Strings24: intervista con Frank Caruso

di redazione - accordiano DOC #116 | 11 maggio 2012 @ 08:00
Questo è il primo di cinque brani di uno studio live che avete registrato per Ibanez. Ce ne descrivi la produzione? Non vedo cabinet nel video ma solo testate. Eravate in diretta?
Innanzitutto un saluto a tutti i chitarristi e non!
Una giornata splendida, per la bella atmosfera, la location e l’altissima competenza di tutti quanti hanno collaborato alla realizzazione dei video. Abbiamo cercato di ottimizzare il tutto, pensando di dare la miglior resa sonora possibile. Il primo problema era quello di avere un video con più punti di ripresa e un audio che fosse esattamente quello che stavamo suonando, quindi non una finta esecuzione o un simil-playback!
Abbiamo quindi preparato le sole basi delle song con batteria e basso e, una volta collegate le nostre tre chitarre, abbiamo eseguito esattamente le parti che avevamo registrato per la session del CD, ciascuno con il proprio equipment, nel rispetto quindi del timbro e del feeling di ciascuno di noi tre.
Io con la mia pedaliera cablata in-line nel mixer, Sebo con la sua testata (anch’essa in-line) e Gianni (Rojatti) con il suo amplificatore di cui nel video si vede solo la testata, ma amplificata con un cabinet posto nella sala di ripresa e microfonata.
In questo modo potevamo suonare contemporaneamente sulla base, registrando il tutto attraverso il mixer dello studio di registrazione. La troupe di ripresa provvedeva intanto a registrare la session video con un punto fisso e una camera mobile. In fase di montaggio poi abbiamo fornito il mix definitivo del nostro audio su cui sono state montate le riprese video, il risultato mi sembra interessante, proprio perché riesce a valorizzare il senso live della session, pur essendo una studio session, questo era il nostro intento!

Ci descrivi separatamente le vostre tre strumentazioni e chitarre?
Utilizzo diverse ibanez, una RG 2228 GK a otto corde, una  RG 7321 BK a sette corde, una RG2550 Prestige, una S570 e la splendida l’ultima arrivata S5470F.
La scelta ovviamente dipende dalle esigenze del brano, e se nel caso della otto corde e della sette corde la discriminante è il fraseggio/il riff/il tuning, per la sei corde spesso a pesare è il timbro.
Una riflessione sulla otto corde invece è importante: spesso ci si potrebbe aspettare che necessariamente si scelga di utilizzare questo strumento per poter suonare sull'ottava corda (il Fa#) la quasi totalità del brano, mentre invece mi piace utilizzarla come una ideale sette corde che abbia anche la nota LA al di sotto del SI, e ancora meglio per poter avere a disposizione tutte le corde per suonare delle pentatoniche molto estese.
Come dicevo, invece, la scelta della sei corde è determinata quasi esclusivamente da scelte timbriche, più calde e rotonde alcune, più taglienti e aggressive altre.
Dei miei amplificatori non ne parlo, perché non li utilizzo!
In realtà utilizzo solo un paio di Marshall nei live come monitor per poter ascoltare il mio strumento indipendentemente dalle spie del palco. Per il resto utilizzo una pedaliera con uscite bilanciate da cui prelevo il suono da inviare al Mixer, mentre dalle uscite sbilanciate vado al finale del mio ampli. Per comodità connetto un netbook per il controllo dei preset, utilizzato quindi solo come editor per il software di gestione e non per la gestione del flusso audio. Nelle session di registrazione invece preferisco uscire dalle uscite digitali del mio hardware.
Gianni invece, nell'organizzazione dell'arrangiamento che si è studiato per il live, si occupa esclusivamente di parti solistiche, temi, armonizzazioni e alcuni colori ritmici . Così non aveva bisogno della otto corde: ha usato la sua fedele Ibanez Tele FR2620 a cui ha montato due DI Marzio Steve's Special al ponte e Liquid Fire al manico. Come amplificatore una nuova testata Laney Ironheart e una manciata di pedalini, tra cui ricordo un flanger Ibanez FL9 e un Jemini.
Infine Sebo per le registrazioni ha usato una Ibanez RG228, la sua fedele Ibanez RG Sebo, una Ibanez RG550XX e, sul brano "Burned Wood", una Music Man Luke BFR. Per l'amplificazione si è affidato a un Line6 Gear Box e un Mesa Boogie Stiletto Deuce.


Tu sei storicamente conosciuto per essere un grande sostenitore della chitarra in diretta. Quali sono i vantaggi che ti hanno fatto abbracciare questa scelta? Non ti senti penalizzato da non avere la spinta d'aria dietro le spalle dell'ampli?
Grazie della tua fantastica domanda, che in realtà contiene già la risposta.
Mi ritengo principalmente un chitarrista da studio, anche se adoro il live, ma la maggior parte del mio lavoro in vent'anni di carriera chitarristica si è svolto in studio di registrazione, per produzioni discografiche e televisive, e soprattutto negli utlimi cinque anni ho lavorato moltissimo per la TV, sia in orchestra (nella trasmissione Io Canto) sia per la realizzazione di pubblicità e musiche, moltissime per cartoni animati, cosa che ritengo divertentissima!
Come dicevi, la spinta d’aria dietro le spalle manca, ma spesso (e questo è vero principalmente in studio di registrazione) è solo una sensazione, è quel valore aggiunto del suono che purtroppo il microfono con cui registri non percepisce!
Mi spiego. Troppe volte in studio di registrazione mi sono trovato a creare dei suoni favolosi, o almeno che al momento sentivo così, ma una volta registrato sembrava di ascoltare la chitarra da un citofono!
Merito (de-merito) di fonici frettolosi (che so, magari sottopagati) o microfoni di m…, (ops, di scarsa qualità, scusa), ma anche di sale di ripresa non all’altezza. In Italia non abbiamo studi di registrazione come i New York Avatar o gli Abbey Road, e il fatto che io sia noto come paladino della registrazione in-Line, non significa che non conosca il valore dell'acustica, anzi, è proprio per il rispetto che nutro verso il tema e i grandi esperti che fanno miracoli con la fisica acustica, che scelgo di registrare in line, prescindendo cioè da qualunque concausa esterna.
Il vantaggio di registrare in line è che il suono che senti è quello che effettivamente stai registrando. Non solo, sarà maggiormente trattabile in fase di mix perché ricco di tutti gli armonici sorgenti dello strumento. La nuova tecnologia a modelli fisici inoltre ha migliorato di molto il suono, non siamo più di fronte a dei semplici Speaker Emulator o adattaori di impedenza come nei primi anni ’90, ma ci troviamo di fronte ad apparecchi che simulano non solo la curva di eq. di un cabinet, ma anche le riflessione dell’ambiente in base alla posizione del microfono, prevedendo addirittura cabinet chiusi o aperti.
Per spiegarmi, invito chi ne avesse voglia ad andare a provare software quali Guitar Rig 5 (che proprio nella ultima versione ha implementato la sezione dedicata alla control room) o Amplitube, dove questa gestione è addirittura visiva (poter spostare il microfono).
Certo, non mi verrebbe mai in mente di portarmi sul palco un PC per fare il mio suono.
Oggi esistono hardware molto affidabili, programmabili da pedaliera/display, o ancora meglio via software.
Non ultimo, fra i vantaggi della registrazione in diretta è la possibilità del re-amping: quando registro la mia chitarra, con il timbro che credo possa essere quello definitivo, prelevo anche il segnale unprocessed, registrando su un'apposita traccia il suono della sola chitarra. Questo consentirà di utilizzare eventuali altri plug-in che potranno essere necessari in fase di mix.

Sappiamo che sei tu che hai curato gli arrangiamenti di questo live. Come hai ripensato per un'esecuzione live i brani del disco?
Effettivamente non è stato semplice, quando hai a disposizione tre chitarristi e un numero illimitato di tracce, la tentazione è di usarle tutte. Non solo, la formazione classica spesso mi spinge ad articolare armonie complesse, a volte poco realizzabili dal vivo.
Allora molto semplicemente ho fatto un ragionamento, a tavolino, meno istintivo: mi sono detto che tutto ciò che avremmo registrato doveva essere esattamente riproducibile dal vivo, e semmai qualche parte non potesse essere riprodotta, non doveva essere fondamentale nella struttura armonica.
La scelta era quindi quella di creare delle armonizzazioni e dei contrappunti che avessero al massimo tre voci. Ovviamente nel momento in cui tutti siamo impegnati in fraseggi melodici viene a mancare la ritmica, per cui già in fase di composizione ho pensato a delle ritmiche serrate laddove non tutte e tre le chitarre sono impegnate in parti melodiche, e a parti ritmiche più snelle dove le chitarre armonizzano, lasciando al basso il compito di riempire il tutto.
Può sembrare strano ma spesso la soluzione è nel connubio basso batteria: un buon lavoro della base ritmica consente molta più libertà nel fraseggio delle chitarre.


La otto corde è uno strumento intorno al quale c'è molta curiosità. Questo è il secondo disco degli Strings24 registrato praticamente usando solo otto corde.

L'ottava corda ti condiziona molto in termini di arrangiamento e suono? Penso per esempio alle problematiche che possono sorgere nella gestione degli spazi con il basso e alla gestione dello spettro sonoro gigantesco di questa chitarra nel mix.

Hai centrato in pieno! Innanzitutto usciamo dall’idea che utilizzare la otto corde significhi per forza dover fare una ritmica in sedicesimi sul Fa#! Come dicevo, possiamo usare l’ottava corda semplicemente come appoggio sulla nota La per un brano pensato in SI, oppure ampliare la nostra pentatonica verso il basso in posizioni agevoli ma senza necessariamente andare in low tuning, oppure effettivamente utilizzare tutto lo spettro armonico. In ogni caso, sia a livello di arrangiamento sia di suono, le cose cambiano e in alcuni casi ci troveremo addirittura con la chitarra al di sotto del basso.
Difficile quindi creare uno spettro armonico nel mix che funzioni bene, e anche qui la soluzione parte dal basso, inteso come fondamenta! Per valorizzare le chitarre abbiamo leggermente sgonfiato il basso, enfatizzando gli armonici del basso ma non la parte sub del suono, ma il rischio era che tutto il master suonasse piccolo. Niente paura, ci pensa la cassa della batteria: le frequenze della cassa sono bassissime e, pur mantenendo una punta in alto, si estende verso le frequenze bassissime, portandosi ben al di sotto delle frequenze della otto corde.
Importante il lavoro di compressione su cassa e rullante, preferendo compressioni lunghe a transienti piuttosto che veloci e selettive.
Bisogna fare una certa pulizia anche nelle medie frequenze di cui lo strumento è ricchissimo e il gioco è fatto!

Sempre a livello di mix, colpisce come siano ottimizzati gli spazi e i suoni di ciascuno di voi tre che risultate sempre distinguibili e in primo piano. Visto che sei tu che l'hai curato, descrivici come hai ottenuto questo bilanciamento.
Ti ringrazio, la considerazione mi lusinga.
Non dobbiamo dimenticare che siamo tre chitarristi con un tocco diverso, un fraseggio stilisticamente orientato verso varie sfumature, e tutto il mix doveva rispettare questi aspetti. Ho perciò individuato la frequenza che meglio valorizzasse il tocco di ciascuno, prestando molta attenzione che questa non si sovrapponesse ad altre, e infine distribuito anche in senso spaziale (il panorama stereo) le tre chitarre.
Se le ritmiche viaggiano quindi sempre parallele in stereo con la massima apertura, le soliste si alternano fra left/right/centro. Un piccolo artifizio interessante è quello di utilizzare la chitarra con il Pan sul left e il riverbero/delay leggermente sulla destra e viceversa per la chitarra sul canale Right, il risultato è godibilissimo.
Sarebbe però una forzatura pensare che tutto sia il risultato solamente del mix: a farla da padrone è la parte compositiva e di arrangiamento, e l’esecuzione stessa. È la struttura stessa di un brano che non deve prevedere affollamenti in determinate zone/frequenze/note, così come un fraseggio ultratecnico sarà più trasparente se accompagnato da una ritmica semplice. Il merito quindi è innanzitutto di chi suona!
Il mix deve rispettare quello che fa il musicista, e negli Strings 24 questa consapevolezza, ovvero che uno strumento non debba mai infastidire lo strumento accanto, è quasi una filosofia di vita, che si traduce perfettamente nel suono che ne scaturisce!


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  • Certo che oramai quelli che ...
    di Carrera - accordiano #31493 | 11 maggio 2012 @ 16:19

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