Superstrat: farla o comperarla?

di redazione - accordiano DOC #116 | 16 luglio 2012 @ 09:00
Sono varie le ragioni che spingono un  musicista a rivolgersi a una chitarra di tipo super Strat. Quella di partenza, prevede la super Strat come la chitarra del musicista virtuoso e di ultima generazione che necessita di uno strumento che offre tutti gli accessori (24 tasti, doppio humbucker con singolo centrale, Floyd, split...) atti ad agevolare e rendere possibile ogni moderna tecnica esecutiva. In secondo luogo, la versatilità: accade così che la leggerezza di peso, la snellezza del manico e le svariate possibilità di suono offerte dalle combinazioni dei pickup, rendano queste chitarre - nate idealmente per scenari heavy - strumenti di lavoro perfetti per chi magari nella stessa serata deve suonare per quattro ore di fila, spaziando da "Rosamunda" a "Smoke On The Water". Proprio per queste caratteristiche, non stupisce osservare come una chitarra come la Jem (il modello signature di Steve Vai) sia tra le più gettonate tra molti chitarristi di orchestre di liscio o di piano bar.
Ecco allora viene spontaneo  chiedersi  che se versatilità e suonabilità sono i criteri base con i quali si sceglie una super strat, forse sarebbe meglio - piuttosto che cercarne una che di stock  assecondi tutte le nostre esigenze - assemblarne o customizzarne una ad hoc. E quindi ottimizzare una chitarra con il ponte, i pick e le configurazioni che di base sappiamo già essere perfette per noi. Questo soprattutto nel caso di chitarristi tradizionali, da Stratocaster per intenderci, spinti da esigenze professionali a cercare maggiore versatilità e flessibilità, lo possono fare adattando uno strumento sul quale sono a loro agio, senza il trauma di passare alle spigolature di Jackson, Ibanez o Yamaha...


Alberto Biraghi
Sono più o meno contemporaneo della Stratocaster (nascevo mentre Leo finiva gli ultimi test), quindi per me l'unica Super-Stratocaster è... la Stratocaster. Per anagrafe, formazione musicale, gusti e storia personale sono legato a sonorità a base di single coil, ponte bloccato e manico in acero. Quindi guardo sempre con sospetto (che però sfocia in ammirazione e invidia) l'approccio ignorante e irriverente che da Eddie in avanti ha trasformato un oggetto di culto in "strumento" (nel senso di attrezzo) per fare musica. Eppure, nonostante tutto, non disdegno la personalizzazione, sfociata più volte nell'assemblaggio.
Cominciai nei primi anni '80 cannibalizzando una splendida copia Stratocaster fatta da Strings&Things di Memphis con parti Schecter (oggi sarebbe un'icona, dannazione, allora era un clone comprato da Gruhn per 4cento dollari) per fare esperimenti con pickup e circuiti finalizzati a un articolo per la rivista con cui collaboravo all'epoca. Quarter Pounder, dual blade, coil tapping, split, circuiti modificati per ottenere 1+3 o 1+2+3, eccetera. Andai avanti per un bel po', poi compresi che tanto ogni mia Strat suona sempre e solo con i pot a 10 e pickup 1, 1+2 o 3. Così chiusi la sperimentazione, che però mi ha lasciato la conoscenza dei circuiti e delle regolazioni.
Questo per me è il valore principale della customizzazione: aiuta ad accantonare paure e deferenza e insegna a regolare la chitarra alla perfezione, misurando le altezze con una carezza e uno sguardo, non con il calibro. Per questo nessuno, per quanto bravo, riuscirà mai a regolare la chitarra per le mani e l'anima di un altro (tranne Roberto Pistolesi, ma lui adesso non può più, impegnato com'è a regolare le chitarre per Jimi e SRV, chissà dove). Provateci se già non lo fate, è tutta un'altra storia.

Gianni Rojatti
Ho sempre subito il fascino del customizzare le mie chitarre. Senz'altro pago fortissimo il retaggio di essermi formato su una generazione di guitar hero che è di fatto quella che ha inventato le super strat. Da Van Halen allo stesso Malmsteen, che comunque alle sue Stratocaster scalloppava i tasti, cambiava i pickup e capovolgeva la paletta. Per non parlare di Steve Vai, dove tante volte, nelle modifiche e brutalità apportate alle sue vecchie Strat pre Ibanez, il confine tra esigenza tecnica e semplice vezzo estetico estetico era indistinguibile. Customizzare una chitarra era la dimostrazione di essere capaci di suonare in una maniera tale che una semplice strumento di serie non avrebbe saputo supportare.
Un chitarrista che si presentava con al collo una chitarra modificata - dallo scasso per il Floyd, all'Humbucker sostituito - in qualche modo lanciava messaggio: "Sono così fico, che per il mio modo di suonare, così come l'ho comperata, questa chitarra non mi sta dietro!".
E non solo nello shred. Basti pensare all' humbucker al manico delle Telecaster di Andy Summers dei Police.
Così sono cresciuto con il gusto di scegliere una chitarra che in primo luogo mi gratificasse per il confort dell'impugnatura, del manico e il timbro di base del legno per  poi, piano, piano, ottimizzarla scegliendoci nuovi pickup e ottimizzandone l'elettronica sulle mie esigenze.
Cercarne una già pronta o farsela costruire così? Che noia!


Alessio Berlaffa


Super Strat, strisce e bombolette, questa domanda arriva a fagiolo, proprio perché sto per modificare una chitarra cambiando lo scasso per i pickup, rendendo il ponte poggiato al body e richiamando volutamente una livrea Van haleniana.
Si, perché il concetto di super Strat e innovazioni sulla chitarra moderna, si deve tutto a Eddie: basti pensare a quanti (all'epoca giovani imprenditori), avessero approfittato della sua visibilità, commercializzando dei prodotti usando il motto "come usato da Van Halen".
Ed ecco che Eddie, frustrato nel vedere copie dei suoi strumenti, per una sorta di gelosia verso le sue idee originali (humbucker al ponte su di una Stratocaster, riavvolto da un giovane Seymour Duncan che vendeva pickup come custom di Van halen, ponte double locking fatto fare dall'amico Floyd Rose, idea concepita insieme al fratello Alex, routing del body posteriore a opera di Wayne Charvel), continua ad aggiungere particolari anche solo estetici alla sua chitarra, come il single coil non funzionante o il selettore montato nello scasso del pickup centrale, fino all'emblematica finitura red-black-white.
Forse non si è capito che adoro Van Halen, ma il preambolo serve a chiarire quanto è appagante e interessante poter adattare una chitarra di serie alle proprie esigenze: io per esempio in passato eliminavo il pot del tono, spostando quello del volume al suo posto, sia per fini meccanici sia di suono.
 Ho effettuato cambi di pickup secondo le mie esigenze (non bado molto ai colori a dire il vero, penso alla funzionalità più che al vezzo, ma ben venga chi sceglie il proprio suono "colorato"!), modificato elettronica, cambiata la misura dei tasti, provate un centinaio (almeno) di chitarre, in modo da capire cosa si adattasse al mio playing, imparando a settarle, cogliendo inoltre punti forti e deboli dei vari marchi.


Paolo Anessi
Dieci anni di Gibson superlativi. Poi crescono le mani e cresce il suono, che prende sostanza nella testa, e via alla spasmodica ricerca dello strumento, che possa assecondare ciò che senti dentro.
Nell'era Gibson guardavo dall'alto ciò che chiamavo "piccone", ovvero la Fender. Ma dopo altrettanti dieci anni passati a suonarla, ne sono diventato un forte sostenitore. Da poco entrato nella quarta decade da chitarrista (la prima, quella dell'apprendistato, nella sua incoscienza è meglio non descriverla!) ho sentito l'esigenza di un'ulteriore evoluzione. E quindi lo stretto e amichevole rapporto con il liutaio mi ha permesso, dopo un un anno di sperimentazione, progettazione e quindi realizzazione, di trovarmi tra le mani un prototipo di super Strat.
Con dovizia da orologiaio svizzero, non posso che decantare le sue caratteristiche.
Corpo in abura (più reattivo dell'acero e ancora più squillante), ponte Floyd Lo-Pro Edge rigorosamente Ibanez e pickup I-spira: al ponte Classic humbucker, centrale Vivo singolo e al manico Duplo humbucker verticale, ovviamente splittabile a singolo, per ottenere il classico twang nasale e altamente malleabile ed espressivo.
Diapason da 25", radius dodici, manico e paletta, copia PRS, tasti jumbo, meccaniche Steinberger e tastiera in palissandro.
Senza contare le innumerevoli prove sull'elettronica, dai potenziometri, ai condensatori, senza tralasciare lo split, che nell'insieme, sono una grossa componente del suono.
Bella, veloce, comoda e super versatile. Passo credibilmente dal blues allo shred, divagando funky e strizzando l'occhio al grosso clean, tanto caro allo swing.
Certo che poi ogni genere chiede il suo strumento, per assecondare il purismo stilistico. Ma l'idea che ormai ho di super Strat è di una chitarra in grado di piegarsi al suonare di tutti i giorni, fatto semplicemente di tanti colori e stili

Denis Buratto
Senza saperlo da ingenuo dodicenne una super-strat fu la mia prima chitarra, una samick che più economica non si può, (forse si) con il suo bel humbucker al manico di serie. Me ne innamorai e da allora non esistono altri tipi di chitarre per me. Certamente tutti i derivati dalle prime creazioni di Van Halen sono ben accetti, purché si resti sempre fedeli all’idea originale. Farsela o comprarla già fatta, bel dilemma. La risolverei così: vada per lo scasso, si ha sempre paura a grattugiare parti di chitarra, ma sul lato estetico non transigo. Vuoi una super-strat? E allora deve essere appariscente! Sulla prima, tanto per capirci ricoprii il battipenna con un grande adesivo raffigurante un’esplosione, le candide manopole bianche furono rimpiazzate con due cromate. Insomma, se proprio bisogna comprarla già fatta almeno facciamola diventare un pezzo unico!

Pietro Paolo Falco
Macchine da guerra, hardware da urlo ed elettronica all'ultimo grido, su carta. Le super Strat sono le chitarre definitive, comode e versatili, in grado di offrire di tutto, su carta. Quanto di tutto ciò è invece applicabile nella pratica musicale odierna?
La corsa alla velocità è finita da un pezzo, i dive bomb non fanno più impressione come un tempo e il tapping a venti dita, tra mani e piedi, ormai lo si fa anche sulle chitarre acustiche senza sentire il bisogno di Wizard ultrapiatti e action regolate al microscopio. Allora che necessità c'è di mettersi sotto le mani un manico schiacciato e largo (orrido per le mie mani), una sfilza di pickup splittabili e un ponte da ingegneria spaziale?
La super Strat, ai miei occhi, ha smesso di essere super quando è divenuta uno standard, con schede tecniche ben precise a cui aziende e customizzatori si sono rifatti e tutt'ora si rifanno di continuo.
Quando un giovane Van Halen ha cominciato a giocherellare con la sua chitarra non intendeva certo inventare un nuovo filone di copie più e meno riuscite, di sicuro non era intenzione di Steve Vai creare una chitarra da heavy-grind-liscio-jazz-core-metal.
Le loro chitarre erano super perché uniche, diverse, frutto di esperimenti pazzi e senza un vero obiettivo se non quello di adattare alle proprie necessità una Strat che, a dire il vero, di Stratocaster finisce per avere solo vagamente la forma.
Cosa rende "super" tutte le chitarre uguali che sono seguite? Non sarà più "super" la mia Strat assemblata tra manicino tondo e striminzito, ponte vintage e, a breve, un improbabile accostamento di Filtertron, single coil e P90 con wiring alternativi? Non ci farò un repertorio anni '80, ma cavolo se me la godrò.
In fondo, se tutti sono super, nessuno lo è davvero.


Ha inizio con questo articolo la prima cover story multi-piattaforma di Accordo.it.
Si parlerà di super Strat, si parlerà di rullanti ultra effettati, si parlerà di anni '80. Una montagna di articoli per ripercorrere il bello e il brutto del rock anni '80 parlando di chitarre, batterie, album storici e didattica per ripercorrere il sogno shred del decennio più glam che ci sia.
Buona visione, buon ascolto e tenete gli occhi puntati sul tag "coverstory".


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Tutti i commenti

  • farla o comprarla
    di Viperpera - accordiano #32585 | 16 luglio 2012 @ 09:28
  • Una cosa che mi ha ...
    di angeletto - accordiano #21395 | 16 luglio 2012 @ 10:12 | modificato: 16 luglio 2012 @ 10:13
  • da quando ho comperato una ...
    di fenderrosso - accordiano #17812 | 16 luglio 2012 @ 10:36
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    stairway to enel
    • Il riff della prima canzone
      di JEM - accordiano #4665 | 16 luglio 2012 @ 11:06
  • A mio parere oggi non ...
    di esseneto - accordiano DOC #12492 | 16 luglio 2012 @ 11:13 | modificato: 16 luglio 2012 @ 16:02
  • Alcuni giorni fa ho assistito ...
    di poseidon - accordiano #30697 | 16 luglio 2012 @ 11:22
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    R'n'R
    • Ma scusa che c'entra? Fosse ...
      di Carrera - accordiano #31493 | 16 luglio 2012 @ 11:50
    • concordo
      di G1ud4 - accordiano #31574 | 16 luglio 2012 @ 13:39
  • super ...
    di SimoSilenzio - accordiano #32036 | 16 luglio 2012 @ 12:06
    • ..
      di heavydavid - accordiano #29372 | 16 luglio 2012 @ 13:28
  • yeah
    di guitarsword - accordiano #20669 | 16 luglio 2012 @ 14:32
  • Be è bello mettersi li ...
    di Pinus - accordiano #2413 | 16 luglio 2012 @ 16:28
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    "Non suono per piacere, suono per godere!"
  • io la mia superstrat me ...
    di ondaretro' - accordiano #12415 | 16 luglio 2012 @ 20:27
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    "Cosa sono i milioni quando in cambio ti danno i pedali"
    • solo per parlarne
      di G1ud4 - accordiano #31574 | 18 luglio 2012 @ 13:22
      • Guarda...la mia richiesta evh/gilmour va ...
        di ondaretro' - accordiano #12415 | 18 luglio 2012 @ 23:34
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        "Cosa sono i milioni quando in cambio ti danno i pedali"
        • capisco
          di G1ud4 - accordiano #31574 | 19 luglio 2012 @ 01:52
          • Il modello Sambora infatti ! ...
            di ondaretro' - accordiano #12415 | 19 luglio 2012 @ 08:42
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            "Cosa sono i milioni quando in cambio ti danno i pedali"
  • Per quanto riguarda me la ...
    di Bustio - accordiano #24438 | 16 luglio 2012 @ 23:02
  • La cosa più divertente è ...
    di Foglio - accordiano #19480 | 17 luglio 2012 @ 09:33
  • farsela o costrursela questo è il dilemma
    di G1ud4 - accordiano #31574 | 18 luglio 2012 @ 13:10
  • la stratocaster mi piace così ...
    di superloco - accordiano #24204 | 08 ottobre 2012 @ 08:42
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    Superloco

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