preoccupi se perdo un po’ di sangue, sono morti a milioni nelle guerre con intorno il loro sangue asciutto come gesso, basterà guardarci negli occhi per tornare a rivivere.
Non ci credevo più a quanto è bello vivere, perché sto morendo e non basta un dito piantato in una diga a fermare il sangue, a fermare la fine.
Non sono orgoglioso dei miei pensieri, sono gli ultimi e poi in questi momenti non si può scegliere, ma li accetto come un dono inaspettato e inservibile.
Peccato, ho avuto tra le mie mani gli occhi della gente che mi guardava, che ascoltava come rapita, che cercava di capire come sarebbe andata a finire.
Peccato, adesso, non essere più lì per vedere come andrà a finire.
Peccato.
“Above us, only sky” 8/12/1980
Paolo "moonlite" Bertozzi
Per John e Paolino
Grazie
William
<a href="http://svagello.blogspot.com/">http://sva
Re:Per John e Paolino
Per quel che mi riguarda John è solo da qualche parte, non è davvero morto.
Se sia nella sua musica? Forse, però mi manca quel vecchio matto, il mondo sarebbe migliore se lui fosse ancora vivo.
Nella mia città l'8 di Dicembre è sempre un giorno buio, chissà perché...
<p>
...and in the end, the love you take is equal
Per quel che vale, io avevo quasi 27 anni
.. e stranamente, in un certo qual senso, quasi sorvolai su questa notizia, certamente anche come forma di rimozione. All'epoca, l'ultimo complessino stabile nel quale suonavo ed avrei suonato con continuità era ben avviato e non sapevo neppure che uno dei miei soci, quello addetto a simili incombenze, si permetteva di rifiutare o posticipare ingaggi (quando ci sciogliemmo, risultarono una quarantina). Inoltre, avevo appena ottenuto un impiego stabile e -causa lavoro- per la prima volta nella mia vita facevo il single in trasferta 5 giorni alla settimana, con i sughi e il brodo preparati dalla mamma. Per non parlare delle prime avvisaglie di quello che sarebbe stato il vero Amore. Il tutto, in una graziosa località di montagna nel cui dancing si suonava periodicamente. No: non ero così megalomane, egocentrico e Piccolo (spero) da aver pensato che la morte di John era una specie di turning point, di tributo personale da pagare per tutto quel Di Più che la vita , del tutto provvisoriamente e senza mio merito se non la passione, mi concedeva. Forse temevo solo che a pensarci troppo (peraltro in un ambiente e in contesti non troppo sensibili all'evento, percepito dai Più come uno dei tanti fatti di cronaca), i miei pensieri avrebbero imboccato strade poco confacenti al rispetto per una persona, per un INDIVIDUO -e non per una nostra Proiezione- che era stata uccisa (meschinità o quiasquilie del tipo "In fondo è meglio così... è caduto quando era ancora in piedi... ora i Beatles non si ricomporranno mai più e non so decidermi se sia un male o un bene ... speriamo solo che adesso non ne facciano un'icona del pacifismo e della Working Class Hero pe via di certe sue iniziative che francamente non avevo gradito granchè e che anzi trovavo velleitarie, di un radical chic insopportabile). Rimossi perchè avevo accusato il colpo, perchè Cosa Fatta Capo Ha, perchè non era nemmeno giusto strapparsi i capelli per una persona sola, quando al mondo ce n'è per tutti ed ai meno fortunati capita pure di peggio. Ma credo soprattutto che rispettai l'Uomo. Perchè non era male Lennon. E credo fosse anche umano, pur con tutti i suoi probabili difetti. Oggi, a distanza di tanto tempo, constato con piacere che nessuno ne ha potuto tirare troppo l'immagine per la sua giacca, appropriarsene in toto. Bravo John. Scusate queste righe sbilenche. Grazie ad Alec per la sua sensibilità senza ghirigori e -sempre se non suona meschino o fuori posto- un saluto ammirato al Moonlite per certi passaggi del suo scritto che regalano ai lettori un saggio di consapevolezza e di acume spirituale (passatemi l'espressione) ai quali abbiamo bisogno di attingere di nuovo, di tanto in tanto, ricordandoci che , anche quando sopiti, son o dentro tutti noi.
..e tu piantale di graffiarmi sto dito: mo' sei stata assunta come censore dalla redazione? (scusate, apralvo alla gattaccia).
p..s dovrei rileggere prima di inviare ma non mi va: preferisco appaiano limiti,difetti e meschinità. Troverei irriverente prepararmi un aritcletto curato in modo certosino solo per mostrare quanto io sia bravo: m isembrerebbe di essere quelli che vanno alle Messe di suffragio per sfoggiare l'abito nuovo. Ecco: questo modesto riguardo nei confronti di chi non c'è più e di chi ci ha regalato questo articolo è tutto ciò che posso fare per riannodare quel filo che era stato spezzato e quel ricordo comodamente o pudicamente messo in cantina in quel non tanto lontano 8 Dicembre 1980- camp
p.s. speriamo che i telegiornali non sparino sciocchezze e che le eventuali commemorazioni siano sobrie.
I am he as you are he as you are me and we...
...are all together. Quando salgo su un palco io "divento" lui, è il mio modo per ricordarlo, per offrirgli il mio tributo. Ricordo ancora con un po' di spavento e perplessità quell'8 dicembre di 27 anni fa, anche se avevo solo 9 anni: mi chiedevo chi poteva essere così pazzo da uccidere un cantante, uno che aveva appena fatto una canzone così bella (in quel periodo alla radio passavano spesso Woman). Anche stasera con un gruppo di amici renderemo il nostro tributo a John in un locale di Genova. Vi saluto con un brano di una poesia scritta dal mio amico Gilbert Douville, poeta Lakota, fan di John:
"When you were young so much yonger than today your music carried me away but now you are gone it seems so hard to say
A love spread through pleasant words and music A lone gunman could not turn his head tender voice he would not hear All you were saying was "give us a chance"
da Gilbert Douville, Canto senza fine, Genova 2000
Grazie Paolo.
Davide
grazie
già, grazie
Bello...bellissimo
Quando è successo io non avevo capito ancora molte cose, ma credo che immedesimarsi in questo personaggio ed immaginare i suoi pensieri in punto di morte... sia un buon modo per ricordarlo con quella incredibile abilità che solo il mio amico Moonlite può fare. Ed è anche un modo molto "soft" e direi...sognante!
Grazie!
Il mio ricordo di John Lennon
Io quel giorno del 1980 non c'ero, sarebbero dovuti passare ancora 6 anni e qualche mese prima che nascessi, ma la sua musica mi colpì fin da subito, poi dopo qualche anno sono riuscito a capire anche la sua sensibilità nello scrivere. Spesso mi chiedo come sarebbe, se ci fosse ancora lui.
Devo ringraziare i miei genitori se a 4 o 5 anni i Beatles e John Lennon entrarono nella mia vita con quelle cassette che ho consumato nei mangianastri. Può sembrare strano se collegato ad un bambino di quella età, ma a me piacevano quelle canzoni, mi piacevano tanto, le volevo ascoltare continuamente e chissenefrega se alle elementari ero considerato dagli altri (e un po' deriso) "quello che ascoltava musica vecchia". Io l'ascoltavo ed ero contento. L'ascolto tutt'ora e le sensazione sono ancora grandi.
E' da qua che è partita la mia passione per la musica e credo che non potesse partire in un modo migliore.
....imagine....
Capire subito
Avevo sette anni e ci rimasi malissimo. Bel modo di cominciare a crescere. Capii subito che questo era proprio un mondo di merda, lo percepii nettamente. Mi dissi che se qualcuno poteva uccidere uno come John Lennon allora non c'erano proprio speranze in questa vita. Mi dissi che se poteva succedere una cosa così assurda e inconcepibile allora voleva dire che il mondo era proprio un posto assurdo e inconcepibile. Rimango di quell'idea, e guardando indietro nella Storia e mettendo insieme i pezzi (John e Bob Kennedy, Martin Luther King, gli Anni di Piombo) mi accorgo di come sia nitida anche se sottilissima la linea che unisce tutti questi eventi. Mi accorgo che c'è sempre un limite oltre il quale non ti fanno andare, non ti fanno sperare. Che c'è una faccia e poi ce n'è un'altra nascosta, ma che è quella vera, che comanda, che decide e ha deciso che non si debba fare quel passo avanti, che non ci debba essere redenzione ma solo girare intorno al solito punto. Fermo. L'8 dicembre 1980 è morta definitivamente la nostra giovinezza. Chi è nato dopo è nato già vecchio perché gli è stata tolta la speranza e vive senza futuro, senza un progetto che vada oltre la mera sopravvivenza. E' una ricca prigione, la nostra; lussuosa, piena di comfort e distrazioni, ma sempre prigione rimane.
Quella brutta sera ...
Quella brutta sera stavo tornando a casa in automobile, intorno alla mezzanotte. Da qualche mese avevo terminato il servizio militare ed ero alla disperata ricerca di una prima occupazione. C'era una nebbia che si tagliava con il coltello e il ciglio della strada si vedeva appena. L'autoradio era sintonizzata su Radio Luxembourg (www.radioluxembourg.co.uk) che trasmetteva sempre buona musica. Durante il notiziario lo speaker annunziò qualcosa di terribile: parlava molto velocemente e con un tono di voce molto concitato. A causa della mia scarsa dimestichezza con l'inglese, mi sfuggivano quasi tutte le parole; tuttavia, dal senso del discorso realizzai che era successo qualcosa di molto grave. Cambiai canale, cercando di non deconcentrarmi troppo dalla guida. Finalmente riuscii a trovare una stazione radio italiana che stava appunto fornendo i particolari del tragico omicidio di John Lennon ad opera di uno squilibrato. Trovai uno spiazzo e mi fermai. Per diversi minuti non riuscii a trovare il coraggio per ripartire, incredulo ed allo stesso choccato da quella tristissima notizia. Ancora adesso mi viene la pelle d'oca.
ero a New York, avevo 9 anni
Ho sentito la notizia sul WABC giornale radio, poi il mio vicino di casa (aveva 12 anni), di nome Jimmy Green, proprio l'amico che mi ha fatto conoscere i Beatles ed era la primissima persona che conoscevo che aveva e suonava la chitarra, lui viene a casa mia e mi riracconta la notizia. Io, lui, mio fratello Mario, ed altri 2 vicini di casa coetani, Alex e Michael, ci mettiamo a camminare sulla nostra stradina, Boynton Place, cercando di assorbire la notizia.
Cade un fiocco di neve. Un solo, singolo, solitario fiocco. E dopo una ventina di secondi il cielo e' riempito di fiocchi di neve. Come se il paradiso stesse piangendo e le lacrime si congelavano.
<p>-Grappero Forever!-</p><p><a href="http://www.m