La scelta ovviamente dipende dalle esigenze del brano, e se nel caso della otto corde e della sette corde la discriminante è il fraseggio/il riff/il tuning, per la sei corde spesso a pesare è il timbro.
Una riflessione sulla otto corde invece è importante: spesso ci si potrebbe aspettare che necessariamente si scelga di utilizzare questo strumento per poter suonare sull'ottava corda (il Fa#) la quasi totalità del brano, mentre invece mi piace utilizzarla come una ideale sette corde che abbia anche la nota LA al di sotto del SI, e ancora meglio per poter avere a disposizione tutte le corde per suonare delle pentatoniche molto estese.
Come dicevo, invece, la scelta della sei corde è determinata quasi esclusivamente da scelte timbriche, più calde e rotonde alcune, più taglienti e aggressive altre.
Dei miei amplificatori non ne parlo, perché non li utilizzo!
In realtà utilizzo solo un paio di Marshall nei live come monitor per poter ascoltare il mio strumento indipendentemente dalle spie del palco. Per il resto utilizzo una pedaliera con uscite bilanciate da cui prelevo il suono da inviare al Mixer, mentre dalle uscite sbilanciate vado al finale del mio ampli. Per comodità connetto un netbook per il controllo dei preset, utilizzato quindi solo come editor per il software di gestione e non per la gestione del flusso audio. Nelle session di registrazione invece preferisco uscire dalle uscite digitali del mio hardware.
Gianni invece, nell'organizzazione dell'arrangiamento che si è studiato per il live, si occupa esclusivamente di parti solistiche, temi, armonizzazioni e alcuni colori ritmici . Così non aveva bisogno della otto corde: ha usato la sua fedele Ibanez Tele FR2620 a cui ha montato due DI Marzio Steve's Special al ponte e Liquid Fire al manico. Come amplificatore una nuova testata Laney Ironheart e una manciata di pedalini, tra cui ricordo un flanger Ibanez FL9 e un Jemini.
Infine Sebo per le registrazioni ha usato una Ibanez RG228, la sua fedele Ibanez RG Sebo, una Ibanez RG550XX e, sul brano "Burned Wood", una Music Man Luke BFR. Per l'amplificazione si è affidato a un Line6 Gear Box e un Mesa Boogie Stiletto Deuce.
Tu sei storicamente conosciuto per essere un grande sostenitore della chitarra in diretta. Quali sono i vantaggi che ti hanno fatto abbracciare questa scelta? Non ti senti penalizzato da non avere la spinta d'aria dietro le spalle dell'ampli?
Grazie della tua fantastica domanda, che in realtà contiene già la risposta.
Mi ritengo principalmente un chitarrista da studio, anche se adoro il live, ma la maggior parte del mio lavoro in vent'anni di carriera chitarristica si è svolto in studio di registrazione, per produzioni discografiche e televisive, e soprattutto negli utlimi cinque anni ho lavorato moltissimo per la TV, sia in orchestra (nella trasmissione Io Canto) sia per la realizzazione di pubblicità e musiche, moltissime per cartoni animati, cosa che ritengo divertentissima!
Come dicevi, la spinta d’aria dietro le spalle manca, ma spesso (e questo è vero principalmente in studio di registrazione) è solo una sensazione, è quel valore aggiunto del suono che purtroppo il microfono con cui registri non percepisce!
Mi spiego. Troppe volte in studio di registrazione mi sono trovato a creare dei suoni favolosi, o almeno che al momento sentivo così, ma una volta registrato sembrava di ascoltare la chitarra da un citofono!
Merito (de-merito) di fonici frettolosi (che so, magari sottopagati) o microfoni di m…, (ops, di scarsa qualità, scusa), ma anche di sale di ripresa non all’altezza. In Italia non abbiamo studi di registrazione come i New York Avatar o gli Abbey Road, e il fatto che io sia noto come paladino della registrazione in-Line, non significa che non conosca il valore dell'acustica, anzi, è proprio per il rispetto che nutro verso il tema e i grandi esperti che fanno miracoli con la fisica acustica, che scelgo di registrare in line, prescindendo cioè da qualunque concausa esterna.
Il vantaggio di registrare in line è che il suono che senti è quello che effettivamente stai registrando. Non solo, sarà maggiormente trattabile in fase di mix perché ricco di tutti gli armonici sorgenti dello strumento. La nuova tecnologia a modelli fisici inoltre ha migliorato di molto il suono, non siamo più di fronte a dei semplici Speaker Emulator o adattaori di impedenza come nei primi anni ’90, ma ci troviamo di fronte ad apparecchi che simulano non solo la curva di eq. di un cabinet, ma anche le riflessione dell’ambiente in base alla posizione del microfono, prevedendo addirittura cabinet chiusi o aperti.
Per spiegarmi, invito chi ne avesse voglia ad andare a provare software quali Guitar Rig 5 (che proprio nella ultima versione ha implementato la sezione dedicata alla control room) o Amplitube, dove questa gestione è addirittura visiva (poter spostare il microfono).
Certo, non mi verrebbe mai in mente di portarmi sul palco un PC per fare il mio suono.
Oggi esistono hardware molto affidabili, programmabili da pedaliera/display, o ancora meglio via software.
Non ultimo, fra i vantaggi della registrazione in diretta è la possibilità del re-amping: quando registro la mia chitarra, con il timbro che credo possa essere quello definitivo, prelevo anche il segnale unprocessed, registrando su un'apposita traccia il suono della sola chitarra. Questo consentirà di utilizzare eventuali altri plug-in che potranno essere necessari in fase di mix.
Certo che oramai quelli che ...