Scott Henderson trio in concerto

di RozzoAristocratico - accordiano DOC #17844 | 31 maggio 2012 @ 14:30
Grazie al Centro Chitarre di Cristiano Ceruti e alla collaborazione dell'associazione FaRe Musica, il Black Cat di Caserta è diventato un vero ritrovo di guitar hero. Dopo una breve pausa invernale, è ripresa la programmazione di clinic e concerti a pieno regime e, dopo il recente appuntamento con Andy Timmons, è stata la volta di Scott Henderson.
Il chitarrista, non nuovo dei locali casertani grazie a una clinic tenuta lo scorso anno all'Oddly Shed sempre dietro l'organizzazione del Centro Chitarre, questa volta si è portato i rinforzi: un trio esplosivo formato insieme a due musicisti giovani ma con del talento da far invidia ai più navigati professionisti.
Si tratta di Alan Hertz e Travis Carlton, batterista e bassista dotati di un tiro micidiale e una complicità che solo chi si conosce davvero bene o chi sa sul serio quel che fa è in grado di dimostrare.

La serata era stata anticipata da tempo in via ufficiosa, ma alla conferma della data non ci sarebbe mai stato biglietto d'ingresso troppo costoso per accaparrarsi un tavolo e assistere all'evento. A dispetto di un prezzo leggermente al di sopra della media per questo genere di eventi, il locale era in effetti più pieno di quanto ci si aspettasse. In fondo, quelli che di lì a breve avrebbero conquistato il palco, non sono gli ultimi arrivati nel giro della fusion, ma anche del rock, ma anche del blues, ma anche del funk.
Musicisti a tutto tondo. Così si sono dimostrati i tre, che sono riusciti a riempire l'intera sala con un sound spesso, prorompente e carico di groove.


Alan Hertz fa da solida base ritmica non facendo mai mancare il suo supporto agli altri due, squadrando come un metronomo ora un complesso ritmo jazz fusion, ora un duro e deciso blues. Non disdegna di abbandonarsi, di tanto in tanto, in prodezze tecniche, compreso un assolo intero, come intermezzo alla serata in parte condiviso con Travis Carlton.
Travis, anche lui un musicista eccezionale. Grande e grosso come il suo suono, pesante come i pugni nello stomaco che le sue note stoppate tirano in controtempo sul beat e in sincrono con la grancassa.
Ai suoi piedi una ricca dotazione di pedali, che usa per colorare il sound generale e, perché no, per divertirsi anche un po' nelle parti solistiche, dove lo si può vedere armeggiare con un Moogerfooger piazzato sul suo leggio. Anche il looper in pedaliera dà soddisfazioni, permettendogli di costruirsi delle basi e interagirvi per l'intermezzo solistico a lui riservato.
Ne sarà certamente fiero il papà, perché il suo non è un caso di omonimia: il ragazzone è proprio il figlio del chitarrista Larry Carlton. Con un nome del genere, bisogna dimostrare del vero talento per essere apprezzati come musicisti, e Travis lo fa per tutta la serata.

E poi c'è Scott Henderson.
Lui e la sua Suhr sono un tutt'uno. Chi l'ha già ascoltato lo sa: il suo suono è enorme, impressionante per una simil Strat con tre single coil, seppur di tipo noiseless.
Tutta la strumentazione è quella classica: nella gallery è possibile ammirare amplificatore, settaggi, pedali, valvole e coni. Perché non si è mai abbastanza minuziosi quando si cercano di sbirciare i segreti delle star.
Alle sue spalle il solito amplificatore Suhr stile plexy, un pannello semplice e diretto. Volume al massimo ed equalizzazione con i bassi quasi a zero, incredibile a vedersi considerando lo spessore del suo suono in sala. La testata è posata su un cabinet con due coni Celestion G12 65, serie Heritage.
Sopra la testata è posato l'onnipresente multieffetti Boss SE 70, controllato attraverso il piccolo Tech 21 MIDI Mouse in pedaliera, controller MIDI essenziale ma funzionale. Con questa strumentazione Scott non fa sentire la mancanza di un quarto elemento, riempiendo i vuoti con tappeti di chorus e delay di cui regola il volume attraverso la manopola dell'EWS Subtile Volume Control. Lo fa col piede, in continuazione durante le canzoni, quasi come fosse un wah su rotazione orizzontale. Particolare a vedersi, sulla comodità ci sarebbe di che discutere.

Un pedale volume Boss viene usato giusto quando è necessario zittire la chitarra del tutto, mentre il wah Vox ha i suoi momenti durante le sessioni più sanguigne di improvvisazione.
Un Boss RC2, la Loop Station, è presente in pedaliera, ma non sembra essere collegato al resto. La sua pedalboard a boomerang lo accompagna ovunque, è lecito pensare che tale oggetto sia cablato solo in caso di clinic o particolari necessità.
Un Arion Stereo Chorus con modifica per il true bypass è tutta la modulazione di cui ha bisogno in pedaliera.
Maggior spazio è invece concesso agli overdrive: oltre l'RC Booster, ormai vecchio, malridotto ma imprescindibile, c'è il Maxon SD9, un Fulltone Octafuzz e il coloratissimo Fuzz Factory Zvex, che Scott usa di tanto in tanto anche per sfruttarne i particolarissimi effetti di Gate tanto cari all'estroso Matthew Bellamy.
Tra le braccia di Henderson, la Suhr (a suo dire uguale al modello commercializzato come signature) mostra i segni degli anni.
Il corpo, di un rosa pallido, è un campo da battaglia, pieno di botte e graffi. La paletta non è in condizioni migliori, e lascia trasparire anche notti brave, oltre che di faticose sessioni musicali: molteplici schizzi incrostati qua e là sull'acero nudo fanno pensare che il buon Scott non si faccia mai mancare un buon brindisi con un po' di bollicine nel post concerto, e che la sua chitarra ne paghi le dirette conseguenze.
A dispetto della cura non propriamente maniacale dell'estetica dello strumento, la funzionalità sembra essere portata al massimo. La chitarra è silenziosa, grazie ai pickup single coil noiseless, ma anche espressiva, non anonima come alcuni lamentano di pickup di quel genere. Il ponte, un Tremolo tipo vintage, è inclinato in avanti per permettere escursioni sia verso l'alto sia verso il basso. Complice questa configurazione, l'action risulta più alta di quanto si possa immaginare tra le mani di un chitarrista in grado di fare certe corse su e giù per il manico.
Nonostante l'uso intensivo della leva, il setup è tale che bastano rare e fugaci revisioni all'accordatura dopo una manciata di pezzi per garantire un'intonazione impeccabile.

Oltre per il suono, Scott colpisce per padronanza tecnica ed espressività. I suoi fraseggi jazzistici si infilano ovunque, prendendo posizioni assurde per un chitarrista con lo spirito rock come dimostra di essere durante la serata. Gran parte della scaletta è cadenzata da ritmi fusion, con accordi quartali che si susseguono forsennati e fraseggi fuori dal mondo, con una leva del vibrato che sembra più un Floyd che un Tremolo Vintage. L'accordatura non risente di come Henderson strapazza la chitarra, l'audience invece sembra molto più scossa, soprattutto i chitarristi in sala.

A concludere la serata, quasi come se il trio sapesse che il pubblico l'aspettava come gran finale, "Dolemite". Fuochi d'artificio per un concerto col botto che, per il trio Henderson Hertz Carlton, probabilmente non vedrà repliche. Guai a chi se l'è perso!


Tutti i commenti

  • Bravi! ...però
    di uzik - accordiano #25323 | 31 maggio 2012 @ 16:27
  • Visti live a Vicenza (gratis!!!) ...
    di powerfuran - accordiano #30637 | 31 maggio 2012 @ 17:45
  • e io nn c'ero!!
    di plastic - accordiano #5227 | 31 maggio 2012 @ 18:23
  • io c'ero
    di Trubs - accordiano #25142 | 31 maggio 2012 @ 22:50
  • Piccolissima precisazione
    di DrigoPulp - accordiano #17909 | 01 giugno 2012 @ 11:02
  • Allucinante...
    di edgar587 - accordiano #15315 | 01 giugno 2012 @ 13:45
  • Grandissimi!
    di mirkuzzu (utente non più registrato) | 01 giugno 2012 @ 17:25

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