Electric Amp Green VU 120

di Akron - accordiano #23099 | 04 luglio 2012 @ 07:30
Poiché non vi sono molte informazioni in rete a riguardo e la curiosità è sempre più frequente all’interno di diversi forum, colgo l’occasione per dare un mio personale contributo a riguardo, azzardando una recensione su uno di questi eccezionali amplificatori. Non mi voglio soffermare troppo su disquisizioni di metodo, ciò che mi preme trasmettere è il mio personale feeling nel suonarlo, mettendolo a confronto con altri strumenti e descrivendo un’opinione del tutto soggettiva e, per questo, non da tutti condivisibile.
Premesso ciò, partiamo dagli aspetti prettamente tecnici.

Si tratta di una testata Green VU 120, prodotta da Electric Amp USA.
Tolex verde, Green logo e un’estetica che richiama le prime testate Orange/Matamp.

EA è una piccolissima azienda (direi a gestione familiare) capitanata da Joel Wheeler, un personaggio incredibilmente disponibile e carismatico, capace di trasmette sin dalle prime email tutta la sua passione nel costruire i suoi strumenti.
Negli anni ha contribuito a scrivere le pagine di un’altra grande azienda inglese, Matamp, con la quale ha però tagliato i ponti per ragioni che non starò qui a discutere. Ci basti sapere che grazie a questa sua esperienza ha acquisito le competenze necessarie per portare avanti il verbo di Mat Mathias in modo autonomo e con una certa irriverenza (di stampo prettamente USA) che lo ha spinto ad apportare delle semplici ma geniali migliorie rispetto ai modelli originali, rendendo le proprie testate decisamente uniche nel suo genere.

Oggi si parlerà di un classico dell’amplificazione inglese, riletto appunto secondo un’interpretazione  più americana.
VU sta per Volume Unit, 120 sono i Watt (anche se a regime Joel mi ha assicurato che sono quasi 150).
Dentro a uno chassis costruito e verniciato a Detroit, secondo tradizione automobilistica, si nasconde uno dei più begli esempi di circuitazione point to point.
Tutto fatto a mano, con sudore e meticolosa precisione. La prima cosa che viene all’occhio (oltre alla gigantesca scritta a pennarello “Fratello”) è la robustezza dell’involucro che racchiude il circuito. È semplicemente indistruttibile, pesante e senza compromessi.
Il cuore pulsante è un quartetto di finali EL34 e una coppia di ECC83 nel pre, circondate da due giganteschi mercury magnetics. That’s it, niente di più. Alla vecchia, poche cose, ma di assoluta qualità. Niente send/return. Niente stand by. Solo due input (low e high), uscite separate a 4-8-16 Ohm e il controllo dello Slave Out.

La VU nasce come replica delle vecchie Matamp GT120, con le quali spartisce più o meno ogni aspetto tecnico.
Sul pannello frontale infatti vi sono gli stessi sei knob (qui in versione gigante) che intervengono sul suono più o meno allo stesso modo. Da destra a sinistra troviamo: Volume, Boost (una sorta di presence) Treble, Bass, Drive e Deep. Questi ultimi due lavorano per posizioni fisse (o scatti) e vedremo in seguito in modo dettagliato come intervengono sul suono. E, direi, di suono ora ci tocca proprio parlare.

La testata la abbiniamo a due 2x12 closed back, una Green e una Orange PPC, rispettivamente equipaggiate con Eminence Tonker e Fane Axiom. Totale 500W. È chiaro che per lavorare a dovere questo amplificatore ha bisogno di tanti coni, pena un suono compresso e poco dinamico, che non rende giustizia alle sue potenzialità.
La chitarra è una Gibson ES335 fine ‘90, con una coppia di Lollar Imperial. Per ora nessun pedale in mezzo. Amplificatori di paragone sono un Hiwatt DR103 e un Fender Super Reverb.
Il settaggio di partenza è quello flat, in cui toni e boost sono a ore 12, mentre Drive e Deep sono allo scatto zero. Il classico clean mode insomma.
Il volume cresce in modo regolare fino a un quarto e si distingue per una certa matrice british, piena di frequenze medio alte. Il suono è cristallino, brillante, ma non certo definito come quello Hiwatt. Se infatti quest’ultimo si distingue per la nitidezza e la precisione nello scandire ogni nota, la Green ci fa capire da subito la propria rude propensione a sonorità molto più grezze. Bel pulito insomma, ma non eccezionale.
Alziamo ancora e il suono inizia a rompersi più o meno a ore 13, ma senza essere invadente. Con Deep e Drive a zero l’ampli risponde in modo innocuo. Si ha un crunch divertente, molto tagliente, sicuramente interessante in sede di registrazione, ma a mio avviso nulla di più. Il volume è alto ma non assordante.

Se si vuole conoscere la pasta di cui tutti parlano occorre iniziare a lavorare con i primi due switch.
Da soli infatti sono più che sufficienti a gestire il 90% del suono in quanto, a differenza dei principali amplificatori moderni, qui non c’è grande possibilità di scelta. Non c’è versatilità. O piace o non piace, stop.
Il Drive è un selettore a quattro posizioni che ingrassa il suono di distorsione. Il Deep è uno switch a sei vie che in pratica trasforma la testata da un semplice ampli da chitarra, a uno cazzutissimo da basso. A ogni scatto si va giù, sempre più giù, fino al limite in cui si raggiunge una profondità di suono davvero incredibile.

Si riparte allora con volume a un quarto e per ogni scatto del Deep switch si sente che vengono rilasciate enormi quantità di watt. L’headroom cresce, il volume aumenta sensibilmente e l’amplificatore si trasforma. Arrivati alla posizione sei, il suono (senza aver toccato il volume) è enorme, ricchissimo di armoniche, con una certa enfasi sulle frequenze medio basse. Giocare con i toni, come nella maggior parte degli amplificatori, non conta granché. Aumentando i bassi si scurisce ancora di più la pasta, mentre aumentando gli alti la si pulisce. Non ci vuole molto a trovare la propria configurazione ideale.
La sensazione è quella di avere a disposizione un’enorme quantità di potenza anche a bassi regimi e, a differenza della DR103, qui il pulito taglia il mix. È grezzo, potentissimo, e ogni corda suona distinta e prepotente. L’Hiwatt va regolato in modo molto più accurato, occorre mettere in cascata i canali e alzare il master a metà per avere la stessa presenza di suono. E lo stesso non si avrebbe una tale irruenza.


Per scoprire tutte le carte, lasciamo il volume a un quarto e aumentiamo gli scatti del Drive.
Anche qui, per ogni click il suono si ingrassa, diventa davvero incontenibile, ma senza distorcere. La chitarra può entrare in feedback senza neppure crunchare e il tocco delle corde diventa essenziale. Si percepisce ogni vibrazione dello strumento, la chitarra risponde a ogni minimo movimento e le pennate, a seconda dell’intensità, offrono uno spettro dinamico assoluto.
Il volume è già alto, ma se lo alziamo fino a metà ecco che esplode. La stanza vibra, le pareti tremano. Il suono si traduce in una distorsione liquida in cui ogni armonica si fonde nel suono e si percepiscono frequenze che nessun amplificatore moderno può offrire.

Il suono è aperto, grezzissimo e soprattutto cattivo. Se le vecchie testate Orange OR (pics only) ricordano i Sabbath, qui abbiamo di fronte il wall of sound degli Sleep.
Il suono è incredibilmente saturo, e ribassando l’accordatura si sconfina in un fuzz irraggiungibile attraverso gli stomp box. Tanto denso quanto incontenibile, e ciò che non finisce mai di stupire è il volume. Come in una moto da corsa, la cui coppia è spesso a regimi molto alti, anche qui, se si passa da metà a trequarti, a ogni grado di rotazione la quantità di suono aumenta, sino a raddoppiare.

Da ore 12 a ore 15 cambia di nuovo tutto. I coni sono definitivamente sotto sforzo, e appaiono sempre al limite della sopportazione. Ora l’aria che viene mossa è totale, le tempie pulsano e le frequenze bassissime erogate sono un pugno nello stomaco. La goduria è totale. Da lì a spingerlo al limite il passo è breve, le valvole sono infuocate e la temperatura dei controlli altissima. Si sente che è stato progettato per questo, non vi è un minimo cedimento, il tutto è tarato per poter lavorare a regime massimo, per tutto il tempo che volete. Un qualsiasi riff ora è possente, violento e terribilmente rumoroso. Giocando coi volumi della chitarra si può alleggerire l’urto, pur sempre mantenendo un colore nel suono spettacolare, ricchissimo di qualsiasi frequenza, e anche coi pot quasi chiusi si può godere di un pulito denso e sempre al limite del feedback.

Hiwatt e Fender sono ampiamente superati per mole di suono e frequenze toccate, il paragone è quasi inutile. Tirare il collo al DR103 non è così divertente, e si sente sin da subito che non è stato progettato per questo. Idem per il Super Reverb, che con i suoi 40W anche al massimo risulta essere un giocattino a confronto.
La VU è una testata estrema a mio avviso, molto più estrema di qualsiasi amplificatore hi gain moderno. Qui non ci sono mezze misure, non ci sono mille suoni a cui poter attingere. Non puoi divertirti a suonarla in casa. È stata pensata e studiata per fare rumore, tanto rumore e per sovrastare qualsiasi altro amplificatore da chitarra che le si mette affianco.
Credo che la rilettura in chiave americana stia proprio qui, dare ancora più carattere a un progetto originale che già di per sé ne aveva da vendere (Orange OR per esempio).


In conclusione ciò che ci si trova per le mani è uno strumento d’altri tempi, costruito a regola d’arte secondo un progetto preciso e consolidato nel tempo. Non è pensato per ogni genere di musicista e può offrire il massimo solo se lo si porta al limite.
Se lo si tiene pulito, sul baratro del crunch (come fa il sottoscritto), rimane comunque un ottimo mangiatore di effetti. Non come l’Hiwatt, ma sicuramente meglio del SR. È incredibile coi fuzz, buttandoci dentro i due Big Muff a disposizione (Un 79 USA e un PI modificato Green Sovtek da Mr T ) si possono toccare profondità di frequenze che con normali amplificatori non si sentono (e questo spiega anche come mai Matamp/EA/Orange accompagnino sui palchi le maggiori formazioni stoner/doom).
Sembrano state studiate negli anni '60 per generi musicali che ancora dovevano nascere. Infatti, grazie al segnale distorto del pedale, l’amplificatore va direttamente in saturazione e le due cose sembrano sommarsi alla perfezione. Meno bene invece con delay o Loop, che richiedono una maggiore nitidezza, individuabile ovviamente nel suono Hiwatt.

Si tratta di amplificatori rari da trovare. Sicuramente superiori alle vecchie Orange, forse allo stesso livello delle nuove produzioni Matamp (con cui però non sono in grado di fare un confronto diretto).
Certo è che per averne uno il tempo medio d’attesa è un anno, ma la pazienza spesa viene ripagata dalla stessa pazienza e meticolosità nascosta dietro ogni singola saldatura. Occorre una certa religiosità nell’affrontare un simile acquisto, servono le idee chiare e una volta versata la somma bisogna mettersi il cuore in pace e sperare che tutto vada per il meglio.
Joel ogni due settimane ti aggiorna su come procede la costruzione e ti suggerisce come settarla al meglio una volta arrivata.

Con un paragone culinario, se il Super Reverb è un petto di pollo bollito e l’Hiwatt una Fiornetina al sangue, questo è uno stinco di cavallo da corsa. Crudo.


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Tutti i commenti

  • Le finali?
    di crixout - accordiano #14675 | 04 luglio 2012 @ 07:58
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    Basterebbe solo un po' di buon senso!
    • Ciao, le foto sono di ...
      di RozzoAristocratico - accordiano DOC #17844 | 04 luglio 2012 @ 12:36
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      Pietro Paolo Falco
  • Fantastico
    di madguitar88 - accordiano #19450 | 04 luglio 2012 @ 08:48
  • Da doom-stonerofilo quale sono, mi ...
    di mr_mustache - accordiano #15801 | 04 luglio 2012 @ 09:47
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    This goes up to eleven... It's one louder!
    www.myspace.com/scarletfairyband
  • Bello,bello,bello
    di Gianmars - accordiano #27440 | 04 luglio 2012 @ 10:10
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    Gianmars.
  • "Si tratta di amplificatori rari ...
    di Zado - accordiano #17192 | 04 luglio 2012 @ 11:06
  • ...centrato!!
    di acidolisergico - accordiano #32414 | 04 luglio 2012 @ 15:58
  • Ma questa estetica che copia ...
    di Sykk - accordiano #21196 | 04 luglio 2012 @ 17:39
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    and I am you, and what I see is me
  • È bellissima, immagino giá il ...
    di Pinus - accordiano #2413 | 04 luglio 2012 @ 20:51
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    di PGM - accordiano #35124 | 18 luglio 2012 @ 20:19 | modificato: 18 luglio 2012 @ 21:02
    • Concordo sui tempi d'attesa, e ...
      di Akron - accordiano #23099 | 19 luglio 2012 @ 08:40

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