Il chitarrista, non nuovo dei locali casertani grazie a una clinic tenuta lo scorso anno all'Oddly Shed sempre dietro l'organizzazione del Centro Chitarre, questa volta si è portato i rinforzi: un trio esplosivo formato insieme a due musicisti giovani ma con del talento da far invidia ai più navigati professionisti.
Si tratta di Alan Hertz e Travis Carlton, batterista e bassista dotati di un tiro micidiale e una complicità che solo chi si conosce davvero bene o chi sa sul serio quel che fa è in grado di dimostrare.
La serata era stata anticipata da tempo in via ufficiosa, ma alla conferma della data non ci sarebbe mai stato biglietto d'ingresso troppo costoso per accaparrarsi un tavolo e assistere all'evento. A dispetto di un prezzo leggermente al di sopra della media per questo genere di eventi, il locale era in effetti più pieno di quanto ci si aspettasse. In fondo, quelli che di lì a breve avrebbero conquistato il palco, non sono gli ultimi arrivati nel giro della fusion, ma anche del rock, ma anche del blues, ma anche del funk.
Musicisti a tutto tondo. Così si sono dimostrati i tre, che sono riusciti a riempire l'intera sala con un sound spesso, prorompente e carico di groove.

Alan Hertz fa da solida base ritmica non facendo mai mancare il suo supporto agli altri due, squadrando come un metronomo ora un complesso ritmo jazz fusion, ora un duro e deciso blues. Non disdegna di abbandonarsi, di tanto in tanto, in prodezze tecniche, compreso un assolo intero, come intermezzo alla serata in parte condiviso con Travis Carlton.
Travis, anche lui un musicista eccezionale. Grande e grosso come il suo suono, pesante come i pugni nello stomaco che le sue note stoppate tirano in controtempo sul beat e in sincrono con la grancassa.
Ai suoi piedi una ricca dotazione di pedali, che usa per colorare il sound generale e, perché no, per divertirsi anche un po' nelle parti solistiche, dove lo si può vedere armeggiare con un Moogerfooger piazzato sul suo leggio. Anche il looper in pedaliera dà soddisfazioni, permettendogli di costruirsi delle basi e interagirvi per l'intermezzo solistico a lui riservato.
Ne sarà certamente fiero il papà, perché il suo non è un caso di omonimia: il ragazzone è proprio il figlio del chitarrista Larry Carlton. Con un nome del genere, bisogna dimostrare del vero talento per essere apprezzati come musicisti, e Travis lo fa per tutta la serata.
E poi c'è Scott Henderson.
Lui e la sua Suhr sono un tutt'uno. Chi l'ha già ascoltato lo sa: il suo suono è enorme, impressionante per una simil Strat con tre single coil, seppur di tipo noiseless.
Tutta la strumentazione è quella classica: nella gallery è possibile ammirare amplificatore, settaggi, pedali, valvole e coni. Perché non si è mai abbastanza minuziosi quando si cercano di sbirciare i segreti delle star.
Alle sue spalle il solito amplificatore Suhr stile plexy, un pannello semplice e diretto. Volume al massimo ed equalizzazione con i bassi quasi a zero, incredibile a vedersi considerando lo spessore del suo suono in sala. La testata è posata su un cabinet con due coni Celestion G12 65, serie Heritage.
Sopra la testata è posato l'onnipresente multieffetti Boss SE 70, controllato attraverso il piccolo Tech 21 MIDI Mouse in pedaliera, controller MIDI essenziale ma funzionale. Con questa strumentazione Scott non fa sentire la mancanza di un quarto elemento, riempiendo i vuoti con tappeti di chorus e delay di cui regola il volume attraverso la manopola dell'EWS Subtile Volume Control. Lo fa col piede, in continuazione durante le canzoni, quasi come fosse un wah su rotazione orizzontale. Particolare a vedersi, sulla comodità ci sarebbe di che discutere.
Un pedale volume Boss viene usato giusto quando è necessario zittire la chitarra del tutto, mentre il wah Vox ha i suoi momenti durante le sessioni più sanguigne di improvvisazione.
Un Boss RC2, la Loop Station, è presente in pedaliera, ma non sembra essere collegato al resto. La sua pedalboard a boomerang lo accompagna ovunque, è lecito pensare che tale oggetto sia cablato solo in caso di clinic o particolari necessità.
Un Arion Stereo Chorus con modifica per il true bypass è tutta la modulazione di cui ha bisogno in pedaliera.
Maggior spazio è invece concesso agli overdrive: oltre l'RC Booster, ormai vecchio, malridotto ma imprescindibile, c'è il Maxon SD9, un Fulltone Octafuzz e il coloratissimo Fuzz Factory Zvex, che Scott usa di tanto in tanto anche per sfruttarne i particolarissimi effetti di Gate tanto cari all'estroso Matthew Bellamy.


























Bravi! ...però
Non voglio essere frainteso, non mi metto a discutere sulla qualità di musicisti di quel calibro, ma personalmente il concerto non mi ha entusiasmato parecchio.
Il suono di Scott mi è parso un po' troppo "impastato", parola comune per dire tante cose, però mi è sembrato che i fraseggi fossero poco definiti e le note poco distinte. Sulla qualità della musica non discuto e bisogna tenere sempre conto della storia di un artista, del suo percorso e delle nuove idee, però alcuni dei brani proposti mi sono sembrati la fotocopia di loro stessi.
Non ho apprezzato particolarmente proprio il bassista. Mi è sembrato un po' vuoto e avaro di idee in parecchi brani. E' vero dell'uso di molti effetti che forse ha portato lontano le sonorità del basso da quello che rimane il mio concetto personale.
Rimane senz'altro il fatto di una serata con musicisti "doc".
Visti live a Vicenza (gratis!!!) ...
Scott ottimo, non ho portato a casa nemmeno un fraseggio perché era tutto alieno, non c'era nemmeno un lick.
Batterista: ottimo, ottimo tiro, dinamica pazzesca, in certi crescendo sembrava che il volume della batteria non smettesse mai di aumentare. Belle certe scelte ritmiche. Amo quelli che spaccano tantissimo con un kit non esageratamente ricco.
Bassista: a me è piaciuto. Faceva il suo lavoro di bassista al servizio del pezzo e quando c'era da improvvisare improvvisava.
e io nn c'ero!!
Ciao Rozzo... come al solito gran belle foto (lol) ;)
Plastic
Eheheh, appuntamento per Eric Johnson ...
http://www.myspace.com/rozzoaristocratico
io c'ero
E alla fine, dopo il bis con Dolemite, autografo e stretta di mano. :)
Tutti quanti molto cordiali e disponibili con il pubblico che si era fermato a congratularsi. Lo stesso Henderson, a fine show, quando che la sala era semi deserta, ha chiamato il tecnico del suono sul palco e insieme si sono messi a vedere un video sul suo MacBook.
Piccolissima precisazione
Un unica precisazione: il pedalino verde Maxon è un distorsore: l'SD9 per la precisione.
http://www.youtube.com/watch?v=hMDP4o9UJ-s
Giusto, grazie per la segnalazione. ...
http://www.myspace.com/rozzoaristocratico
Allucinante...
Grandissimi!
Scott è davvero imbarazzante per la bravura tecnica e la carica espressiva che trasmette dal vivo.
Si è scelto un supporto ritmico di altissimo livello sul quale costruire la sua musica e quindi non condivido le critiche al bassista, tra l'altro molto giovane, ma che a mio parere ha dimostrato grande capacità tecnica e anche personalità.
ciao