Elogio delle basse frequenze

di redazione - accordiano DOC #116 | 11 July 2002 @ 16:11 |
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Massimo Pieri scrive "Il fatto di suonare il basso elettrico, dopo aver sperimentato a lungo le opportunità offerte dalla chitarra, mi sembra un privilegio che stento ancora a spiegarmi completamente. Senza presunzione di completezza e nei limiti delle conoscenze tecniche d'autodidatta, proverò ad indagare le fonti remote della predilezione per quello che, pur arbitrariamente, ritengo lo strumento più bello del mondo."

Se apriamo un dizionario della lingua italiana alla ricerca del significato dell'espressione basse frequenze nell'ambito della musica, il meglio che ci possa capitare è una definizione del tipo: parte più grave di una composizione musicale. Presa di per sé è una spiegazione piuttosto sibillina che necessita di alcune brevi considerazioni di fisica. Una delle principali caratteristiche del suono è la frequenza o altezza, cioè il numero di cicli completi che esegue l'onda sonora nell'unità di tempo. Tale grandezza si misura in Hertz (Hz).

Alte frequenze originano suoni acuti, basse frequenze originano suoni gravi. Ebbene, mentre l'orecchio umano percepisce suoni che vanno da 16 a 20.000 Hz, quando parliamo di suoni gravi ci riferiamo a quella porzione di spettro che, a partire dai 16 Hz, non oltrepassa i 400. Personalmente, le basse frequenze mi trasmettono un primitivo messaggio emozionale derivante, probabilmente, dal fatto che esse arrivano prima al corpo e poi alle orecchie (e quindi al cervello). Basse frequenze sono quelle del cuore, il primo suono che ascolta il feto nel ventre materno. Basse frequenze sono quelle del tamburo, che riproduce in maniera ancestrale proprio il battito cardiaco. Basse frequenze sono presenti in molti canti religiosi, che suonano tanto più mistici quanto più ne sono ricchi. Lo sviluppo qualitativo della riproduzione musicale avutasi nell'ultimo secolo ha consentito la rilevazione di ulteriori margini dello spettro sonoro che l'uomo è capace di percepire, soprattutto nella gamma delle basse frequenze.

Spostiamo allora, brevemente, l'analisi su quanto è successo negli ultimi cento anni, cercando di valutare il ruolo assunto dagli strumenti capaci di produrre la gamma sonora in questione.

Alla fine del XIX secolo il mondo musicale, sia esso colto che popolare, cominciò a manifestare più frequentemente l'esigenza di avere nei propri ranghi strumenti in grado di emettere suoni profondi e capaci di creare amalgama fra tutti gli altri. Nell'ambito della musica popolare, inclusa quella italiana, il problema cominciò a risolversi in maniera rudimentale, impiegando anfore di coccio o di vetro. Soffiando all'interno del foro di questi "strumenti" si produceva un effetto di bassa frequenza a sostegno dell'armonia il cui limite era costituito dal fatto che potevano riprodurre solo una nota.

Una migliore varietà timbrica si ottenne con il washtube bass, bizzarro strumento della tradizione folk americana, costituito da una corda legata, da una parte ad un secchio o un bidone rovesciato, dall'altra all'estremità di un manico di scopa. Secondo l'inclinazione che quest'ultimo assumeva, cambiava la tensione della corda e, molto approssimativamente, l'intonazione della nota ottenuta percuotendo la corda medesima.

In contesti musicali più evoluti il problema delle basse frequenze venne affrontato in maniera decisamente meno empirica. Fra la fine dell'800 e l'inizio del '900 cade, infatti, l'epoca di introduzione del basso tuba, strumento a fiato che consentiva di esprimere forte volume e buona ripresa sonora nella gamma più bassa dello spettro. Il peso e la scarsa manovrabilità dello strumento non consentivano di spingersi oltre la riproduzione della nota fondamentale e della quinta in prima e terza battuta, limitando le linee cromatiche allo stretto necessario. Per questo motivo il basso tuba continuò ad essere utilizzato quasi esclusivamente nelle bande che, suonando spesso in marcia, tutt'ora ben apprezzano un simile sostegno armonico.

Nelle orchestre e in altre formazioni musicali più ridotte il basso tuba non riuscì a soppiantare il contrabbasso. Strumento classico e più antico (risale alla metà del '600), il contrabbasso era stato a lungo relegato alla funzione di semplice raddoppio delle note gravi eseguite da altri strumenti come il cembalo e l'organo. La funzione di puro e semplice sostegno dell'armonia venne oltrepassata grazie alle notevoli capacità espressive dello strumento, consentite dalle tecniche del pizzicato, dello slap e dall'uso dell'archetto. Inoltre il contrabbasso, seppur inferiore al basso tuba per pressione sonora, poteva garantire quattro colpi regolarmente scanditi sulle battute, mantenendo in maniera più solida il ritmo di fondo. A partire dall'inizio del '900 il contrabbasso registrò una notevole evoluzione tecnica ad opera dei musicisti di jazz che, nell'arco di pochi decenni, conferirono allo strumento una funzione non solamente propulsiva. Il lavoro sulle improvvisazioni ritmico armoniche e l'adozione di fraseggi mutuati da altri strumenti musicali portarono il contrabbasso a livelli, in passato, inimmaginabili. Nel medesimo periodo, per assecondare l'esigenza di rendere più udibili le loro performance, i contrabbassisti adottarono le corde d'acciaio al posto di quelle di budello e, di seguito, iniziarono ad amplificare lo strumento.

Una naturale evoluzione del processo di affermazione delle basse frequenze, fu la comparsa sulla scena musicale del basso elettrico. Alla stessa maniera della chitarra, anche qui gli impulsi sonori prodotti dalle corde in vibrazione venivano captati da un pick-up o microfono e trasmessi ad un amplificatore. I primi esemplari di basso elettrico furono realizzati nella prima metà degli anni '30 e cercavano di riprodurre il più fedelmente possibile il contrabbasso, nel suono e nelle forme. Negli anni seguenti dalla posizione verticale passarono a quella orizzontale, riducendosi progressivamente nelle dimensioni. Quindi lo sviluppo tecnico e timbrico dei pick-up rese superflua la presenza della cassa armonica e illimitata la flessibilità di riproduzione delle basse frequenze.

Fra la fine degli anni '40 l'inizio dei '50 avvenne la definitiva consacrazione del basso elettrico. L'introduzione dei frets (divisori metallici che permettevano una perfetta intonazione della nota) conferì allo strumento una nuova dignità, permettendogli di interpretare un ruolo da protagonista nello sviluppo della musica moderna. I musicisti di jazz ebbero l'opportunità di esibirsi in piccole formazioni, producendo uguale pressione e medesima tavolozza sonora delle big band. I musicisti folk e blues cambiarono il loro modo di suonare e posero le basi per la nascita del blues urbano, del rithm'n'blues e, soprattutto, del rock'n'roll. L'evoluzione musicale attinse dal basso elettrico tale e tanta linfa vitale da contribuire alla nascita di nuovi filoni musicali: la black music esemplificata nello stile motown, il funky, il reggae e una sua diretta emanazione, il rock steady . Quest'ultimo, in particolare, con la produzione di linee sonore asciutte ed immaginifiche, ha contribuito a decodificare e valorizzare ulteriormente il ruolo delle basse frequenze. Le sale da ballo di tutto il mondo cominciarono a vibrare sotto l'impulso sonoro prodotto da quattro corde tese su un pezzo di legno.

Negli ultimi decenni si è ulteriormente sviluppata la polverizzazione degli stili musicali, spesso in diverse reciproche contaminazioni, ma le basse frequenze hanno continuato il loro autonomo processo di emancipazione. Il basso elettrico ha migliorato il suo spettro dinamico e timbrico con la comparsa di strumenti a più pick-up, a cinque come a sei corde. Persino nella musica elettronica sono state progettate attrezzature espressamente dedicate alla produzione di basse frequenze, spesso ai limiti dell'udibile e dotate di innumerevoli sfumature diverse. Medesima velocità di evoluzione si è verificata anche nel settore degli amplificatori e dei diffusori audio espressamente dedicati al basso, con l'espansione della gamma sonora riprodotta e la diminuzione del rapporto ingombro/potenza.

Di là da qualunque notazione tecnica e stilistica, queste brevi argomentazioni credo siano sufficienti a giustificare la predilezione per il basso elettrico e le magiche frequenze che produce, legittimi corollari per il teorema secondo il quale l'accordo non è mai quello stabilito se non lo suona anche il basso, la - parte più grave della composizione musicale.

Questo articolo è apparso, in forma ridotta, sul sito Casertamusica nell'ottobre 2001).

P.S. Commenti e pallottole indirizzati a healingmachine@yahoo.it

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Tutti i commenti

  • Ottimo articolo
    di RicoBlues - accordiano #148 | 12 July 2002 @ 09:16
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    <br>&quot;the Blues is an one-way ticket for the s
  • Io credo
    di woodrow - accordiano #4979 | 15 July 2004 @ 03:52
    • Re:Io credo
      di Robyz - accordiano #66 | 15 July 2004 @ 15:14
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      <p><i>Robyz - Grappero Forever - Eccheccazzo!</i><

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