Amplificatori e ambienti

di paoloanessi - accordiano DOC #32554 | 08 giugno 2012 @ 07:30
Il suono di un amplificatore posizionato in ambienti diversi può cambiare radicalmente. Per potere apprezzare meglio le differenze, per il nostro esperimento abbiamo utilizzato sempre gli stessi settaggi dell'ampli e microfonato sempre alla stessa distanza e con le stesse impostazioni.

I diversi ambienti scelti per l'esperimento sono stati una sala di ripresa trattata acusticamente, due stanze di diverse dimensioni non trattate, una stanza da bagno e il giardino.
Alcune delle riprese sono state effettuate sfruttando la stessa take memorizzata in una loopstation, mentre altre sono state di nuovo suonate direttamente: il materiale musicale di esempio comprende in tutti i casi un arpeggio e una ritmica funky puliti, più un giro blues e dei lick con suono distorto.

Abbiamo utilizzato un setup portatile composto da un MacBook con Pro Tools, una MBox2 ed un AT4050, un LDC in configurazione omnidirezionale. La scelta di questa figura polare è dovuta alla volontà di avvicinarsi, per quanto possibile con un solo microfono (un metodo ancora migliore sarebbe stato l'utilizzo di una Dummy Head), alla reale percezione delle nostre orecchie.
L'asta è sempre stata posizionata a un metro di distanza dall'ampli, e il microfono a 1,80m di altezza. L'amplificatore usato è un Marshall Combo JTM60, la chitarra una Fender Stratocaster Japan con pickup Van Zandt Blues e la loopstation una Digitech JamMan.


Tutte le riprese audio che sentirete nel video sono state lasciate completamente flat, e le variazioni di volume fra una location e l'altra sono dovute esclusivamente alla diversa pressione sonora sviluppatasi negli ambienti: le variazioni di volume all'interno dei singoli clip (es. fra l'arpeggio e la ritmica funky) sono invece dovute ai diversi pickup e alla naturale dinamica del suonato.

Le prime tre registrazioni sono state effettuate nella live room, posizionando il combo prima a ridosso di una parete, poi più al centro nella stanza, e infine sempre al centro ma inclinato verso l'alto.

Confrontando la posizione rasente al muro e quella spostata di un metro verso il centro della stanza, la variazione non è macroscopica, ma si può nondimeno udire come il secondo suono sia più snello, leggermente meno corposo ma allo stesso tempo anche più aperto e meno imballato su certe frequenze, che stando troppo vicini al muro assumono particolari risonanze.

Inclinando l'ampli verso l'alto, con una angolazione tale da puntare i coni in direzione del microfono, si ode invece una notevole differenza: la maggiore direttività delle onde sonore all'aumentare della frequenza fa sì che, in questa posizione, il suono risulti molto più chiaro e squillante, con più dettagli e un suono percepito come meno distante.
Questo passo ci induce a una riflessione e a un consiglio.
Spesso capita, suonando dal vivo, di appoggiare semplicemente l'ampli sul palco, puntato ad altezza piedi, e iniziare a suonare, avvertendo però una mancanza di alte. Si va così ad agire sull'equalizzazione della chitarra, sull'ampli o tramite un pedale. In sala (e ovviamente nel microfono, se presente) però a questo punto il suono sarà sbilanciato, eccessivamente brillante e comunque diverso da quello che il chitarrista vorrebbe raggiungere in primo luogo. Una soluzione tanto semplice quanto efficace può essere quella di inclinare l'ampli: in questo modo la percezione del proprio suono da parte del musicista sarà più corretta. Si potrebbe obiettare che, così facendo, sarà il suono in sala a soffrirne: vero in parte, in quanto l'acustica della sala nella sua totalità e soprattutto il sound reinforcement tramite microfonazione possono comunque compensare questo eventuale svantaggio.

Il suono dell'amplificatore nelle due stanze non trattate appare immediatamente molto diverso. Il contributo dell'ambiente è di gran lunga maggiore, e le early reflections sono ben udibili. Le due parti suonate in questo caso sono identiche (loopstation), per rendere meglio apprezzabile la diversa percezione di spazio.
Notiamo che in entrambi gli ambienti il riverbero e le risonanze proprie della stanza generano un suono difficile da gestire, sia da parte del musicista (che si trova a far fronte a buildup e cancellazioni imprevedibili) sia del fonico: soprattutto nella stanza più grande vi è un riverbero lungo (per giunta non particolarmente gradevole) che crea una forte sensazione di confusione, particolarmente disdicevole sul distorto.

La ripresa in giardino ci dimostra come il suono di un ampli, in uno spazio aperto, sia molto diverso da come siamo abituati ad ascoltarlo. Asciutto, graffiante, un po' scarico di basse ma al contempo lineare, un suono che potrebbe adattarsi bene a una produzione dalle tinte vintage. Negli anni '60 e '70, infatti, non era così raro registrare strumenti e voci anche in esterna: in diversi dischi rock dell'epoca se ne trovano esempi interessanti, una pratica purtroppo andata perdendosi.

L'acustica della stanza da bagno, luogo oggetto di speculazioni e miti. Miti tutt'altro che infondati, comunque: certi bagni possiedono davvero un'acustica gradevole e, non per nulla, in molti riverberi artificiali è implementato l'algoritmo bathroom.
Nel nostro caso si è rivelata divertente ma abbastanza ingestibile. La combinazione di dimensioni ridotte (stanza lunga e stretta) e pareti piastrellate si è dimostrata micidiale per la chitarra elettrica: un riverbero notevole associato a somme e cancellazioni di fase imprevedibili hanno restituito un suono distante ma al contempo rimbombante e tagliente.
Ciononostante, con uno strumento dalle differenti caratteristiche, magari acustico, varrebbe la pena di ripetere l'esperimento: i risultati potrebbero essere molto migliori.
Il posizionamento dell'ampli in un determinato ambiente e in una determinata posizione, quindi, può davvero influenzare in modo determinante il suono e con esso anche il modo di suonare: un elemento estremamente importante che non va trascurato, perché può aiutare moltissimo sia a ritrovare il proprio sound casalingo anche all'esterno, sia a registrare la propria performance con il suono più adatto e più efficace.

E ora, armati di prolunghe, buona sperimentazione!


Tutti i commenti

  • Articolo interessante. Comunque sia, lavorando ...
    di clust - accordiano #23186 | 08 giugno 2012 @ 09:39
    • L'uso costante della registazione digitale ...
      di enfant_idiot - accordiano #21253 | 08 giugno 2012 @ 16:01
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      Il limite è la cifra dell’arte
      • Eh... digitale e moderno quanto ...
        di clust - accordiano #23186 | 08 giugno 2012 @ 16:23
        • Sicuro, però gli ambienti "preimpostati" ...
          di enfant_idiot - accordiano #21253 | 08 giugno 2012 @ 16:36
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          Il limite è la cifra dell’arte
    • non e' una pippa mentale... ...
      di yasodanandana - accordiano #699 | 20 giugno 2012 @ 13:47
      • Certo, per farlo però bisogna ...
        di clust - accordiano #23186 | 20 giugno 2012 @ 14:01
        • io ho risposto ad una ...
          di yasodanandana - accordiano #699 | 20 giugno 2012 @ 14:15 | modificato: 20 giugno 2012 @ 14:20
  • Per quanto riguarda gli ambienti ...
    di Sykk - accordiano #21196 | 08 giugno 2012 @ 11:23
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    and I am you, and what I see is me
    • Bravissimo
      di alberto90 - accordiano #19267 | 09 giugno 2012 @ 10:23
  • Che figata di articolo! Tra ...
    di Ale77 - accordiano #25900 | 08 giugno 2012 @ 12:43
    --
    Blank Guitarist.
    Our page: http://www.facebook.com/blankrock
  • ..in bagno???
    di gierremusic (utente non più registrato) | 08 giugno 2012 @ 14:05
  • però!! in bagno non ...
    di ivaneffect - accordiano #12070 | 08 giugno 2012 @ 19:31
    • codesta tecnica è stata sfruttata ...
      di mondonexus - accordiano #7209 | 08 giugno 2012 @ 19:38
      --
      long life and prosper
      www.myspace.com/ilpastonudo
  • ottima prova
    di Floyd - accordiano #143 | 20 giugno 2012 @ 13:01
    --
    Floyd - www.wallproject.it

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